Cinema

Torino Film Festival 2016, chi vincerà? I Pronostici

Il Festival è ormai giunto al termine del concorso, conclusosi in data venerdì 25 novembre

Sabato 26 novembre la giuria del festival comunicherà il verdetto, assegnando relativi premi. La giuria Torino 34– ricordiamo- è presieduta dal direttore della fotografia Edward Lachman e composta dal regista canadese Don McKellar, dalla produttrice tedesca Mariette Rissenbeek, dall’attrice israeliana Hadas Yaron e dal regista rumeno Adrian Sitaru.

Difficile trarre dei pronostici: i film in competizione sono quasi tutti dei potenziali vincitori. Tuttavia, dovendo azzardare un nome per individuare un possibile favorito, io direi sicuramente Lady Macbeth dell’inglese William Oldroyd. Diverse ragioni mi spingono a ipotizzare questo titolo. Il film sembra rispecchiare i gusti dei giurati e in generale è un film che ha già messo d’accordo tutti, quindi potrebbe essere la decisione più “facile”. Tra l’altro, è stato il titolo in concorso che ha più interessato gli assenti al Festival e talvolta l’unico visto da chi è riuscito a seguire giusto una proiezione.

Il film, già in competizione al Festival di San Sebastián (e alcuni fortunati vincitori degli anni passati venivano proprio da lì), racconta la storia della giovane e ingenua Katherine che, data in sposa ad un uomo che non ama e invaghitasi dell’umile Sebastian, rivelerà la sua vera natura di dark lady crudele e perversa. Il film di Oldroyd ha una bella drammaturgia dovuta certo all’essere tratto da una pièce teatrale, ma la regia lo trasforma in un film inquietante restringendo la durata delle inquadrature e giocando così con le paure latenti dello spettatore. Il successo del film di Oldroyd è tale che la Teodora Film lo ha comprato per poterlo distribuire nell’imminente 2016. Ma forse ai giurati non sembrerà giusto premiare un film dalla distribuzione già sicura, in un contesto di film indipendenti ed opere prime dalla distribuzione incerta.

Il film più applaudito in anteprima stampa è stato indubbiamente Christine di Antonio Campos, biopic sul suicidio in diretta della giornalista Christine Chubbuck. Ma non credo vincerà come miglior film. Anche se non è detto: il vincitore dell’edizione passata (Keeper di Guillaume Senez) era effettivamente il più applaudito in proiezione stampa. Christine non è esattamente un buon biopic ma è un buon biopic indie, ma forse non è un film da festival. Avanti tutta, allora, al secondo grande applaudito dalla stampa: il cinese The Donor di Qiwu Zang, ovvero il miglior film del concorso. Scontro sociale sullo sfondo di una storia di donazione di organi, The Donor è quello che più di qualsiasi altro film in concorso tocca vette altissime e difficilmente lascerà il festival a mani vuote.

Negli anni passati, essendo previsto un premio in denaro, il premio veniva dato non al film migliore del concorso, ma piuttosto un buon film con tutti i presupposti per un buon talento su cui investire. Mi vengono quindi in mente gli “economici” VeterAvant les rues, due film imperfetti ma con buoni presupposti, soprattutto il secondo che sembra essere molto nello spirito del Festival. Volendo premiare il genio, c’è sempre l’argentino Los decentes. Se si volesse supporre un premio politico, il più avvantaggiato è Porto, film sostenuto da due nomi noti quali Jim Jarmusch e Chantal Akerman. Seguono Maquinaria Panamericana Las Lindas, due film già premiati in altri Festival. Ma se si volesse dare un premio- per così dire- “politico” credo sia giusto darlo a Les derniers parisiens, uno spaccato della Pigalle degli emarginati, un tema molto festivaliero e se vincesse certo farebbe discutere. Volendo premiare invece il film più “audace”, direi che il cileno Jesus non ha rivali. La mécanique de l’ombre è uno dei migliori ma non credo vincerà. Meno chance, quindi, per We Are The Tide, I figli della notte Turn Right, Turn Left.

Il Premio del Pubblico è quasi sicuramente di Christine o al limite di Lady Macbeth La mécanique de l’ombre, ma credo che anche We Are The Tide al pubblico sia piaciuto. Maquinaria Panamericana sembra un film fatto apposta per prendere il Premio della Giuria, ma potrebbe andare anche a La mécanique de l’ombre.

Per le attrici ci sono tre grandi prove che se la giocano ad armi pari: la prima è indubbiamente Rebecca Hall (Christine), ma è difficile che vinca un’attrice già nota. Segue la giovane e maestosa protagonista di Lady Macbeth Florence Pugh, che potrebbe incontrare il gusto dell’unica attrice in giuria, Hadas Yaron. Ma attenzione anche all’argentina Iride Mockert (Los decentes).

Per quanto riguarda il premio per il miglior attore, credo sia giusto premiare una coppia di attori. Pensiamo alle principali prove maschili di quest’anno: sono tutte prove di coppia (François Cluzet-Denys Podalidès, Reda Kateb-Slimane Dazi, Dahong Ni-Dao Qi). D’altronde, gli stessi film interpretati vertono proprio su una dinamica di coppia: un rapporto di subordinazione, una rivalità fraterna o un teso duello di sguardi e silenzi che neanche un match di taekwondo.

Migliore sceneggiatura? Christine è il film più verboso, ma Les derniers parisiens vanta una scrittura kechichiana e La mécanique de l’ombre fa della scrittura il proprio mezzo espressivo principale. Si aggiungono anche la scrittura grottesca di Maquinaria Panamericana e l’essenzialità di scrittura di The Donor, che è un film che piega il linguaggio verbale a quello visivo senza tuttavia sminuirlo.

Quindi, chi vince?

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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