Underground Science Naples, l’Intervista: “Vi raccontiamo Scienza e Coscienza”

Jegg, Tueff e Dopeone uniti nell'album "Scienza e coscienza", pubblicato lo scorso 28 aprile.

E’ disponibile nei negozi di dischi e nei digital store dallo scorso 28 aprile “Scienza e coscienza”, il nuovo album degli USN – Underground Sicence Naples, collettivo che unisce tre noti esponenti della scena rap napoletana: Jegg, Tueff e Dopeone. Abbiamo incontrato per voi i tre artisti, che ci hanno raccontato di questo progetto discografico prodotto da Suoni del Sud/Blumusic distribuito dalla Self, composto da dodici tracce, tra cui: una intro, un outro e dieci inediti. Ad anticipare il lavoro, il primo singolo estratto, intitolato “Scienz’ e cuscienz'”, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto dal regista Gianluigi Sorrentino.

Ciao ragazzi, quali sono i vostri punti in comune? “L’amicizia e l’amore per la cultura Hip Hop”.

Quali sono le differenze tra realizzare un album in collettivo ed uno da solista? “Nel disco solista esci tu in tutte le tue sfaccettature, nel disco collettivo sono più anime che si uniscono creando un disco che è il mix di tutti gli elementi”.

Qual è il filo conduttore delle dieci tracce presenti nel disco? Come nasce l’idea del titolo? “Un viaggio nel boom bap come tutti quelli che fanno ed amano il classic rap. In ogni cosa che si fa, nel nostro caso la musica, tutto va fatto sempre con scienza e coscienza”.

Ne “Le due Sicilie” si parla della questione meridionale, com’è nata l’idea del brano? “Tueff, se cercate sul web, è definito da più parti il rapper brigante o il rapper della questione meridionale. E’ nata da lui questa traccia, ma comunque tutti noi siamo legati alla nostra terra con un amore viscerale ed è giusto chiarire, nel nostro caso con il rap, come sono andate realmente le cose. Senza nessuna forma di razzismo al contrario ne tanto meno per una visione nostalgica del passato ma soltanto per chiarezza”.

Nell’album si parla anche di meritocrazia. La musica, secondo voi, è meritocratica? “I valori se ci sono prima o poi escono fuori, ma è un mercato particolare e non è detto che i più bravi poi raggiungano quello che meritano, sia da un punto di vista economico che di visibilità”.

Oggi in Italia il rap è molto rappresentato. Cosa rispondete a chi lo definisce ancora un genere musicale che non ci appartiene culturalmente? “Abbiamo quasi esportato tutti i ‘generi’, anche se la canzone italiana che si canta di più in tutto il mondo, quella più conosciuta e quella per prima esportata, è stata la classica napoletana. Poi gli americani hanno amato e amano Enrico Caruso, Napoletano Doc”.

Nel disco figurano tre featuring: con ‘O Iank, Oyoshe e Sha One. Come sono nate queste collaborazioni? “Con tre voci già nostre abbiamo puntato in modo mirato alle feat,  per cui ‘O Iank è molto legato, come Tueff, a tematiche come il meridionalismo quindi è con noi in ‘Le due sicilie’. Sha One e Dj Simi, producer della traccia ‘Una Famiglia’, al di là del nome del loro gruppo La Famiglia, hanno sempre tenuto al concetto che tutto l’hip hop è una grande famiglia, da qui il titolo ‘Una Famiglia’. Oyoshe è uno come noi, che suda ogni giorno tutto quello che riesce ad ottare e quindi la traccia ‘Pe chi'”. 

Per chi non conosce e non ha mai visitato Napoli e la conosce attraverso i media, la televisione e la narrativa di Gomorra, quali sono le sfumature e le caratteristiche che vorreste che emergessero della vostra città attraverso la vostra musica? “Non ascoltate per sentito dire, ma venite e vivietevi una delle città più belle del mondo anche attraverso la nostra musica cruda e real”.

Quali sono i vostri progetti in cantiere e sogni nel cassetto? Ci saranno date dal vivo? “Fare sempre musica in modo professionale. Certamente gireremo e stiamo già girando, sia da soli che come collettivo”.