Lavoro oggi: Lavorare per guadagnare senza perdere la libertà

Statistiche sull’economia italiana, nuovi contratti è boom nel 2015

“Fai quello che ti piace, i soldi arriveranno”. Non è forse vero? Ma quante di queste parole si traducono in verità. Se così fosse la maggior parte delle persone sarebbe, in un certo senso, realizzata, soddisfatta, per lo più. Si lavorerebbe per vivere, e non viceversa. È condizione fondamentale alla nostra necessità naturale di sopravvivere; ma si sta attraversando un’epoca in cui tutto questo è un effetto collaterale. Ci si spezza la schiena, si perdono il sorriso e le relazioni umane, il cervello, per una miseria, per qualcosa che fa perdere il senso di noi stessi, costretti a fare e che semplicemente non ci piace. Non è sempre tutto rose e fiori.

Anche il lavoro sta perdendo di significato, si sta svilendo, annichilendosi contemporaneamente con l’uomo stesso e questo grazie agli altari eretti al dio che chiamiamo denaro. Entrano in collisione l’autonomia, la libertà, l’indipendenza, in una gerarchia di controllo subliminale che osserva mentre ci martelliamo le ginocchia a vicenda. Ci si sforza per portare avanti qualcosa che odiamo, di cui siamo meri strumenti e niente più, è una continua lotta contro il ripetersi strumentale e meccanico della quotidianità lavoratrice che ogni giorno ci rende sempre un po’ più ibridi. Viviamo l’annientamento delle nostre radici. Viviamo la schiavitù del nostro lavoro, la vita come merce, portando in alto la bandiera che sa di sconfitta per l’umanità, in favore dei detentori del controllo, del lavoro, del consumismo.