Attualità

Titolo di Libero sui Gay: Polemiche sul web

Come dimostrano numerose recenti uscite soprattutto su Napoli e sul Sud, “Libero” ha un modo tutto suo di farsi pubblicità, soprattutto considerato che stiamo parlando di un quotidiano. Il titolo spot del giorno è “Calano fatturato e Pil, ma aumentano i gay – c’è poco da stare allegri“, e sotto: “Tre imprenditori su 4 fuggono dalla ricevuta elettronica e l’economia soffre. Gli unici a non sentire crisi sono gli omosessuali, crescono in continuazione”, corredato da un lungo articolo di Filippo Facci, penna irriverente e provocatoria per contratto.
Nell’articolo Facci descrive un’istantanea di oggi mettendo al primo punto il calo del Pil poi la fatturazione elettronica, che non risolve il problema dell’evasione, infine i sondaggi che rilevano un aumento degli omosessuali e un 10 per cento di giovani tra i 16 e i 24 anni che si identificano come bisex. «C’è un link tra il calo del Pil, l’elusione della fattura elettronica e l’aumento dei gay dichiarati? Non lo sappiamo – conclude l’articolo di Libero – ma la fotografia è quella. Anche quella. Spiega l’Italia che cambia e quella che non cambia per niente».
Che cosa c’entrino la crisi economica e il crollo del pil con l’aumento del gay, è difficile da capire. Ma intanto, in rete, la polemica infuria.

In manovra, lo ricordiamo, un emendamento ha già previsto il taglio dei fondi per i giornali minori. Un provvedimento contro il quale è scesa in piazza anche la Federazione nazionale della stampa. Sul punto torna il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio.
Di Maio: scriveranno idiozie senza fondi “Abbiamo fatto bene o no a tagliare i fondi a giornali del genere? Scriveranno queste idiozie senza più un euro di fondi pubblici. Vito Crimi ha avviato la procedura che azzererà i finanziamenti pubblici entro i prossimi tre anni”. Lo scrive su Instagram il vice premier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio.
Crimi: titolo ignobile, al vaglio blocco fondi “Provo disgusto per il titolo del giornale Libero. Un giornale che riceve soldi pubblici che prima pubblica titoli razzisti, poi oggi anche omofobi. Avvierò immediatamente una procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti ad un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia. Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico, faccia sentire la sua voce. Probabilmente chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti”, sostiene Vito Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria.
“Avvierò immediatamente una procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti ad un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia. Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico, faccia sentire la sua voce. Probabilmente chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti”. Sdegno arriva pure dalla vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni (M5S): «Purtroppo è proprio vero, non c’è limite al peggio. Ecco l’ennesima vergognosa prima pagina di Liberoesto sarebbe un giornale? Basta, io #NonLeggoLibero». Si schiera contro il titolo omofobo pure Renata Polverini, da Forza Italia: «Libero varca il ponte di Einstein-Rosen e ci riporta indietro nel tempo quando essere gay significava la messa al bando o peggio- Davvero fa vendere più copie l’omofobia o la caccia al terrone?», scrive su Twitter l’ex presidente della Regione Lazio, ricordando il titolo sui «terroni» di qualche giorno fa.

Zan (Pd): Feltri disperato Il titolo di Libero “è ignobile, perché probabilmente Feltri è un direttore disperato per il crollo delle vendite e utilizza questi titoli che sono falsi, perché le persone omosessuali come gli etero non è che aumentino o che diminuiscano, l’orientamento sessuale è una condizione dell’essere umano”. Lo dichiara all’Agi Alessandro Zan, deputato del Pd e attivista Lgbt. “Semmai oggi i gay e le lesbiche italiane si dichiarano nei posti di lavoro, con gli amici, in famiglia e questo è il presupposto per essere felici come tutti gli altri. L’articolo, che è stato scritto bene, da una giornalista seria è stato in realtà ridicolizzato e totalmente mistificato da un titolo del giornale che racconta la qualità intellettuale di chi quel giornale lo dirige.
Gli fa eco il sottosegretario grillino agli Esteri, Manlio Di Stefano, che commenta duro: «Titoli del genere, così come quello sui terroni, creano discriminazione e fomentano odio. L’ordine dei giornalisti ha il dovere di intervenire tempestivamente. Tagliare i fondi a giornali come questo è doveroso. Questa non è informazione! NonLeggoLibero», scrive su Twitter. Il Pd, o meglio la rete omosessuale che fa capo al partito di Renzi, Martina e Zingaretti, non è da meno e si tuffa nella polemica politico-giornalistica.
Anche da Forza Italia arrivano censure al titolo incriminato. «Libero varca il ponte di Einstein-Rosen e ci riporta indietro nel tempo quando essere gay significava la messa al bando o peggio. Davvero fa vendere più copie l’omofobia o la caccia al terrone?», così il tweet di Renata Polverini.

Pino De Stasio, noto esercente del centro storico napoletano molto attivo nella vita pubblica e politica della città, ha duramente attaccato il titolo del giornale di Vittorio Feltri con un post Facebook che sta avendo particolare seguito.
Vergognosa la pagina di ‘Libero’ questa mattina, da denuncia – scrive De Stasio – e questo sarebbe giornalismo? Sono indignato, scriverò al delegato delle Pari Opportunità del Governo, Vincenzo Spadafora e all’Ordine dei giornalisti. Tanto disgusto in un sol titolo”. “Solidarietà alla comunità Lgbt”, conclude.
Gay center: «Siamo il 12%»
«Ringraziamo il Sottosegretario all’editoria Vito Crimi per essere intervenuto prontamente, al quale chiediamo un incontro per discutere di formazione sul linguaggio corretto verso le persone LGBT, fondamentale per l’editoria», commenta il portavoce di Gay center, Fabrizio Marrazzo. Che ci tiene a precisare che «l’articolo presenta dati errati in quanto la popolazione LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) in Italia risulta di circa il 12%, come dimostrato nel sondaggio condotto da Euromedia Research, col nostro supporto, prima delle elezioni nazionali. La riflessione va dunque spostata sulla difficoltà delle persone a dichiararsi e raccontarsi, sintomo di un forte stato di discriminazione alimentato da titoli come quelli di Libero». È la stessa linea di Centaurus Gay di Bolzano, che parla di «titolo scandaloso»: «Evidentemente – afferma il presidente dell’associazione Andreas Unterkircher – l’intento è quello di fomentare l’odio contro minoranze, insinuando privilegi economici».
L’aumento del fenomeno dell’omosessualità, secondo Libero, sarebbe quindi legato al fatto che i gay non soffrano la crisi come gli altri cittadini. Un accostamento di fattori che non può in alcun modo rispecchiare un’analisi economica concreta, ma solo un guazzabuglio di convinzioni omofobe e luoghi comuni: pieno stile Libero, insomma.
Speriamo che anche in questo caso l’Ordine dei giornalisti prenda posizione contro il quotidiano di Feltri e che si possa, con un qualunque provvedimento, porre un freno a simili propagande. La libertà di pensiero e di stampa è sacrosanta, ma non può diventare un pretesto per offendere costantemente popoli e minoranze, per diffondere odio e disinformazione, per dare sfogo a convinzioni e preconcetti di chi ha il potere di scrivere senza controllo.

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