L’Ultima Fenice di Luigi Elia: Recensione del Romanzo

La recensione del romanzo edito da Cavinato Editore International e scritto da Luigi Elia, "L'ultima fenice"

E’ uscito per Cavinato Editore International il libro “L’Ultima Fenice” del romanziere di gialli salernitano, Luigi Elia. Di questo autore questo è il quinto lavoro letterario, un romanzo che sperimenta un nuovo modo di fare letteratura gialla, un esperimento ribattezzato “Giallo sporco”, in ripresa dello stile americano dell’hard boiled in voga negli anni venti.

L’ultima fenice: la recensione

Un unico romanzo per due storie, un intreccio di vite, una reale introdotta dalla parola Moleskine – come il famoso brand di taccuini – e una frutto della fantasia dell’autore che convergono entrambe nello stesso finale filosofico, insito nel titolo dell’opera: il risveglio della fenice. Analizziamo così in maniera separata – o almeno ci proviamo – i due ambiti della storia. Siamo in una Roma di fine gennaio, un commissariato di quartiere al centro di tutto, e una serie di personaggi tipici del giallo: il commissario e le sue pregresse vicende familiari, una serie di casi da risolvere e – come prerogativa di ogni buon hard boiled – violenze sessuali alibi di un serial killer. Nessun eroe, nessun cavaliere errante, solo persone comuni, vicende descritte in una quotidianità in cui ogni abitante di una realtà metropolitana può ritrovarsi.

E poi ci sono i capitoli “Moleskine”, forse i più difficili da riuscire a guardare dentro, quelli che descrivono una intimità dell’autore, che dalla copertina di Linus della sua fantasia artistica si libera descrivendo un senso di profonda inquietudine e senso di disadattamento nella sua realtà abitativa. Un estro soffocato dal contorno, dalle opportunità mancanti e dal pregiudizio del paese. Una visione a spirale che va restringendosi (o aprendosi) dalla visione metropolitana immaginata (o potremmo dire sognata) a quella della provincia, reale.

Ed una fenice. Animale da sempre sacro nella mitologia. Uccello noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Un tatuaggio, una idea, un simbologismo che apre a mille profonde insenature nel nostro inconscio. Ci offre una nozione realista del tempo, del modo in cui lo viviamo e/o sprechiamo, dell’inerzia in cui ci crogioliamo quando gli stimoli ci mancano o non riusciamo a carpirli. Un romanzo di rinascita, un esempio di come dalle ceneri si ricostruisce una nuova esistenza, e le imperfezioni spesso creano risultati migliori degli originali. Dentro ognuno di noi esiste una fenice, quella descritta dall’Elia è capace di tenerti incollata al libro anche per strada mentre attraversi la strada e i clacson imprecano rischiando di non attentarti la vita. Insomma un libro che si legge con fame di sapere dove i due mondi – reale e immaginario – si incontrino, tutto d’un fiato.

Social Addicted. Sceneggiatrice su whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le sue due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.