Attualità

Venezuela, perchè si è arrivati alla Costituente?

La storia dell’America Latina è sempre stata intrisa di rivoluzioni, golpe armati, ideologie o presunte tali. È il caso del Venezuela. Negli ultimi mesi la situazione del paese sudamericano è al centro della cronaca per l’aria da guerra civile che si respira nel paese da anni.

Causa principale, o quasi, delle tensioni il calo del prezzo del petrolio, fonte principale di reddito del paese. Si calcola che nel 2017 l’inflazione abbia raggiunto il 180% e che l’82% di popolazione viva sotto la cosiddetta “soglia di povertà”. Al momento più duro per il paese, si affianca uno scontro politico senza pari. Il primo protagonista è senza dubbio il presidente in carica Nicolas Maduro, successore del più popolare Hugo Chavez, autore nel 1999 della rivoluzione bolivariana.

La morte di Chavez e l’inizio della crisi in Venezuela

Sulla scia emotiva della morte dell’amato presidente nel 2013, Maduro fu confermato da elezioni con larga maggioranza. La crisi entra nel vivo nel mese di Aprile: la Corte Suprema decide di “commissariare” l’Assemblea Nazionale per irregolarità; decisione ritirata poi il giorno dopo.

È ormai tardi per contenere la protesta di piazza, sorta in ogni angolo del paese contro il Presidente Maduro, ritrovatosi di colpo impopolare agli occhi dei cittadini. Gli scontri tra polizia e manifestanti sono durissimi, il bilancio conta più di 120 vittime e innumerevoli feriti. In maggioranza tra giovani e militari.

Le elezioni per la costituente

A maggio, in virtù del ruolo del Parlamento ormai in bilico, il presidente Chavista decide di convocare elezioni per dare al Venezuela una costituente. Scelta, peraltro, molto controversa, dato che fu lo stesso presidente Chavez a scrivere nel 1999 una Costituzione, definita da lui stessa “la migliore al mondo”. Secondo l’opposizione si vuole convocare una Costituente dato che in Parlamento il PSUV di Maduro è attualmente in minoranza. Secondo la maggioranza è un atto di responsabilità per dare al paese un governo stabile per affrontare la crisi economica e sociale. Come atto di protesta le opposizioni hanno indetto una consultazione elettorale informale, un referendum. Argomento il parere dei cittadini in merito alle elezioni volute dalla maggioranza. Parteciperanno circa 7 milioni di venezuelani, il 98% espressosi contro Maduro.

Una settimana dopo, la scorsa domenica, è la volta delle elezioni “ufficiali”. I dati dell’affluenza sono discordanti: per gli organizzatori quasi 8 milioni di partecipanti (il punto di riferimento sono le scorse elezioni presidenziali), per gli oppositori poco di un quarto. Fatto sta che i 544 seggi alla Costituente stanno per essere assegnati, in un clima che reclama a gran voce brogli elettorali ed illegittimità varie.

Non è chiaro come la situazione potrà evolversi e in che condizioni la costituente scriverà la carta per eccellenza di ogni paese. Il primo atto dovuto è frenare le tensioni in un paese già diviso e alla fame. La situazione è sotto la lente di ingrandimento di altre potenze mondiali, gli Stati Uniti in primis, pronti a sanzionare il governo. Anche il Vaticano, tradizionalmente attivo nell’America Latina, si è molto speso per pacificare la situazione venezolana, non senza tornaconto personale. Nel frattempo le elezioni per la costituente non sono state riconosciute dai paesi confinanti ad eccezione di Bolivia, Nicaragua, Cuba ed El Salvador; senza dimenticare storici alleati dei dissidenti sudamericani come la Russia.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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