Trump, Rivelazioni sull’Isis alla Russia? Il Presidente Conferma

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Non è automatico che la vox populi diventi la vox dei, ovvero non sempre l’intuizione si concretizza in fatto storico, ma a volte succede. Oggi è successo. Questa mattina il Washington Post ha aperto con una notizia difficilmente digeribile a prima lettura. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe passato informazioni secretate, prevalentemente sulla faccenda ISIS, a vertici governativi russi.

Il tutto sarebbe avvenuto la mattina del 10 maggio scorso, quando Trump ha ricevuto ufficialmente nello Studio Ovale l’Ambasciatore russo Kislyak e il Ministro degli Esteri Lavrov. I tre, secondo le fonti rimaste anonime fornite dal Post, avrebbero parlato delle future manovre che gli States hanno intenzione di effettuare in Medio Oriente e della politica sulla sicurezza da adottare sugli aerei. Ciò ha reso la giornata infuocata e con ogni probabilità ha allertato il mondo tutto della politica.

La mattinata è passata tra l’incessante richiesta di spiegazioni ulteriori da parte degli alleati americani e dall’altra parte l’affannoso tentativo del Segretario di Stato Rex Tillerson e del suo staff di smentire la notizia. Non è tardata neanche la smentita da parte del Cremlino, che ha bollato la notizia come fake news e quindi non ha avuto l’imprimatur per circolare in Russia. Alle 13:03, nel bel mezzo dello sciame mediatico, con una notizia che veniva diffusa da tutti i quotidiani del mondo, Donald Trump decide di dire la sua e smentisce tutte le posizioni prese in mattinata dall’amministrazione repubblicana.

Il presidente entra a gamba tesa nella discussione in merito alla legittimità del gesto, presentato come un quasi motivo per iniziare le procedure di impeachement, confermando di aver condiviso con le alte sfere russe quei documenti secretati di cui parlava il Post. Il suo tweet punta soprattutto a ribadire che legalmente il Presidente degli Stati Uniti può secretare o desecretare qualsiasi documento a suo piacimento. La scelta di esordire con “As a President” è fondamentale per chiarire la legittimità del gesto, peraltro ancora da dimostrare.

In un clima di tensioni internazionali sempre crescente (solo ieri sono state mosse ulteriori accuse contro Assad) il concetto di legittimo o illegittimo viene ad essere relativo ed il confine che si viene a creare tra giusto e sbagliato è molto labile. Inoltre ciò che confonde giornalisti e analisti è il fatto che la Casa Bianca sembra avere un’organizzazione interna in piena crisi politica e organizzativa. Se condividere informazioni con il primo stato rivale è considerato grave, smentire il proprio segretario di Stato (che negli USA ricopre un ruolo fondamentale) e il proprio staff pubblicamente lo è ancora di più.

Questa divergenza di intenti, unita alle recenti polemiche per aver licenziato il capo dell’FBI James Comey e unita alla mancata scelta di alcuni membri fondamentali dello Staff presidenziale sta minando di credibilità il potere della Casa Bianca. La conferma pratica delle numerose inchieste giornalistiche, in primis quella della BBC, che vorrebbe Trump colluso con le cerchie governative russe, mette anche a serio rischio il G7 di Taormina che si svolgerà a breve. Il rischio è quello di non riuscire a trovare una seria intesa tra i debuttanti Trump, May e Macron sui temi delicati come quelli di sicurezza ed immigrazione, con gravi conseguenze per la stabilità politica dei mesi a venire. Il 2017 continua ad essere un anno in salita.

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Idealista e sognatore studente di Lettere presso l’Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa, principalmente politica e temi sociali.
Twitter: @MattSquillante