Intervista Esclusiva a Lele Boccardo, autore de “Il rullante insanguinato”

A sei anni di distanza dal fortunato "Un futuro da scrivere insieme”, l'autore torinese torna con un nuovo romanzo in salsa noir.

Intervista Esclusiva a Lele Boccardo, autore de

Abbiamo incontrato per voi lo scrittore Lele Boccardo, che ci ha parlato del suo nuovo romanzo “Il rullante insanguinato”, disponibile in tutte le librerie italiane dal 17 marzo. L’autore torinese, noto giornalista e critico musicale, ha realizzato un’opera noir che ruota attorno ad una serie di delitti che hanno come vittime i batteristi di alcune tribute band. Vi proponiamo di seguito la nostra intervista esclusiva all’artista.

  • Salve Lele, ci parli del suo nuovo romanzo “Il rullante insanguinato”, come lo descriverebbe?

“Lo descriverei in una sola parola: credibile. Nel senso che ho cercato in tutte le maniere, e spero proprio di esserci riuscito, di creare una storia con personaggi veri senza ricorrere troppo alla fantasia. Ho attinto al mio campo, quello della musica, che conosco meglio. Essendo un accanito lettore, mi sono imbattuto spesso in storie alquanto strampalate, in città immaginarie descritte molto male, quindi ho attinto alla realtà di tutti i giorni con l’intenzione e l’obiettivo di fare una storia credibile”.

  • Se dovesse collocare in un genere questo romanzo, come lo definirebbe?

“Un noir-musicale, nel senso che la musica è protagonista principale, perché sono coinvolte delle Turbate Band, peraltro esistenti, e parecchie citazioni a testi di canzoni. Mi piace ricordarle tutte in ordine di apparizione: GliSplendidi di Torino che tributano Jovanotti, i Solid Rockers di Imperia che omaggiano i Dire Straits, i Ghost in the machine di Torino omaggio a Sting e i Police, gli Oronero di Torino tributo ufficiale a Ligabue, i Bad medicine di Lodi che tributano i Bon Jovi ed, infine, La combricola del Blasco di Imperia che omaggiano Vasco Rossi”.

  • Cosa spinge un gruppo musicale a diventare Tribute Band? Rispetto a chi decide, invece, di portare avanti la sua storia ed una propria identità musicale?

“Credo che alla base di tutto, sia per un cantautore che per qualsiasi altra forma di espressione musicale, ci sia la passione. Quando qualcuno arriva a farne un lavoro, ottenendo ingaggi per diverse serate, la trovo una cosa molto bella, ma penso che per ogni musicista ci sia di fondo la passione, altrimenti senza di quella non vai da nessuna parte”.

  • Altro ruolo importante è costituito dalla figura del batterista, perché questa scelta?

“Perché ho un passato da batterista, da giovane, quarant’anni fa si suonava nei locali della parrocchia. Con gli amici di sempre, un chitarrista, un basista ed un tastierista (Maurizio Gualtiero e Loris), abbiamo messo su questa prima band, facevamo pezzi della PFM, delle Orme e complessi che andavano in voga all’epoca. Poi, per una serie di motivi, ho lasciato lo strumento per occuparmi di radio, nel ’77 sono stato uno dei primi deejay e speaker radiofonici di Torino e l’ho fatto per una ventina d’anni. La batteria è stato un po’ il mio inizio, quello che succedeva alla nostra epoca, quando non c’era internet, non c’erano gli I-Phone, i videogiochi e si portavano le ragazze in bicicletta, ci si ritrovava in parrocchia, c’è chi giocava a pallone e chi suonava. Per gli adolescenti di quarant’anni fa era una cosa abbastanza normale, adesso magari qualcuno potrebbe inorridire ma per noi era la quotidianità, una bellissima quotidianità”.

  • Rispetto alla sua prima opera “Un futuro da scrivere insieme”, pubblicata sei anni fa, cosa è cambiato nella sua vita e cosa lega questi due libri, apparentemente così differenti?

“La mia vita è cambiata parecchio, all’epoca avevo appena ripreso la mia attività da giornalista, poi ho ricominciato a scrivere articoli su articoli e mi è venuto quasi naturale occuparmi di musica. Diciamo che il filo conduttore tra i due è sicuramente questo, perché anche nel mio primo libro ci sono riferimenti a testi di canzoni. Diciamo che il leitmotiv dei due romanzi è decisamente la musica”.

  • Ci sono dei ringraziamenti che sente di fare?

“In primis a coloro che hanno scritto la prefazione del mio libro: da Maurizio Scandurra uno dei più grandi critici musicali italiani, ad Andrea Mingardi, cantautore che non ha bisogno di presentazioni. Entrambi hanno centrato, sotto aspetti diversi, il senso del libro dando un valore aggiunto ed una grande soddisfazione al sottoscritto. Poi vorrei citare e ringraziare anche Valerio Liboni dei Nuovi Angeli, il musicista torinese per eccellenza, ed il mio editore Piero Partiti”.

  • Quali sono i prossimi appuntamenti in programma?

“Appuntamenti in programma ce ne sono tantissimi, per essere sempre aggiornati vi invito a mettere ‘mi piace’ alla pagina Facebook ufficiale de ‘Il rullante insanguinato’, dove pubblichiamo tutti gli eventi in calendario. Prendere parte al Salone del Libro a maggio sarà sicuramente elettrizzante, perché sarà per me un doppio coinvolgimento, da un lato il mio lavoro di giornalista e poi toccherà per una volta anche a me stare dall’altra parte del tavolo. Un’esperienza sicuramente incredibile, un grande risultato sia per me che per il mio editore”.

  • Passando al suo mestiere di critico musicale, che direzione sta prendendo secondo lei la musica italiana?

“Sta prendendo una direzione bruttissima, gente che arriva dai talent buttata allo sbaraglio, senza preparazione e senza gavetta, successi quanto mai effimeri che lasciano il tempo che trovano. Mi auguro ci sia decisamente un’inversione di tendenza, che si torni a fare musica nel vero senso della parola con artisti nel vero senso della parola. Il problema è che, innanzitutto, nei talent si canta e non si interpreta. Quelli della vecchia scuola, cito Al Bano e Fiorella Mannoia, interpretano quando cantano, che è una cosa diversa. Tra le nuove leve, invece, un’eccezione può essere Ermal Meta, che mi piace perché dice quello che pensa, senza tanti fronzoli e senza troppi peli sulla lingua. Sicuramente una voce fuori dal coro, un grande artista che merita il successo che sta avendo”. 

  • Il bagarinaggio, in particolare il secondary ticketing, è un fenomeno che verrà  presto fermato o c’è il pericolo che vada avanti?

“Per certi artisti trovare il biglietto il giorno stesso in cui aprono le vendite è molto difficile, in tanti casi non si capisce il perché. Una grossa piaga che purtroppo con l’avvento di internet sembra in parte inevitabile, purtroppo sono fenomeni ai quali non si possono dare risposte. Sono cambiati i tempi in cui andavi nel negozio, facevi la coda e compravi il biglietto, ma questo succede anche per il calcio e lo sport, è un fenomeno abbastanza comune, con diverse società colluse con la malavita per la vendita dei biglietti, ma stendiamo un velo pietoso, mi permetto di dire”. 

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.