Cinema

“The Happiest Day in the Life of Olli Mäki” al Torino Film Festival 2016: Recensione

Tutto esaurito e applausi in sala per il film più visto in giro per i festival, The Happiest Day in the Life Of Olli Mäki (ovvero Il giorno più felice nella vita di Olli Mäki) del finlandese Juho Kuosmanen, che dopo il Premio Un Certain regard sta facendo strada per concorrere all’Oscar per il miglior film straniero, passando anche fuori concorso per il Torino Film Festival.

Perché tanto clamore per un film così insolito? Perché è un film sofisticatissimo, girato molto in stile Nouvelle Vague, quasi fosse un documentario sui personaggi di un film di fiction. In realtà, chi pur non avendo mai visto un film finlandese degli anni ’60 conosce almeno qualche immagine tratta da quella filmografia non può fare a meno di collegarlo a quel filone cinematografico. Perché è questo che è il film di Juho Kuosmanen: un film finlandese a trecentosessanta gradi (con tanto di scene di sauna finlandese per chi ama i luoghi comuni), tutto questo spirito nazionalistico di gusto squisitamente cinematografico non può passare inosservato.

Ambientato nel mondo del pugilato nella lontana Helsinki degli anni ’60, il ventiseienne Olli Mäki è un giovane umile e riservato aspirante pugile, nel cui futuro il suo manager Elis Ask crede molto. Ma c’è un problema: Olli dovrebbe gareggiare nella categoria pesi piuma dovendo pesare meno di 60 kg. Ma il suo peso non vuole saperne di scendere. Olli, però, le prova tutte: si mette a dieta, va a correre, cerca addirittura di vomitare. Tuttavia, non è così ambizioso come il suo manager Elis e sembra più interessato al nascente amore per la fidanzata Raija.

Olli Mäki è un Rocky più umile, ma la sua umiltà non è benvista nell’ambiente sportivo. Glielo fa presente Elis: “Tu credi di essere modesto, ma non sai gli altri questo come lo interpretano”. Tuttavia, Olli è a suo modo eroico e riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi senza però per questo rinunciare ad essere sé stesso.

The Happiest Day in the Life of Olli Mäki è un ottimo esempio di film sportivo perché pur raccontando una storia di umiltà rappresenta la vita degli atleti che si allenano a livello agonistico con realismo e senza enfatizzarli dipingendoli come figure eroiche. Perché l’eroismo è ben altro.

https://www.newsly.it/los-decentes-lukas-valenta-rinnerin-concorso-torino-film-festival-2016-recensione-1

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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