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Sea Watch, Matteo Salvini: “I Porti italiani restano chiusi”

Ecco, ci risiamo! Un’altra nave con equipaggio e 47 naufraghi salvati sabato, in mezzo al Mediterraneo in burrasca tra raffiche di vento che spazzano il ponte di coperta, il freddo e la pioggia e nessun porto sicuro dove sbarcare.

Per cercare riparo dalla tempesta, martedì la nave dell’Ong tedesca si è diretta verso Lampedusa, il giorno dopo ha provato ad evitare il peggio mettendo la prua verso Malta, ieri hanno invertito la rotta dirigendosi verso la Sicilia orientale lungo la costa di fronte Siracusa, «l’unico posto un po’ più al riparo dal maltempo» spiegavano da bordo.

Quindi si ripete quando già accaduto: un girovagare per il Mediterraneo centrale senza meta, in condizioni estreme. È difficile per chi non ha esperienza di mare poter immaginare cosa vuol dire essere a bordo di una nave con onde alte sette metri. A me è capitato di vedere persone star male a bordo di un traghetto della linea Napoli-Ischia, con onde di appena due metri!

Ma il nostro vice-premier leghista e ministro degli Interni di questo Paese democratico e repubblicano, non la pensa così. Salvini, già sotto pressione per il caso “Diciotti”,  ieri ha attaccato affermando: «Ennesima provocazione in vista: dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave con bandiera olandese Sea Watch 3 si sta dirigendo verso l’Italia. Nessuno sbarca in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire ma i porti italiani restano chiusi». Poi sui social ha rincarato la dose: «La nave di Sea Watch, che ha fatto a gara con la guardia costiera libica per andare a raccogliere 47 migranti, ha vagato davanti alla Tunisia senza far nulla. Ha vagato davanti a Malta senza fare nulla e adesso arriva in Italia? Nisba. Andate in Olanda, in Francia, in Germania, andate dove volete ma non qui». Infine la sera su Mediaset: «Siamo un paese con dei confini. Non è un’associazione privata che decide le norme sull’immigrazione. Se questi signori pensano di continuare ad aiutare gli scafisti – ha aggiunto ripetendo la solita accusa – con l’Italia hanno sbagliato». Al presidente della Cei cardinale Bassetti, che aveva accusato «chi si prende la responsabilità di far affondare una nave in mezzo al mare?», Salvini replica: «Quelle navi si trasformano in soldi che gli scafisti reinvestono in armi e droga».

Luigi Di Maio, altro vice-premier, non ha voluto sfigurare di fronte all’alleato leghista e ha rilanciato in chiave  5S, “il problema” in direzione francese: «Sea Watch avrà da parte del governo italiano supporto medico e sanitario. Dopo di che, invito a puntare la prua verso Marsiglia, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane». Commento postato su facebook con tanto di cartina geografica. «Come stabilito a giugno 2018 nel consiglio europeo – prosegue poi il post – le responsabilità dell’Europa sull’immigrazione sono condivise. Sul Mediterraneo non si affacciano solo l’Italia, la Grecia o la Spagna. Ma anche la Francia. E deve fare la sua parte».

Ancora una volta i sindaci di Siracusa, Palermo e Napoli ieri hanno ribadito di essere pronti ad accogliere i naufraghi. A sollecitare lo sbarco immediato sono 19 associazioni, tra le quali Amnesty International, Arci, Asgi, Emergency, Intersos, Medici senza frontiere, Mediterranean hope, Oxfam e Terre des hommes: «Chiediamo all’Italia e all’Europa che la legge sia rispettata. Secondo il diritto internazionale del mare gli stati hanno l’obbligo di garantire l’approdo nel più breve tempo possibile. È la mancanza di vie legali che fa prosperare il traffico di esseri umani».

Negli ultimi giorni del 2018 e all’inizio di questo nuovo anno, sono già morte annegate nel mar Mediterraneo 117 persone e 53 tra il Marocco e la Spagna. 393 riportati in Libia, nei centri in cui secondo l’Onu si registrano «privazione della libertà e detenzione arbitrarie in centri ufficiali e non ufficiali; tortura, compresa la violenza sessuale; rapimento per riscatto; estorsione; lavoro forzato; uccisioni illegali». Ma «tutti sono sani e salvi», fa sapere il ministro dell’Interno Salvini, perché «la collaborazione funziona».

Ssecondo un sondaggio di ieri, 60 italiani su 100 si dicono contrari alle deportazioni in Libia.

Qualcosa in questa nuova brutalità contraddice la nostra storia, la nostra memoria.

E, tuttavia, restiamo a guardare

Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.

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