Tony Maiello, “Il mio funky” il nuovo singolo: l’intervista

A tu per tu con l'artista campano all'indomani della sua partecipazione al Wind Summer Festival. L'intervista di Newsy.it a Tony Maiello

Giovane autore che non ha bisogno di troppe presentazioni ma anche artista dall’anima profonda e sensibile, stiamo parlando di Tony Maiello che, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Il mio funky”, ci ha rilasciato una lunga intervista in cui ha ripercorso la sua carriera, fatta di grandi soddisfazioni professionali e di momenti difficili che lo hanno portato a diventare l’artista che è oggi.

Ciao Tony, partiamo dal tuo ultimo singolo “Il mio funky”, in radio dal 23 giugno. Com’è nato e cosa rappresenta per te questo pezzo? “Questo pezzo è nato dalla spensieratezza del momento, perché l’estate richiama una certa leggerezza, e racconta quella che in una storia è la prima fase del corteggiamento, riletta in chiave divertente e un po’ vintage, infatti, c’è una piccola citazione a ‘Grease’ e mi sono anche dilettato a ballare. Ognuno di noi ha il suo funky, ossia il suo modo di vivere un amore estivo come vuole”. 

Quali sono i tuoi ascolti funky? Quali artisti di questo filone ascolti generalmente? “Ne ascolto e ne ho ascoltati tanti, perché mio padre mi ha cresciuto con questo tipo di musica: da James Brown agli Earth Wind & Fire, passando per Gino Vannelli, i Bee Gees, i Duft Punk, fino ai più recenti Bruno Mars e Pharrell Williams”. 

Hai partecipato proprio con questo pezzo tra i giovani del Wind Summer Festival, com’è andata questa esperienza e quando ti vedremo in onda? “La puntata andrà in onda su Canale 5 il 18 luglio ed è stata registrata qualche giorno fa. Come ho anticipato sui miei social, è stata una bella vetrina ma purtroppo non è andata come volevamo. Le polemiche in questi casi non servono, per me è stato comunque importante perché si tratta di un passaggio televisivo, ma il risultato era scontato. Dei sei artisti in gara, i tre che provenivano da etichette indipendenti e non da multinazionali, me compreso, non hanno avuto accesso alla finale”.

“Il mio funky” anticipa l’uscita del tuo nuovo disco di inediti, previsto per il prossimo autunno. Ci puoi anticipare qualcosa? Cosa dobbiamo aspettarci da questo progetto? “Già con questi primi due singolo ‘In alto’ e ‘Il mio funky’ ho voluto far ascoltare qualcosa di diverso, unendo l’elettronica all’analogico. E’ un album che osa negli arrangiamenti, nato dal divertimento e senza alcun tipo di pressione discografica, che non ha avuto scadenze e che si sviluppa in sette anni di vita personale e professionale. Ci sarà qualche collaborazione, tra cui un featuring con Regge, un progetto libero e che contiene tanta verità, l’unica arma che serve alla fine per arrivare al cuore delle persone. Non ti nascondo che mi piacerebbe portare uno di questi brani a Sanremo, perché sento di aver lasciato qualcosa in sospeso su quel palco”.

Come ti sei avvicinato alla musica? “Grazie ai miei genitori, grandi appassionati di musica. Mia mamma ha sempre ascoltato pop, musica italiana, ed è sempre stata una fan di Pino Daniele, ma anche di Biagio Antonacci, mentre mio papà preferiva la black music. Capisci bene che la musica mi è entrata nelle vene ed è presente nel mio DNA in tutti i miei geni ereditari. Da adolescente ho cominciato a fare provini per rendere realtà il mio sogno, prima con ‘Amici’ e poi, a distanza di pochi mesi, con ‘X-Factor’ che mi ha regalato il mio primo successo. Sicuramente fortuna, ma anche tanta tanta passione che mi ha sempre spinto a dare il massimo e a credere sempre in quello che faccio”.

