Attualità

Rolling Stone: la verità sulle dimissioni di Selvaggia Lucarelli

Dopo la sua breve permanenza al comando del reparto web di Rolling Stones, Selvaggia Lucarelli torna a parlare dell’esperienza e del clima che aleggiava in redazione.

Ma facciamo un piccolo riepilogo:

14 dicembre 2017 Rolling Stone, la rivista rock per antonomasia, dichiara orgogliosa: “Selvaggia Lucarelli direttore del mondo web di Rolling Stone“. Quel giorno caddi improvvisamente in un profondo stato confusionale, i colori non erano più colorati, un grande freddo mi assalì mentre la sensibilità alla gambe mi abbandonò tragicamente. Ma, poco prima di perdere definitivamente i sensi, riuscii a leggere sul Corriere Del Corsaro una notizia che mi diede la forza necessaria a rinsavire: “Marilyn Manson sarà il nuovo direttore di Famiglia Cristiana“.

28 marzo 2018, la Selvaggia nazionale rassegna improvvisamente le dimissioni attraverso un tweet, che lasciava intuire qualcosa sull’andamento gestionale del giornale:

Ho dato le dimissioni da Rolling Stone 10 giorni fa.Le ragioni sono molteplici e hanno a che fare col mio modo di intendere il giornalismo, la libertà di opinione, il rispetto per chi lavora, quello tra colleghi ma anche col desiderio di fare finalmente qualcosa di mio.E’ ora! 😉

— Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) 28 marzo 2018

27 giugno, i Pearl Jam, dopo l’esecuzione di Imagine di John Lennon allo stadio Olimpico, spaccano l’opinione pubblica lanciando il messaggio #APRITEIPORTI.

 

Nonostante le nobili intenzioni, Eddie Vedder riesce solo a macchiarsi del crimine di necromanzia, resuscitando addirittura Rita Pavone, che destata dalle ultraterrene e pinkfloydiane spiagge di Saint Tropez, lancerà invettive nei confronti della band di Seattle:

” Ma farsi gli affari loro, no ? ” , era inteso come : Con tutte le rogne che hanno a casa loro negli USA, vengono a fare le pulci a noi ?
Puoi essere il più grande artista del mondo, ma ciò non toglie che sei un ospite e come tale dovresti comportarti. Amen

— Rita Pavone Official (@Rita_Pavone_) June 28, 2018

La polemica sarà portata avanti da ex sindaci, vice bidelli e supplenti giornalai, chiedendo addirittura l’arresto dei Pearl Jam, generando ilarità in chiunque non soffra di analfabetismo funzionale e buttando alle ortiche la nobiltà di un messaggio infranto contro l’italianità più sprucida.

5 luglio, a distanza di un mese dall’atto di forza del nostro ministro degli interni, che respinge 629 migranti abbandonandoli nel mediterraneo al grido di #CHIUDIAMOIPORTI, il giornalino del rock si spiaggia in quella zona comfort edificata dai Pearl Jam e dopo aver cercato su google “Come svoltare con gli stranieri“, per prima cosa spolvera bandiere della pace. Rolling Stone si schiera contro e lo fa tradendo il tradizionale leccaculismo politico, chiamando alle armi, con sicumera crassa, grandi e piccoli nomi del jet set italiano sotto il monito «DA ADESSO CHI TACE È COMPLICE».

Enrico Mentana diventa il portavoce dei dissidenti, perché metà dei nomi citati dalla rivista riconosce l’artificiosità speculativa alla base dell’iniziativa, tutelandosi immediatamente urlando ai quattro venti «niente vidi, niente sacciu», rimarcando “a trattore” di aver preso le distanze dalla rivista (Fiorella Mannoia, Zerocalcare, Gianni Pacinotti ecc…) neanche fosse la ‘ndrangheta, facendo registrare a Rolling Stone Italia una gran brutta figura. Il direttore di RS, Massimo Coppola, risponderà a Mentana così:

Caro Enrico, non essendo un appello non ci sono firmatari. Abbiamo deciso di includere i post pubblici sul tema dopo che molti ci hanno detto “ci sto, ma ho già detto quel che penso, non potete pubblicare il mio post?”

E arriviamo ad oggi, con la pubblicazione di un post bomba firmato Selvaggia Lucarelli, un inquietante apologo sulla realtà editoriale di un giornale che, escluse scolastiche traduzioni di articoli dall’estero, non ha mai avuto davvero nulla da dire. Chiudo riportando le parole della Lucarelli:

Volevo trattenermi dal commentare ma chi tace è complice, quindi non taccio.
Grande rumore per la coraggiosissima, poppissima, impavidissima copertina di Rolling Stone “Noi non stiamo con Salvini” in cui viene fatto passare per appello un collage di pensieri contro Salvini di vari personaggi tra cui un Mentana che ha già smentito di aver aderito. Anzi, ha detto : vi avevo risposto NO e mi ci avete messo dentro. (e così anche altri firmatari a loro insaputa)
Ma vabbè.
Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia.
Il motivo per cui dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni è proprio che di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c’è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. Non avevo mai visto un ambiente di lavoro così tossico, illiberale, ostile, scorretto.

Amici di Rolling.
Se fate una copertina di sinistra, parlando di libertà, accertatevi di praticare tutto ciò che vi rende così diversi da Salvini.

Nei tre mesi in cui ho provato a lavorare con voi, mi è stato impedito di realizzare un servizio su ticket one e la truffa del secondary ticketing per ragioni di convenienza, mi è stato proibito di far esprimere libere opinioni a giornalisti su dischi, attori e altro per ragioni di denaro o convenienza.
E’ venuto l’inpgi per controllare le posizioni lavorative dei giornalisti e diverse persone sono state fatte scappare giù in strada perchè avevano contratti da lavoratori esterni e erano gentilmente invitate a lavorare IN UFFICIO e da casa anche nel weekend.

Alla mia più diretta collaboratrice, che aveva un contratto da esterna ed era tutti i giorni in ufficio, a un certo punto è stato chiesto di non accompagnare più i figli a scuola e di presentarsi 30 minuti prima degli altri in redazione.
L’editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti, al punto che, per rimanere in tema umanità, c’è più gente che negli ultimi anni è scappata da Rolling Stone che dalla Siria.
E così via.

Io, di fronte a tutta questa mancanza di rispetto della libertà e del LAVORATORE, dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni. E all’editore ho detto e scritto tutto quello che avete letto fin qui. Gli altri sono rimasti lì (alcuni ben sollevati dalla mia fuga), qualcuno che da lì era scappato è pure tornato, ben sapendo chi sia l’editore e le condizioni di lavoro lì dentro.
Ergo, DA VOI la copertina di sinistra proprio no.

Detesto Salvini, ma almeno lui è quello che è, senza doppia morale. E se ne ha una doppia, nel suo caso, quella nascosta non può che essere migliore di quella che mostra.

 

Giuseppe Naso

Classe 1985, alessandrino di provenienza, ragioniere per il rotto della cuffia e bassista con puntualitá da "open bar", amo la carbonara, la cinematografia anni 80/90 e "Welcome to the Sky Valley" è il cd più bello del mondo!

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