Politica

Terza Repubblica: il populismo come punto d’incontro

Dopo le elezioni del 4 marzo, il vincitore rappresentativo della maggioranza popolare, Di Maio ha dichiarato l’avvento della Terza Repubblica. Chiusa un’epoca se ne apre un’altra. I grandi nomi, parlano di dittatura del populismo, altri semplicemente lasciano al caso il corso degli avvenimenti.

Quindi, i vincitori di queste elezioni- Di Maio e Salvini- si ritrovano l’onere di trovare e mediare un equilibrio istituzionale più lungo possibile.

Le analisi attuali denotano ben pochi punti in comuni tra i due schieramenti e fin troppe divergenze sostanziali.

Ma cosa ha permesso la vittoria di questi due partiti? il populismo sì, ma partendo dal “basso”.

Generalmente, consideriamo il termine populismo “risposte semplici a problemi complessi” e pensandoci bene, è la conditio sine qua che ha caratterizzato la recente campagna elettorale.

Nel corso degli anni, però, questo termine con accezione negativa, si è presentato come l’arma della vittoria politica e allo stesso tempo come cura al male che affligge la società italiana.

Passando per la Flat tax, poi il Reddito di Cittadinanza e non per ultimo il rimpatrio dei clandestini, i “nuovi” partiti – M5s e Lega – sono riusciti a colpire allo stomaco dei cittadini.

Il risultato è stato, quindi , la vittoria del populismo, ma con un piccolo particolare: ricordiamo, da un lato, un Berlusconi per le sue capacità comunicative, ovvero la facoltà di ottenere voti grazie a promesse molto sentite nella società( assurde molte volte, ma comunque sentite); dall’altro un Matteo Renzi fin troppo volubile su alcuni temi ( pro Europa, poi contro, utile l’immigrazione però senza grane sarebbe meglio).

La nuova classe dirigente, ha abbandonato la politica compromissioria e tecnicicistica, abbracciando una visione più semplicistica: società, pensioni e lavoro che costituisconi i tre mali della comunità italiana.

In un certo senso, le macerie lasciate dai grandi tecnici e politici delle vecchie legislazioni, sono state raccolte e sfruttate a favore di una politica che parte dal basso, che rinuncia ai tanti privilegi, che finalmente scende in piazza e parla al cuore dei cittadini.

Uno spiraglio che ha permesso ai cittadini di sentirsi coinvolti in una causa comune, con un compagno da tempo fin troppo sordo ali bisogni del popolo: la politica o se vogliamo la politica del populismo.

Le epoche cambiano, i personaggi pure, ma se c’è una costante che permette alla politica di mantenere un certo valore sociale, è proprio quella di apparire – si spera anche essere –  al fianco di quei cittadini che più soffrono le manovre “necessarie” imposte da Istituzioni che per molti, restano solo nomi.

Gianluca Di Maula

Laureato in Scienze Politiche con un Master in Social Media Marketing.Purtroppo, appassionato di politica e cronaca mafiosa.
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