Sciopero Generale Scuola 17 marzo 2017: i motivi

Sciopero Nazionale della Scuola, ecco i motivi dell'agitazione

Sciopero Generale Scuola 17 marzo 2017: i motivi

Il 17 marzo è giornata di sciopero generale, indetto dai Cobas e da altre sigle sindacali, per il ritiro delle 8 leggi delega collegate alla cosiddetta “Buona scuola“. In tutto il paese, quindi, da Torino a Catania, passando per Venezia, Roma, Napoli ed altre città, l’iniziativa è una protesta contro la Legge 107 che – come è scritto sul sito dei Comitati di Base – “incurante della amplissima opposizione alla legge, il governo Gentiloni ha varato per chiudere definitivamente nella gabbia della “cattiva scuola” renziana docenti, ATA e studenti“.

I Motivi della protesta di oggi

I problemi sollevati dai decreti attuativi sarebbero molti, poiché porterebbero ad attribuire le attività di sostegno a tutti i docenti, finendo col penalizzare proprio gli studenti disabili, a cui non verrebbe quindi garantito un servizio mirato alle loro esigenze. Altro punto critico è l’alternanza scuola-lavoro, che diverrebbe parte integrante dell’esame di maturità, rendendo obbligatorio lo svolgimento dei quiz Invalsi. L’istruzione professionale, poi, finirebbe con l’essere parificata alla formazione extra-scuola, comportandone uno svilimento qualitativo.

Ma non è tutto. Come spiegato da Stefano D’Errigo (segretario Unicobas scuola) a Radio Radicale, il personale docente precario rischia di rimanere escluso dal corpo docente. In particolare, l’attenzione è rivolta a quanti siano rimasti fuori dalla Gae (la graduatoria ad esaurimento), pur avendo in certi casi più servizio e abilitazioni degli assunti e “che negli ultimi 6 anni hanno lavorato nelle scuole, mentre parte degli assunti rifiutava persino le supplenze“. Le difficoltà nascono nel momento in cui i decreti attuativi vanificano tutte le abilitazioni, costringendo invece ad un “apprendistato triennale da 400-500 euro al mese per i primi due anni, per poter sperare di tornare a 1300 euro al mese il terzo anno. E alla fine di questo sperare di aver fatto tutto bene e di non dover ricominciare da capo“. Si tratta di un nuovo reclutamento che prevede 3 esami che diventano 4 per il sostegno, altra materia scottante.

L’adeguamento ai diktat dell’Ue impone che la certificazione per i disabilinon venga più fornita da personale qualificato – continua D’Errigo – ma dall’Inps. In questo modo si introduce un’ottica meramente assistenzialista senza più garantire diritto all’inclusione. L’alunno viene giudicato da una anamnesi così provvisoria ed estemporanea e da chi non lo conosce, ignorando le reali complessità e necessità dell’attribuzione del sostegno“.