Intervista ai Jalisse: “A 20 anni da ‘Fiumi di parole’ continuiamo a reinventarci”

Dai momenti più importanti della loro carriera agli attuali impegni e progetti futuri.

Sono passati vent’anni dalla storica vittoria del Festival di Sanremo da parte dei Jalisse, al secolo Fabio Ricci ed Alessandra Drusian, coppia sia sul palco che nella vita. Per celebrare l’anniversario di “Fiumi di parole”, abbiamo incontrato per voi i due artisti che ci hanno aperto le porte della loro vita concedendosi in una lunga intervista.

Ciao Alessandra e Fabio, lo scorso dicembre è uscito il vostro primo “The best of”, volto a celebrare questo ventennale dal lancio di “Fiumi di parole”, com’è nato questo progetto? “Finalmente questo progetto ha avuto la luce, perché abbiamo fatto diversi singoli durante questi anni, ma non li avevamo mai raccolti in un unico cd. Grazie all’etichetta Smilax abbiamo fatto questo disco, che è stato distribuito nelle edicole e sulle piattaforme digitali, nel quale ci sono pezzi come ‘Tra rose e cielo’, ‘L’alchimista per sempre tuo cavaliere’, ‘Linguaggio universale’ e ‘Non voglio lavorare’, ma anche brani del passato tratti dal nostro primo album ‘Il cerchio magico del mondo’, che abbiamo voluto inserire per dargli l’importanza che effettivamente hanno avuto nel nostro percorso… e poi c’è ‘Fiumi di parole’, quello che ormai è diventato il nostro bigliettone da visita, inscindibile dal nome Jalisse”.

La vostra carriera in realtà è cominciata tre anni prima nel ’94. Come sono nati artisticamente i Jalisse e, invece, come si sono conosciuti personalmente Alessandra e Fabio? “Ci siamo conosciuti per la prima volta nel ’90, in un giorno d’agosto a Monte Mario a Roma. Alessandra proveniva dai successi della trasmissione ‘Gran Premio’ di Pippo Baudo, uno dei primi talent show televisivi. Entrambi conoscevamo il grande Sergio Bardotti, che ci ha presentati e da questo incontro è nato tutto. Per due anni ci siamo persi di vista, poi ci siamo rincontrati ed è scoppiato il colpo di fulmine e da lì, vista la nostra passione per la musica, sono nati i Jalisse. Tutto è nato per questo ma anche un po’ per caso, compresa la scelta di portare ‘Fiumi di parole’ a Sanremo. All’inizio la scelta era caduta su un’altra canzone contenuta nel nostro primo disco ‘Il cerchio magico del mondo’, che si chiamava ‘Lorelei’. Sono scelte che si fanno all’improvviso e che, nel nostro caso, ci hanno portato molta fortuna”.

Negli anni è cambiato il vostro modo di fare musica o più semplicemente è cambiato il contorno ed il contesto che vi ruota attorno e voi siete rimasti, in qualche modo, sempre gli stessi? “Siamo cambiati noi perché siamo cresciuti, ma anche il mondo intorno a noi perché da due siamo diventati quattro, di conseguenza ti ritrovi ad avere delle responsabilità diverse, lanciando messaggi positivi che diano un po’ di speranza. Prima ci veniva forse spontaneo, adesso lo facciamo perché abbiamo due figlie e dobbiamo insegnare loro come affrontare la vita. Sono cambiate tante cose, abbiamo capito che è importante non lasciare nulla al caso e dire le cose in maniera coerente. Sono tanti i percorsi che abbiamo seguito ed ognuno ha il suo stato d’animo, però li abbiamo vissuti tutti con una grande spiritualità di fondo e con la volontà di migliorarsi”.

Sono ormai undici anni che collaborate con progetti cantautorali con le scuole. Un’esperienza che arricchisce più voi o gli alunni? “Cerchiamo sempre di trasmettere qualcosa ai ragazzi ma, sinceramente, impariamo sempre molto anche noi. E’ un’esperienza che ci arricchisce giorno dopo giorno. Ci teniamo a ringraziare tutti gli insegnanti e gli alunni che abbiamo incontrato in questi anni, tra cui il professore di una scuola media in provincia di Padova Maurizio Gamberini, che dopo essere andato in pensione ha regalato a Fabio il suo sintetizzatore monofonico korg MS 20, un grande regalo per qualsiasi appassionato di musica”.