Quale ricordo ti lega a due grandi figure umane e professionali quali Mara Maionchi e Alberto Salerno? “Con loro ho passato davvero un bel periodo, devo essere sincero. In passato ci sono state delle incomprensioni con loro, sicuramente dettate dalla frustrazione del momento, quando le cose non vanno come vuoi ti sfoghi con chi ti è accanto, anche perché loro ci tenevano davvero quasi quanto me. Ma il tempo ha cucito quei piccoli strappi e sono rimaste due figure fondamentali per il mio cammino e la mia crescita. Poi, insieme, abbiamo condiviso la gioia più grande con la vittoria di Sanremo, non potrei mai rinnegare quegli anni, sarei un ingrato perché ad entrambi devo molto”.

Dopo la vittoria del Festival hai attraversato un momento difficile, ti va di raccontarci com’è andata? “Dopo Sanremo ho passato anni non proprio facili, le cose con la musica non andavano e stavo seriamente valutando l’ipotesi di tornarmene dai miei a Castellammare. Ero amareggiato, venivo da sei anni di porte in faccia, mi sentivo come nel posto sbagliato, così mi sono licenziato dall’attività di broker assicurativo e avevo deciso di mollare tutto. Prima di andare via però le ho provate davvero tutte, ho persino scavalcato il cancello di una multinazionale e mi hanno buttato fuori, fino a quando qualcuno non mi ha ascoltato. Così alcune mie canzoni hanno cominciato a girare sulle scrivanie dei discografici e una di queste è arrivata a Laura Pausini, intitolata ‘200’ note, la canzone più importante che avevo in mano quel momento. A lei devo tutte le cose belle che sono arrivate successivamente, dalla collaborazione con Francesco Renga all’ultimo singolo con Giorgia”.

Hai scritto brani per Laura Pausini, Francesco Renga e Giorgia, ti piacerebbe ricantare un giorno questi pezzi? “Assolutamente si, perché tutte le volte che scrivo non l’ho mai fatto in funzione di un altro artista, ma per me. Successivamente poi, quella mia emozione può anche essere assorbita da un altro cuore e cantata da un’altra voce, risultando credibile allo stesso modo, questa è la vera forza e la magia della musica. Anche perché credo che la stessa Pausini, Renga o Giorgia, abbiano voglia di sentire qualcosa di diverso e non il solito pezzo cucito addosso per le proprie corde vocali. Ormai la musica sta cambiando, per questo la mia scelta di fare un singolo che sia diverso da quello che ho fatto fino ad ora”.

Non solo grandi big della canzone, ma anche giovani emergenti come te, hai scritto anche per Lorenzo Fragola, Raige e Lele. Com’è stato lavorare con loro? “Assolutamente stimolante. Con tutti loro c’è stato un lavoro di squadra, di collaborazione anche con altri autori, come Dario Farini o Antonio Filippelli. E’ bello lavorare per e con artisti altrettanto giovani, anche se secondo me la musica non ha età, il piacere di una collaborazione per me non è dettata nemmeno dal peso di un determinato artista, ma più dalla stima che nutro nei suoi confronti. Mi è capitato e mi piace anche collaborare con artisti non conosciuti, non sono uno di quelli che dimenticano da dove sono arrivati e, nel mio piccolo, se posso aiuto chi come me è spinto dalla passione della musica. Rispetto al passato, forse, sono più attento a quello che propongo in giro, ma soltanto perché ho anche il mio discorso musicale e i miei progetti da portare avanti e qualcosa me lo devo tenere anche per me. ‘Il mio funky’, ad esempio, credo che non avrei potuto farlo cantare a nessuno, almeno in Italia, e questo mi fa piacere perché potrebbe essere una strada da seguire, per diversificarsi dal resto delle proposte di oggi”.

Volendo fantasticare, fare un po’ di fantamusica, con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? “Io sono sempre attratto dai testi e uno degli autori con il quale collaborerei, anche soltanto mettendo una virgola, è Giuliano Sangiorgi, ma anche Jovanotti. I nomi sarebbero davvero troppi, anche all’estero, tra tutti forse Alicia Keyes, che è stata da sempre un mio idolo, ma ce ne ho tanti altri, forse troppi, ti dovrei fare una lista infinita”.

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.