Accadde Oggi 5 aprile: il giorno della condanna di Oscar Wilde

Colpevole di aver amato, chi amare non si può: Oscar Wilde condannato il 5 aprile 1895

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Il 5 aprile 1895 lo scrittore Oscar Wilde viene condannato a due anni di carcere per omosessualità; una storia triste che ricordiamo nel nostro Accadde Oggi. Nella prima serata del Festival di Sanremo del 2009, il comico e cineasta Roberto Benigni ha recitato la lettera che Oscar Wilde scrisse al suo amante Lord Alfred Douglas, detto Bosie, incantando e incuriosendo tutti quelli che fino a quel momento, non sapevano o avevano rimosso la storia.

Oscar Wilde: l’amore socialmente sbagliato che lo condannò

In quegli anni Oscar Wilde era sposato con la scrittrice Constance Holland ma questo legame non gli impediva di amare il suo Alfred, andando contro la società vittoriana alla quale appartenevano. Un legame ai tempi malvisto da tutti (se solo del passato si può parlare), in particolare agli occhi del padre ragazzo che metteva tutto il suo impegno affinché quella impossibile relazione finisse. Dopo una lunga serie di liti che condussero il ragazzo a trasferirsi a Firenze, Oscar Wilde decise di raggiungere il suo amato nella città italiana; il rapporto, inizialmente in ripresa, si trasformò nuovamente in una serie di insulti che portarono lo scrittore a troncare definitivamente la scandalosa relazione.

Wilde, venuto a sapere della morte del fratello di Bosie, ritornò sui suoi passi e partirono insieme per Algeri alla ricerca della vita sregolata che gli avrebbe regalato il tempo di concedersi il lusso della libertà: per sé stessi e per il loro amore. Le cose belle per mantenersi tali hanno durata breve e ad aspettare alla porta Oscar Wilde non c’era una vita rosa e fiori affianco al suo amato, bensì una lettera che lo condannava.

Il processo a Oscar Wilde

Un amore libero che rincorreva un uomo ma che si divertiva con tanti, a Little College Street per l’esattezza, dove lo scrittore passava il suo tempo in compagnia di giovani (giovanissimi) ragazzi chiamati a testimoniare al processo contro Wilde. Se c’è una cosa che suscita rabbia nella vita, è ignorare che i momenti di felicità che viviamo, potrebbero essere gli ultimi: mentre giocavano e perdevano, ridevano ed amavano, Oscar e Bosie stavano passando le loro ultime ore di felicità insieme.

Al processo vennero ascoltati 15 testimoni, molti dei quali si rifiutarono di parlare, mentre Oscar Wilde si guadagnava l’odio della gente: il suo nome ormai non veniva più collegato alle fantastiche opere delle quali siamo a conoscenza, bensì alle sue accuse di sodomia. Al secondo processo gli venne consigliato di andare all’estero, ma l’essere vigliacco non faceva parte della sua personalità, attese il mandato che non tardò ad arrivare.

Nel carcere di Bow Street di parole da dire ne erano rimaste ben poche e quando nel secondo interrogatorio Gill – durante il controinterrogatorio – chiese a Wilde “Cos’è l’amore che non osa pronunciare il proprio nome?”, lo scrittore rispose così: “L’amore, che non osa dire il suo nome in questo secolo, è il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane, lo stesso che esisteva tra Davide e Gionata, lo stesso che si può trovare nei sonetti di Michelangelo… Non c’è nulla di innaturale in tutto ciò”. Se la cavò con 2500 sterline, al processo successivo invece, il giudice seguì la giustizia dei tempi e uccise la letteratura: condannò Oscar Wilde a due anni di carcere.

 

La legge trionfa quando la letteratura muore, ma non esiste sentenza che possa incatenare il pensiero: è nella solitudine della cella che Oscar Wilde pubblica una delle opere più belle della letteratura, il De Profundis.

"Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso" (Albert Einstein). Ha studiato Festival Manager presso la Giffoni Academy. Appassionata di libri, cinema, arte e musica. Sognatrice ma realista, scrive per la sua sete di curiosità.