Serie A, 25a giornata: Top e Flop

I migliori e i peggiori della venticinquesima giornata di Serie A

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Si è chiusa lunedì sera la venticinquesima giornata calcistica della Serie A con due sole conferme e tantissime insufficienze. Juventus e Napoli sembrano aver scavato un solco insormontabile dalle altre squadre e ormai sono le uniche conferme certe fino allo scontro diretto. Malissimo l’Inter, in ripresa Milan, Lazio e Roma.

Flop della venticinquesima giornata

Quarto posto per il Crotone dell’uomo ragno Zenga. Gli scontri diretta per la salvezza, quando ti chiami Crotone e l’anno scorso ti sei salvato all’ultima giornata, sono match da vincere a tutti i costi. E purtroppo il Crotone ne ha perso uno importante. Il 3-2 rifilato da un redivivo Benevento dovrebbe far riflettere la squadra di Zenga, ma soprattutto l’allenatore. Subire così tanto, dall’ultima in classifica, e presentarsi con una difesa ballerina non è un buon presupposto per provare a rimanere in serie A. Il primo, e unico, vantaggio dei pitagorici ad opera di Crociata andava gestito meglio e con più determinazione. La fortuna di Zenga? Che Spal ed Hellas abbiano perso le rispettive sfide o adesso sarebbe immischiato in piena lotta salvezza. Ma 4 e 5 punti di vantaggio sulla terzultima e penultima non sono proprio un margine rassicurante.

Terzo posto va al Sassuolo. La squadra neroverde di domenica è lontana parente di quella ammirata con Di Francesco. I ragazzi di Iachini soffrono tantissimo quasi tutte le squadre quest’anno e non riescono ad avere una continuità nei risultati. Va detto che la punizione di Pulgar è magistrale, ma quanti errori sotto porta da parte del Sassuolo? Lo stato di pessima (?) forma di Berardi, specie sotto porta dove ci aveva ben abituati, non possono essere solo le uniche ragioni. L’innesto di Babacar, invece, sembra poter funzionare e dare più vivacità ad un attacco spesso spento. Certo è che se non si innesca il senegalese il Sassuolo non trova facilmente la via del gol. Iachini dovrebbe provare qualche cambio nel suo centrocampo con qualche innesto di qualità come quel Sensi che sembrava poter esplodere con Di Francesco e raccogliere l’eredità di Pellegrini.

Secondo posto va ad un calciatore: Giorgio Chiellini. Se esistesse un premio anti – farplay questa domenica lo vincerebbe Giorgio Chiellini. Il forte difensore bianconero rifila un pugno in pieno volto all’attaccante granata Belotti. La giustizia sportiva ha scelto di non prendere nemmeno in considerazione il gesto, quando poi per un braccio – spalla di Cutrone ha deciso di sentenziare. La cosa è sembrava divertente, anche perché al Var è chiaramente visibile il colpo, e punibile con il rosso diretto. Da un difensore del suo livello, che rappresenta anche l’Italia e veste la maglia della Nazionale, non ci aspettiamo più questi gesti. Da lui, come da De Rossi, ci aspettiamo gesti da leader, da campioni veri, altrimenti è bene che dicano stop alla maglia azzurra e pensino ai rispettivi club.

Primo posto va per diritto a Luciano Spalletti e a tutta l’Inter. Io per primo vorrei chiedere a Spalletti il perché di Ranocchia in campo e non Lisandro Lopez. Il difensore italiano è apparso sempre in ritardo, al posto sbagliato, nel momento sbagliato e quell’autogol ne certifica una prestazione inguardabile. L’altra domanda riguarda Borja Valero. Il centrocampista spagnolo è apparso anche questa domenica, come molte in precedenza, sulle gambe, affaticato, lento e macchinoso. Ma soprattutto sulla trequarti offensiva non sembra essere a suo agio. Quindi perché non lanciare Rafinha dal primo minuto per creare quella superiorità numerica e imprevedibilità? Le parole nel post partita, “siamo fragili…”, spiegano una tenuta mentale bassa, una consapevolezza e una maturità che ancora mancano ai nerazzurri. L’assenza di una dirigenza, che sembra esserci solo sulla carta, come sbandierato dai tifosi sui social è una parte del problema. Infine il gol di un grande ex, che nei tifosi rievoca ancora il Triplete, sancisce inesorabilmente una distanza abissale tra quell’Inter vincente e convincente e quest’Inter spaesata e impaurita.

