Cinema

“Turn Left, Turn Right” al Torino Film Festival 2016: Recensione

E’ cambogiano l’ultimo film in concorso al Torino Film Festival!

Kanitha è una ventenne libera e sognatrice. Per mantenersi, lavora come cameriera in un locale notturno. Ma sogna di ballare anche lei come una nota ballerina cambogiana che segue alla TV. La madre vorrebbe invece che la smettesse di sognare e si sposasse al più presto, tanto più che il padre è gravemente malato e gli resta poco da vivere. Kanitha prima di lasciare il padre vorrebbe ripescare nel mare un ricordo della sua infanzia da condividere con lui…

Doglas Seok racconta la giovinezza cambogiana e la difficile convivenza con il tradizionalismo rappresentato dalla figura materna attraverso una figura genuina come quella di Kanitha. Peccato che al film manchi un fulcro dove centralizzare la propria tematica.

Recensione

Trama troppo povera quella di Turn Left, Turn Right di Douglas Seok. Scorrono così davanti ai nostri occhi 68 minuti di nulla, e sembra di assistere ad un cortometraggio allungato forzatamente. Tuttavia, Turn Left, Turn Right rimedia all’assenza di trama fomentando di più lo stile, a partire da una narrazione scandita in capitoli. Ma il vero problema è l’assenza di una regia con intenzioni chiare: il film oscilla dall’essere un film normale, un film neorealista all’orientale ad una specie di docu-fiction.

Ci si perde in una serie di bellissime immagini, ben fotografate ma stilisticamente tra loro slegate, ma alla fine non si capisce più a cosa si è assistito. Tuttavia, il film non annoia nonostante i dialoghi rarefatti. Le immagini sono potenti e il regista lo sa. Ma può annoiare proprio per l’assenza di sviluppi narrativi e per le incoerenze stilistiche. In sala, chi fuggiva, chi dormiva, chi giocava col cellulare e chi, al termine della proiezione, non aveva idea di come commentarlo. Personalmente, averlo visto subito dopo Les dernier parisiens ha fatto un certo effetto.

Nel senso che il film francese era un film con un discorso unitario e coerente, impossibile non notare questa sostanziale differenza con il film coreano. Non è il peggior film del Festival, ma è sicuramente il meno riuscito di tutto il concorso.

https://www.newsly.it/free-state-of-jones-al-torino-film-festival-2016-recensione

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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