Legalizzazione Cannabis, lo Stato guadagnerebbe 8 miliardi all’anno

Legalizzazione della Cannabis in Italia: progetto di legge bipartisan

Secondo ultimi calcoli ottenuti tramite il confronto tra i paesi dove il consumo di cannabis è legale, l’importo che un singolo Stato guadagnerebbe si aggira intorno agli 8 miliardi all’anno. Una cifra enorme riferita alla legalizzazione che, oltre a risolvere i bilanci delle Regioni, risolverebbe anche il problema dell’occupazione, quindi la nascita di un nuovo settore economico, andrebbe a sconfiggere quasi del tutto i giri d’affare del mercato nero che presenta come prima fonte di guadagno proprio la vendita di sostanze stupefacenti. Per conoscere il valore delle entrate all’interno della nostra penisola si possono fare solo dei calcoli approssimativi.

Basti pensare che L’anno scorso in Italia sono state sequestrate circa 145 tonnellate di sostanze illegali, un numero spropositato che indurrebbe a far ragionare. Piero David, ricercatore di economia applicata dell’Università di Messina, prendendo in considerazione la tassa sul tabacco, ha stimato un’entrata del 75%. Applicandola anche ai derivati della cannabis si avrebbe un incasso per lo stato tra 6,5 e 8,7 miliardi. Negli USA, dove la legalizzazione è in atto, con la vendita di marijuana e derivati di essa lo Stato incassa una somma che va tra i 8,7-11,6 miliardi. Quest’anno il giro d’affari è addirittura raddoppiato.

Simile è anche la cifra ottenuta proiettando sull’Italia il consumo dei cittadini del Colorado nel 2014. In questo caso il risultato è 7,3 miliardi di euro di tasse. Come dice lo stesso ricercatore “Peraltro la stessa Direzione nazionale antimafia consiglia la legalizzazione perché la repressione ha fallito e loro non sono in condizioni di investire ulteriori risorse per contrastare il consumo di cannabis”. Nelle prossime settimane le commissioni congiunte Giustizia ed Affari sociali della Camera discuteranno il testo di legge sulla legalizzazione presentato dal senatore Benedetto Della Vedova. Si presume che il provvedimento vada al voto alla Camera nella primavera dell’anno prossimo.