Top della venticinquesima giornata

Quarto posto per merito va al Genoa. Il cambio in panchina ha fatto davvero bene al Grifone che subisce poco e attacca spesso. Ballardini ha saputo domare, a tratti passeggiare, quel che resta della compagine neroazzurra in quel di Marassi. Bertolacci sembra ritrovato, Pandev è ispirato, Laxalt corre come freccia. È un Genoa tonico, aggressivo e sfortunato (vedi la traversa presa dal macedone), ma compatto che fa squadra. Il mercato di gennaio ha portato innesti importanti sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Il gol di Pandev, su un tiro sporco di Laxalt (due ex), è la ciliegina sulla torta di una prestazione maiuscola.

Terzo posto parimerito per Milan, Roma e Lazio. Partiamo dai rossoneri. Che Gattuso fosse destinato a grandi cose lo si era capito alla guida di quel Pisa disastrato, ma che addirittura fosse la cura ad un Milan spento e arrendevole nessuno se lo sarebbe aspettato. Decimo risultato utile e -7 dall’Inter quinta. Il diavolo comincia a vedere la Champions e non è più proibito sperarci. Certo la squadra è chiamata a due big match nelle prossime domeniche (Roma e derby) e due vittorie renderebbero l’ambiente decisamente più carico e pronto a lottare per l’Europa che conta. Di Francesco, invece, ha trovato la sua ala destra finalmente. I tifosi giallorossi – e non solo loro – staranno rimpiangendo Momo Salah, vedendo le partite del Liverpool, ma possono consolarsi con uno straordinario Under. Il turco sembra averci preso gusto e confidenza con la via del gol. Nelle ultime 3 partite è risultato decisivo più di Perotti e del Faraone che adesso vede seriamente la panchina. Adesso bisogna solo vedere quanta personalità avrà questo giovane ragazzo per caricarsi la Roma sulle spalle e trascinarla in Champions. Sorride anche l’altra metà di Roma perché dopo 4 ko di fila si è svegliato Ciro il Grande. La doppietta all’Hellas costituisce un importante ritorno per i biancocelesti e per la nazionale. Inzaghi lo ha atteso e Ciro ha risposto presente alla sua maniera: gonfiando la rete. “Cirù c pinz tu” a trascinare questa Lazio fuori dalla mini crisi?

Secondo posto per il Napoli. Ormai si è capito: il Napoli punta lo scudetto, snobbando l’Europa. Il problema però sono le figuracce. Il Lipsia visto al San Paolo giovedì era tutto fuorché proibitivo, ma gli Azzurri hanno scelto: è all in sul campionato. E se all’ora di pranzo Torino chiama, Napoli risponde. Ancora una vittoria, beffandosi del crollo psicologico post Europa League, e stretta nel risultato. Sì perché il Napoli ha dominato, creato e sbagliato e il risultato sembra dire tutt’altro. Ma come già ampiamente detto la banda di Sarri quest’anno non fa prigionieri e anzi, risponde colpo su colpo alla più attrezzata Juventus. Solo lo scontro diretto dello Stadium ci dirà chi sarà davvero il più forte e il futuro campione d’Italia.

Primo posto per la Juventus di Allegri. Il Tottenham è tutt’altra cosa rispetto alle squadre italiane e si vede. Il Toro non demerita assolutamente, ma non è la squadra inglese. I bianconeri costruiscono una partita di sostanza, gamba, colpi proibiti (vedi Chiellini) e scontri a tutto campo. Certo che il Torino ci è cascato in pieno: la Juventus voleva una partita fisica, più che tecnica, ed è stata accontentata. Il gol di Alex Sandro è solo l’apice di una superiorità troppo evidente rispetto ai granata. La vera impresa sarà rimontare in Champions il 2-2 casalingo contro una squadra fisica e tecnica che può tenere testa alla Vecchia Signora.

Pubblicato da Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.