Attualità

Scontri Razzisti Charlotteville, Usa divisi: le reazioni

Giorni dopo i disordini di Charlotteville, è sempre più evidente la spaccatura tra la popolazione statunitense. Per quanto si cerchi di condannare l’esplosione di intolleranza razziale, è chiaro che manifestazioni del genere non sono solo un revival di tempi passati. Il razzismo e l’intolleranza nella parte più profonda del continente americano sono molto più che diffusi, e l’immagine che la nazione si vuol dare, aperta e multiculturale, inizia sempre più a vacillare.

Il conflitto tra i “due tipi di americani” è apparso per la prima volta agli occhi del mondo nel caso delle elezioni presidenziali. Analisti e sondaggisti ancora si interrogano sulla spaccatura netta tra i sostenitori di una società progressista ed i sostenitori di una società molto tradizionale, le quali istanze estremiste portano a tragedie come quelle di Charlotteville.

L’impoverimento generale e la delegittimazione della agiata classe media e contadina porta ad episodi di esasperazione verso stessi concittadini di un altro colore. È la chiara evidenza che la tendenza a fare del razzismo un baluardo reazionario esula anche dalla nostra stretta attualità ed è diffuso anche oltreoceano. È altresì interessante capire come mai le megalopoli americane, baluardo del nuovo millennio, non riescano più a imporre la propria immagine di perenne tranquillità in movimento sulla rabbia dell’entroterra.

KKK, reazioni e assensi al vecchio razzismo

Non è facile per alcuno, specie tra i personaggi pubblici, approvare la violenza che ha portato decine di feriti ed un morto. Specie se in nome di un’ideologia relegata al passato da cancellare. Sia esponenti Repubblicani che Democratici hanno duramente condannato la violenza razziale. Qualcuno però ha provato ad andare “controcorrente”, e quel qualcuno ha interesse a non perdere la fiducia di chi è sceso in piazza con il cappuccio bianco. Parliamo di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. Dato che il suo risultato elettorale è stato anche merito degli elettori di stati come la Virginia, non è per lui facile schierarsi per l’una o per l’altra posizione.

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Il presidente, infatti, ha condannato entrambe le parti senza entrare nel merito di colpe personali. Non poteva d’altronde. Il mondo politico ed imprenditoriale, però, non è stato di comune accordo con il Presidente. Molti imprenditori hanno lasciato il ruolo di consiglieri economici del Presidente. I vertici di Paypal, WallMart, Intel, Merck hanno già deciso di uscire dalla sfera presidenziale. Come quella di Trump, anche questa scelta obbligata.

D’altronde il mondo dell’imprenditoria, motore dell’ideale americano, non può che rappresentare gli ideali della East Coast, e con gli oppressi violenti non si può far carte. A livello politico, poi, la separazione pubblica del mondo politico da quello economico non può che far male alla popolarità del Presidente Trump.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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