Diritti e doveri dell’azienda e del lavoratore: Sempre rispettati?

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Oggi come oggi, nel 2016, l’uomo, nonché lavoratore, deve far fronte ad una serie intrecciata di “sfortunati” eventi che vedono negargli alcuni aspetti dei suoi diritti nel fantastico mondo del lavoro. Conosciamo bene questi diritti, i nostri: durata dell’orario normale di lavoro, una retribuzione proporzionale alla quantità e qualità del lavoro, il riposo settimanale, ferie e malattie. Tuttavia non sempre queste belle parole vengono garantite.
Chi si ritrova in tasca uno stipendio monetariamente uguale, o quasi, al lavoro offerto, per qualità, orario e sacrificio? Quanti si ritrovano a sottoporsi ad una estenuante maratona di più di 40 ore settimanali, talvolta anche senza riposo? Si potrebbe continuare per tante e tante righe, ma in molti casi non c’è bisogno di leggere ciò che già si vive e di cui si è circondati. Arrabbiarsi è inevitabile, ma in questa generazione di crisi (vera o falsa che sia) e collasso, a volte, devi ingoiare amaro se vuoi tirare avanti. Eppure lo sappiamo, non c’è diritto nel lavoro, non ci sono diritti, non c’è lavoro. Troppo spesso è una grande presa per i fondelli. “Pensate a tutti i milioni di persone che […] odiano il lavoro ma hanno paura di perderlo, non c’è da meravigliarsi se hanno la faccia che hanno”, così rifletteva Bukowski, e non c’è da meravigliarsi anche, se, in un certo senso, si trova un grande fondo di verità. È come se, diritti e lavoro, fosse diventato un binomio imprescindibilmente in collisione, l’uno in guerra con l’altro, e a pagarne le conseguenze sono e saranno sempre i miserabili figli di passate e presenti generazioni, con un occhio speranzoso verso il futuro. È come se la terra dei diritti dell’uomo lavoratore fosse ormai colonizzata dal potere. Occorre riappropriarsi delle terre originarie.