Dal 13 aprile, nel giorno in cui si celebra il Giovedì Santo, Cleò lancia la sua personale versione dell’Ave Maria di Fabrizio De Andrè, brano del 1970 contenuto all’interno del quarto album del cantautore genovese, intitolato “La buona novella”. Dopo il precedente omaggio a Mango, l’artista torna con un nuovo elegante tributo ad uno dei pilastri della musica leggera italiana.

L’OMAGGIO DI CLEO’ A FABRIZIO DE ANDRÈ

La voce misteriosa che canta in rete senza mostrarsi, di cui tutto il web parla dal febbraio scorso con ottime recensioni per via di una eccezionale estensione vocale e un timbro particolarissimo che le consente di trascorrere con naturale spontaneità dal registro maschile a quello femminile ha scelto di reinterpretare, come augurio di Buona Pasqua, uno dei brani più complessi e significativi del repertorio dell’indimenticato Maestro genovese: “Si tratta di una speciale e struggente Ave Maria di Fabrizio De Andrè. Per correttezza e rispetto, tramite il mio staff ho ritenuto opportuno farne pervenire a fine marzo scorso una copia in anteprima sia a Dori Ghezzi, tramite la Fondazione De Andrè, che a Cristiano De Andrè, mediante il suo Ufficio Stampa”. Cleò pubblicherà entro maggio 2017 il suo primo singolo inedito, scritto da una grande firma della musica italiana, per l’etichetta indipendente ‘Capogiro Records/Gianni Rodo Edizioni’.

IL VIDEOCLIP DELL’AVE MARIA

Ad accompagnare il brano, come sempre, un videoclip artigianale realizzato dal creativo del web Antonio Augelli: “Il filmato – spiega Cleò – contiene una carrellata di immagini di opere d’arte a partire dal 1300 sino ai giorni nostri che ritraggono il momento della deposizione di Gesù dalla croce fra le braccia di Maria. In tutto 14, una per ciascuna stazione della Via Crucis, di cui la prima che appare è particolarmente significativa: è tratta infatti dal Santuario dell’Icona Passatora, detto anche Santa Maria delle Grazie, del XIV secolo. Una delle 100 chiese di Amatrice devastate dal sisma dell’agosto 2016 che, per la ricchezza dei suoi affreschi, è detto la “Cappella Sistina” di questo lembo di terra: sui cui è giusto mantenere sempre alta e vigile l’attenzione, anche attraverso la musica. Specie quando il canto, in tempo pasquale, si fa preghiera”.

LA REALIZZAZIONE DELLA COVER

“Per registrare l’Ave Maria di De Andrè, al fine di individuare l’intimità e l’intensità emotiva giusta in cui calare la dimensione del mio canto, ho scelto il silenzio e il ritiro degli ambienti plurisecolari del Monastero Abbaziale di Casanova, in Piemonte, in cui la vita mi ha condotto provvidenzialmente, quasi per caso, in quest’occasione. Qui ho scoperto la figura preziosa e caritatevole di Don Adriano Gennari, sacerdote cottolenghino torinese da sempre in prima linea alla lotta alla povertà, che in questo contesto millenario ha posto la sede della propria casa di spiritualità Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione”. Una Onlus che, grazie all’aiuto costante di ben 250 volontari, sfama settimanalmente migliaia di persone nel capoluogo piemontese con la ‘Mensa dei poveri’, la distribuzione dei pacchi-famiglia e dei sacchetti-pasto nei giorni festivi. In quel contesto di prezioso raccoglimento, una struttura cistercense del 1100 al confine tra la Provincia di Torino e quella di Cuneo – il cui colonnato settecentesco del chiostro, fra l’altro, necessita di un urgente restauro – abbiamo ripreso il cantato solista e gli echi della corale lirica per godere appieno, in fase di mixaggio, di un accenno di riverberazione naturale che si respira nei luoghi sacri antichi, nelle chiese, fondendola al resto dell’arrangiamento orchestrale in un secondo momento in sala d’incisione”.

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.