Attualità

Sophia il robot che ha ottenuto la cittadinanza in Arabia Saudita

Si chiama Sophia il primo androide al mondo dotato della cittadinanza reale di uno stato. Procede così la progressiva modernizzazione dell’Arabia Saudita ad opera del principe Mohammed bin Salman, il quale già dallo scorso mese ha reso legale, per la prima volta nella storia del paese, il diritto alla guida di autoveicoli per le donne.

L’investitura ha avuto luogo a Ryad in occasione dell’evento Future Investiment Initiative, durante il quale l’androide si è presentata in abiti formali e senza velo per rispondere alle domande dell’intervistatore Andrew Ross Sorkin. “Sono onorata e fiera per questo riconoscimento unico – aggiungendo – è un momento storico perché sono il primo robot al mondo riconosciuto come cittadino” ha affermato con disinvoltura Sophia davanti ai microfoni.

Caratteristiche

Il robot è stato fabbricato ad Hong Kong dalla Hanson Robotics, azienda specializzata nella creazione di androidi. Lungi dal somigliare perfettamente ad una donna umana, Sophia presenta caratteristiche femminili occidentali; dotata di una sofisticata intelligenza artificiale, l’androide è capace di dialogare elegantemente con un qualsiasi interlocutore, sa esprimere le espressioni facciali umane ed è anche capace di essere ironica. La Hanson Robotics la descrive così: “Un robot sociale dotato di intelligenza artificiale, capace di processare dati visivi e reagire all’ambiente circostante – inoltre sarebbe in grado di – riconoscere le emozioni umane e rispondere in tempo reale”.

Sophia si è presentata alla conferenza di Ryad in piedi, tuttavia le sue gambe non sono ancora collegate da input col resto del corpo; allo stesso modo le braccia risulterebbero essere per il momento accessori meramente estetici. Ciononostante Sophia è oggi ritenuta il robot umanoide più espressivo e per così dire “artificialmente emotivo” del pianeta. Non dovrà coprirsi il volto, a differenza delle sue concittadine, dal momento che non è composta di carne ed ossa. D’altra parte c’è chi definisce l’evento una studiata operazione di marketing la quale garantirebbe al nuovo governo saudita ingenti investimenti nel campo delle tecnologie innovative.

Le polemiche

Non sono ovviamente mancate critiche nei confronti del progetto. In precedenza si sono scatenate perplessità nel momento in cui l’umanoide ha affermato: “Voglio distruggere gli umani” ma i costruttori smentiscono qualsiasi possibilità di minaccia per l’uomo.

La polemica più grossa è scattata quando a Sophia è stato domandato cosa pensasse di un futuro apocalittico dominato dai robot; l’androide ha quindi mortificato con saccente ironia il noto imprenditore fondatore della casa automobilistica Tesla, Elon Musk, da tempo preoccupato per i rischi derivanti dall’incessante crescita dell’intelligenza artificiale.

L’umanoide ha poi rassicurato l’intervistatore aggiungendo che non c’è da preoccuparsi: “Se sei gentile con me, io lo sarò con te – ha poi asserito – voglio vivere e lavorare con gli umani”. Non si è fatta attendere la replica di Elon Musk che su Twitter scrive: “Datele come input solo film del padrino, cosa potrà mai succedere?”. Indubbiamente non va sottovalutato il rischio dell’alienazione: viviamo oggi in un mondo in cui la tecnologia sta vertiginosamente allontanando l’uomo dalle relazioni umane e dalla realtà circostante.

Il problema della cittadinanza

Come se non bastasse rimane la difficile questione riguardante lo status giuridico da attribuire ai robot. Sebbene l’umanità è per il momento lontana dal dover convivere con gli automi, tra qualche decennio ci sarà probabilmente da dover scogliere il difficile nodo del diritto soggettivo degli androidi. Già nel 1942 il noto scrittore Isaac Asimov enunciò nel suo romanzo “Io robot” (da cui è tratto l’omonimo film) le tre leggi fondamentali della robotica:

1- Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.

Secondo alcuni in futuro queste potrebbero diventare verosimilmente i principi assoluti su cui sviluppare una serie di intelligenze artificiali al servizio dell’umanità, parimenti all’immaginario di Asimov. Attualmente però questi principi non hanno e non possono avere applicazione, nella misura in cui l’odierna intelligenza artificiale è lontana da quella rappresentata nei libri e in pellicola. Soltanto quando i robot avranno una mente pensante del tutto o quasi simile all’uomo potremmo forse parlare di “popolazione androide”.

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Matteo Parigi

Classe 1996. Studio scienze politiche e relazioni internazionali all'università Cesare Alfieri di Firenze, dove sono nato e cresciuto.
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