Intervista ai Virtual Time, il gruppo racconta “Long Distance”

Long Distance l'album dei Virtual Time

Con l’uscita del nuovo singolo “Waves are calling“, brano inserito nel disco “Long Distance“, abbiamo incontrato ed intervistato il gruppo dei Virtual Time una rock band di Vicenza nata nel 2012 e composta da Alessandro Meneghini alla batteria, Luca Gazzola alla chitarra, Marco Lucchini al basso ed il cantante Filippo Lorenzo Mocellin.

Benvenuti su Newsly, chi sono e come nascono i Virtual Time?
Il gruppo nasce principalmente da un’idea di Alessandro, il batterista, che all’epoca ha contattato il chitarrista Luca con l’idea di mettere su questo progetto. Inizialmente facevano cover per cercare il feeling necessario. Con l’arrivo di Filippo e Marco abbiamo iniziato a lavorare seriamente su dei pezzi nostri. Noi siamo ragazzi che amano la musica e che cercano di trasmettere emozioni con essa. Non incarniamo l’immaginario del rocker con borchie, moto, fumo, droga, donne e bere.

È uscito il vostro album “Long Distance”, cosa contiene?
“Long Distance” è stato il nostro primo lavoro ed è una fotografia musicale dei nostri 20-22 anni e del nostro percorso di band nei primi tre anni. I 12 brani contenuti all’interno dell’album vogliono raccontarci. Canzoni folk, hard rock, ballate, funk ma con minimo comune multiplo il ROCK. Ci piacerebbe che le persone dedicassero un’oretta del loro tempo per assaporarsi il nostro lavoro, vorremmo che non lo sentissero ma che lo ascoltassero. La nostra idea è di venire cullati col nostro rock grazie a momenti di tranquillità e a crescendo d’intensità.

Sentendo il vostro album, sono rimasto colpito dal brano che chiude il disco “Man On the Moon”, brano che si “distacca” dal vostro genere, come è nato?
“Man on the moon” è un brano scritto in 15 minuti. È rimasto invariato negli accordi, nel testo e nella struttura composti da Filippo. Questo brano nasce in una serata di luna piena. La fascinazione per il nostro satellite ha scaturito una riflessione sull’essere deboli come uomini e quindi sulla richiesta di aiuto di cui l’uomo necessita. Man On the Moon vuole essere anche un omaggio alle Madri (MOM in inglese), poiché l’amore che lega una madre al figlio supera ogni incomprensione. Le madri ci saranno sempre, almeno per noi è così e a loro vogliamo dedicare questo brano. Secondo il nostro punto di vista era una degna chiusura di un album. Già dall’assolo di Free from my chains si potevano prevedere alcune sonorità presenti nel brano di chiusura. Diciamo che in questo brano, più di qualunque altro nel disco, la musica è al servizio del testo e ne rafforza il significato.

Che musica ascoltate, avete delle fonti di ispirazione?
Quando abbiamo registrato l’album  ascoltavamo molto rock classico anche se non mancavano ascolti di band come Rival Sons, Wolfmother, Black Keys, Jack white e Muse. Ora in realtà i nostri ascolti sono evoluti (d’altro canto siamo persone in continuo cambiamento e crescita no? 😉 ) e apprezziamo molto Alabama Shakes, Chet Faker, Nothing But Thieves, Paolo Nutini, Kings Of Leon, Kasabian, Foals, Biffy Clyro  e molto del rock moderno.

A riguardo per chi scrivereste un brano o con chi vi piacerebbe collaborare?
Vi sveliamo un segreto: stiamo lavorando con un cantautore che noi apprezziamo molto di nome: Fante. Sicuramente uscirà qualcosa in futuro! Crediamo nel metterci in gioco continuamente perché ciò è linfa vitale per la nostra musica.

Suonate in inglese, avete mai pensato di avvicinarvi alla lingua italiana?
L’uso della lingua inglese deriva molto dai nostri ascolti principali. Non abbiamo mai escluso a priori l’italiano ma semplicemente ci suonava meglio l’inglese. Magari un giorno faremo un brano anche in lingue diverse.

Tornando indietro negli anni nel 2014 avete fatto un tour in Spagna per promuovere “Getting Twisted”, che esperienza è stata, tornerete all’estero per far conoscere “Long Distance” anche fuori dall’italia?
Il tour spagnolo ci ha unito molto come band e ci ha fatto crescere molto musicalmente. Portare la propria musica inoltre i confini statali è emozionante. Portiamo nel cuore ogni serata spagnola e tutte le persone incontrate! A modo nostro, abbiamo voluto ringraziare la Spagna attraverso il video del nostro secondo singolo (Silence’s Wave) estratto dal primo Ep: vi consigliamo la visione nel nostro canale Youtube! 😉 A dicembre invece saremo a suonare due settimane nei Paesi Bassi.

Quanto è importante la dimensione live? Chi viene a vedervi cosa si deve aspettare durante i vostri concerti?
Il live per noi è vita ed è la situazione migliore dove emozionare. Cosa si deve aspettare la gente? Musica suonata senza basi, energia, amore, rock e tanto divertimento. Almeno da parte nostra è così.

Tornando a “Long Distance”, colpisce anche la copertina ha qualche significato ben preciso?
Abbiamo pensato molto alla copertina. Ideata da Luca (chitarrista) e Filippo (cantante) e realizzata da un grafico professionista. Il significato è che ogni persona è padrona delle proprie scelte. Ognuno di noi ha il potere di decidere in quale direzione far navigare la propria barca.

Nel 2017, si può vivere di sola musica?
Non si può sicuramente pretendere di cominciare a suonare e di raccogliere subito risultati. Sicuramente se un musicista dedica 10 ore al giorno allo studio e ad amministrare la propria musica può viverci.

Quali sono i prossimi progetti imminenti dei Virtual Time?
Ora stiamo lavorando a un nuovo disco.. sicuramente ci saranno grandi novità a breve! Rimanete aggiornati sui nostri profili social (Facebook, Twitter, Instagram) e seguite gli aggiornamenti live sul nostro sito http://www.virtualtimemusic.com/. Siate sempre rock, e ricordatevi che l’estate sta arrivando e non c’è colonna sonora migliore di “Waves are calling”, ultimo singolo estratto dal nostro album!