A proposito, c’è un po’ un ritorno a sonorità considerate vintage? “E’ un continuo riscoprirsi e reinventarsi, ormai non c’è più niente di nuovo da inventare musicalmente parlando. C’è sempre un ritorno, un riciclo di sonorità e di voci. Ora vanno tanto di moda le voci poco curate, graffiate, un po’ sporche, esattamente come a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 c’erano Loredana Bertè e Gianna Nannini e poi subito dopo è ritornato il bel canto. Le cose vanno e vengono, il futuro riparte sempre dal passato. E lo stesso è anche per il nostro percorso che rimane un bilancio ancora aperto, un continuo reinventarci”.

Il vostro brano “Tra rose e cielo” parla di pace, espressa attraverso l’impegno dei volontari e una storia d’amore tra un uomo ed una donna. Sono passati cinque anni dal lancio di questa canzone, la situazione attuale del mondo è sotto gli occhi di tutti ma, secondo voi, cosa cosa manca oggi all’umanità per interrompere questo susseguirsi di simili scempiaggini? “Se lo sapessimo e potessimo cambiare tutto quello che sta succedendo, lo faremmo subito senza neanche pensarci. La Montalcini diceva che è importante l’istruzione sin da bambini, perché istruendo un bambino si istruisce tutta quanta una famiglia e con la conoscenza ci si apre alla condivisione, all’ascolto e alla pace. Purtroppo, oggi, in molti non hanno voglia di ascoltare. Bisogna far capire a questa gente cosa significa davvero la parola ‘pace’, la parola ‘guerra’, la parola ‘umanità’ e la parola ‘vita’. La conoscenza è la chiave di tutto. Da genitori siamo molto preoccupati, nostra figlia Angelica partirà a breve per dieci mesi in Sud America con il progetto intercultura, questo è bellissimo da un punto di vista ma, non ti nascondiamo, anche preoccupante dall’altro”.

Ma l’amore, quello tanto romanzato nelle canzoni, perché non riesce a diventare il fulcro anche del nostro quotidiano? “Tramite i media siamo perennemente bombardati da cose brutte, da oscenità, da sangue quotidiano. Nel nostro piccolo cerchiamo di lanciare sempre messaggi positivi, è giusto raccontare quello che ci succede intorno, ma bisogna anche far capire ai ragazzi, già dai banchi di scuola ma anche all’interno delle famiglie stesse, che la guerra e la crisi ci sono ma dobbiamo puntare sui nostri valori, spronarci a vicenda e rimettere in moto tutto. La musica e l’unità possono e devono fare la differenza”.

Voi siete molto social. Credete che il web, oggi, aiuti la discografia o in qualche modo la ostacoli? “Oggi come oggi, non si vendono più dischi e per molti artisti YouTube rimane l’unico mezzo per farsi promozione. Il web è l’unico modo per diffondere la propria musica, ottenendo un feedback immediato da parte del pubblico e questo, logicamente, ha sia i suoi lati positivi che negativi”.

Quali sono i vostri progetti futuri e prossimi impegni lavorativi? “In realtà siamo già partiti con le nostre date estive, parallelamente stiamo portando avanti una nuova iniziativa, un progetto legato ad un format radiofonico che si chiama Localitour d’Autore, che dà visibilità a tutti gli artisti indipendenti, dai cantanti agli autori di libri. Invitiamo tutti gli interessati a scriverci attraverso il nostro sito web e mandarci le loro opere, che inseriremo nelle puntate che andranno in onda su radio web fm locali. Da settembre, infine, torneremo a lavorare con una serie di progetti tecnologici che racconteremo più avanti attraverso i nostri canali social. Insomma, ci sono tanti progetti che abbiamo messo a bollire nel nostro pentolone”.