Indipendenza Sardegna: si ma restando in Europa

Tutto ciò che c'è da sapere sulle ambizioni indipendentiste della Sardegna.

Fare a meno dell’Italia diviene oggi per noi una necessità, in assoluto. Non vi sono altre strade da percorrere. Noi vogliamo conquistare l’indipendenza per integrarci, non per separarci, nel mondo moderno. E la scelta non può essere che nostra, autonoma, cosciente, decisiva”. A. S. Mossa, Intervento al convegno di Indipendentisti, 22 giugno 1969.

Come nel XX secolo, i cittadini sardi combattono per l’indipendenza, oggi affermano: “siamo europei”.

Sembra infatti che in Sardegna, la battaglia catalana verso l’indipendenza, abbia riacceso quel sentimento mai scomparso, quell’ideale di indipendenza che ha da sempre caratterizzato l’isola, come storicamente dimostrano le periodiche ondate di protesta nei confronti di Roma e del potere centrale. L’indipendentismo sardo, comunemente conosciuto come sardismo è un movimento, per alcuni versi, individuale, per altri una corrente sociale, culturale e politica che proclama l’indipendenza nazionale della Sardegna dalla Repubblica Italiana. Indipendenza che la stessa intende conseguire, tramite metodi pacifici e democratici indirizzati a conquistare il diritto all’autodeterminazione che le sarebbe state sempre negato.

Mauro Pili, ha infatti spiegato di aver depositato una legge costituzionale per l’indipendenza della Sardegna, a Montecitorio, affermando che nell’eventualità in cui venga accettata sull’isola scatterebbe immediatamente il referendum, il cui testo lascia poco margine d’errore: “Volete che la Regione Sardegna si costituisca in Stato indipendente, libero e sovrano?”. Per dar vita ad una nuova nazione, sarà sufficiente raggiungere la maggioranza dei voti validamente espressi, senza che sia necessario raggiungere il quorum di partecipazione. Una decisione del genere non può che comportare conseguenze anche per l’Italia. Le Forze Armate della Repubblica italiana, nell’eventualità di esito favorevole, dovranno lasciare entro trenta giorni il territorio della Sardegna, fatte salve le unità operative che d’intesa tra giunta regionale e governo italiano potranno essere utilizzate nei servizi di sicurezza e protezione civile nell’ambito del territorio sardo. Nel frattempo le unità, i comandi e gli uffici di Carabinieri e Polizia continueranno a svolgere i propri compiti, in via temporanea, alle dipendenze funzionali della giunta regionale, fino a quando non entreranno in carica governo e parlamento sardo. Così formulata, la proposta di legge, regola ogni aspetto della questione, occupandosi anche del trasferimento dei poteri.

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Cause dell’insofferenza sarda.

 “Una terra trattata come la peggior colonia dello Stato”. In merito ai trasporti, con l’acquisizione della Tirrenia, da parte del gruppo Mobylines, si è verificata la circostanza in cui l’armatore napoletano V. Onorato controlli tutto il traffico marittimo, “Un regime di monopolio, che non danneggia solo il turismo, ma anche e soprattutto i sardi che devono uscire dall’isola e quelli che invece devono rientrarvi” spiega lo stesso Pili. Inoltre il 68% delle servitù militari dell’intera nazione sono sull’isola, in più la stessa si ritrova decine di migliaia di ettari da bonificare ed una spropositata quantità di disoccupati, conseguenza del modello evidentemente fallimentare di industria chimica sostenuto dallo Stato. Per non parlare del fatto che oggi la Sardegna è l’unica regione italiana a non avere il metano.

Infine, va tenuto conto del “dibattito” aperto in merito alla lingua parlata sull’isola: ufficialmente l’italiano. Tuttavia, dal 1997, la lingua sarda è co-ufficiale in Sardegna e dal 1999 è riconosciuta come minoranza linguistica storica da parte della Repubblica Italiana ed in quanto tale, tutelata dalla legge. Il dibattito ruota i merito all’argomento: deve essere considerato un dialetto o una vera e propria lingua? In quanto in Sardegna il bilinguismo non è ancora riconosciuto.

I sardi appoggiano la causa catalana.

È innegabile il collegamento tra l’indipendenza della Catalogna e i movimenti indipendentisti che in Sardegna ritrovano vigore. La politica sarda si è eretta a difesa del popolo catalano. Lo ha fatto il presidente Pigliaru: il quale ha affermato che negare il diritto dei cittadini di esprimere le proprie opinioni politiche è sempre una lesione grave dei valori e dei princìpi su cui si fondano le democrazie moderne. Emiliano Deiana, appoggiando la questione catalana spiega che si tratta di essere democratici o antidemocratici. E infine Mauro Pili si è recato a Barcellona, luogo in cui ha incontrato vertici politici e istituzionali del luogo. Il deputato stesso ha spiegato che se Montecitorio continuerà a ritenere inammissibile il disegno di legge, è pronto un ricorso congiunto alla Corte di giustizia europea, in quanto la questione riguarda il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Un comunicato del Fronte Indipendentista Unidu declama infatti:  “Appoggiamo pienamente il referendum e condanniamo lo Stato spagnolo e l’Unione Europea per i soprusi e le insidie alla democrazia. Invitiamo inoltre al rispetto dei trattati internazionali che sostengono il diritto all’autodeterminazione dei popoli”.