Musica

Using Bridge dalla Romagna, ”Flatin’ Pieces” è il loro quarto album

Il gruppo guidato da Manuel Ottaviani, voce e basso, è tornato con sempre i Queens of the Stone Age, i Soudgarden e i Pear Jam nel cuore aggiungendo la creatività del gruppo: un modo di scrivere e comporre che definiscono viscerale, non tecnico e ne vanno fieri. In effetti la forza emozionale che trapela dalle loro liriche a dalle melodie è catartica e coinvolgente.

Il disco inizia con “Amigdala” che mostra subito la loro anima rock alzando un muro del suono con Federico Arcangeli alla chitarra, Manuel al basso e Alessandro Bernabei alla batteria con l’impatto della voce imponente del cantante solo qualche secondo per aprire la strada a quel che avverrà da lì in avanti. La title track “Flatin Pieces” apre con il ritmo di una chitarra che si ripete uguale fino alla fine e attorno arrivano gli altri strumenti compresa la voce maestosa che sembra predire grandi cose per il futuro, l’importante è crederci e impegnarsi.

“Werewolves” inizia ansiogena e sembra correre mentre gli ostacoli, che ti finiscono addosso come oggetti inaspettati, ti portano a difenderti affilando la voce che diventa tagliente quanto le chitarre e la batteria si lascia andare in un assolo per poi ritorna assieme agli altri strumenti con la battaglia vinta.

“Leave your skin” inizia già con la voce in primo piano assieme agli altri strumenti per un impatto che vuole coinvolgere, chi è rimasto fermo nel dolore per portarlo a reagire e cambiare pagina.

In “Run to you”, cantata da Federico, i toni si fanno più caldi per la voce molto più cavernosa, rispetto a quella di Manuel con Mark Lanegan che si affaccia da un angolo come spirito guida. Le due voci poi s’incontrano e duettano assieme unendosi anche agli altri strumenti arrivando a creare un vero tumulto pieno di emozione che gronda.

C’è una sincerità di fondo in queste canzoni che apprezziamo non poco.

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