Santa Rosalia: Festino e Storia della “Santuzza” dal Sangue Blu

La storia di Santa Rosalia e il festino che Palermo dedica alla "Santuzza" dal sangue blu

Quasi 400 anni sono passati dalla morte della Santa Vergine Palermitana Rosalia, ma la sua è una storia particolare, avvolta nella santità e inebriata dal suo nobile sangue. Quest’anno, si festeggia il 393° Festino in onore di Santa Rosalia, patrona della Città di Palermo ed una delle sante più importanti per i siciliani. Quella per Rosalia, non è soltanto una devozione per i palermitani ma è soprattutto un’identità, un riconoscersi nella figura di una ragazza la quale secondo i palermitani, ha salvato la città di Palermo dalla morsa della peste che attanagliava la città e le sue periferie.

La storia di Santa Rosalia: “Vergine Nobile”

Rosalia Sinibaldi, nasce a Palermo probabilmente nel 1130 da una famiglia di nobili origini, stando alla tradizione infatti, pare che la sua famiglia discendesse da Carlo Magno e quindi da Pipino nonché Re d’Italia, fino ad arrivare al Conte Teodino e quindi al conte Sinibaldo Dé Sinibaldi, padre di Rosalia. Fu Ruggero D’Altavilla a concedere a Sinibaldo un possedimento nella Quisquina ed un altro in provincia di Agrigento, ma sarà la Quisquina ad avere un ruolo nella vita di Rosalia. All’età di circa 15 anni, Rosalia, come era in uso all’epoca, viene promessa in sposa al conte Baldovino, ma rifiutò e anzi espresse al padre la volontà di dedicarsi alla vita religiosa. E così avvenne.

Rosalia infatti si ritirò da eremita a Santo Stefano di Quisquina (AG), dove vi rimase per 12 anni, di ciò ne abbiamo notizia grazie ad un’iscrizione rinvenuta all’ingresso della grotta dove risiedeva, la quale così riportava: “Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae Et Rosarum Domini Filia Amore D.ni Mei Iesu Christi In Hoc Antro Habitari Decrevi” ovvero (Io Rosalia Sinibaldi, figlia del Signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta). Dopo Quisquina, Santa Rosalia ritornò nella sua casa natale di Palermo, ma vi rimase poco in quanto presa dall’ardore della fede, si ritirò in una grotta presso Monte Pellegrino. Qui trovò rifugio in una grotta dove vi era una fonte d’acqua e un vecchio altare dapprima pagano e successivamente consacrato alla Madonna, e fu proprio in quella grotta che Rosalia si spense 8 anni dopo il suo arrivo, il 4 settembre 1170.

Santa Rosalia: la peste e il ritrovamento delle ossa

Il 7 maggio del 1624, dopo l’arrivo di un vascello nel porto di Palermo, con a carico marinai malati di peste, in tutta la città si diffuse in brevissimo tempo, il virus pestilenziale. La città era attanagliata dall’epidemia e stracolma di appestati e ciò non  sembrava non fermarsi anzi tutto il contrario. Il 26 maggio dello stesso anno, Girolama La Battuta, salì a Monte Pellegrino per adempiere ad un voto in quanto ammalata, quando giunse in vetta bevve l’acqua che sgorgava dalla fonte, ed ebbe la visione della Madonna e di Santa Rosalia, immediatamente guarì.

Durante la visione, le due figure le indicarono un luogo dove vi era un tesoro e così, aiutata dai parenti e da alcuni frati del vicino convento, vennero rinvenute delle ossa che secondo la tradizione, profumavano di fiori freschi. Intanto, le persone salivano a Monte Pellegrino per bere l’acqua miracolosa e tutti miracolosamente guarivano, e fu così che dopo aver accertato l’autenticità delle ossa, l’Arcivescovo Giannettino Doria proclamò Santa Rosalia Patrona della Città di Palermo, anche e soprattutto per volere dei palermitani stessi. Il 9 giugno 1625 (un anno dopo), si svolse la processione con l’urna contenente i resti di Santa Rosalia e proprio al passaggio di quest’ultima, le persone guarivano e in pochissimo tempo l’epidemia di peste cominciò a diminuire fino al 3 settembre 1625, quando venne riaperta la circolazione a persone ed animali. La peste era stata sconfitta per intercessione di Santa Rosalia.

Il festino di Santa Rosalia a Palermo

Santa Rosalia si festeggia in diverse zone della Sicilia, a Santo Stefano di Quisquina, a Bivona, ma soprattutto a Palermo, quest’anno infatti si festeggia il 393° Festino dedicato alla Vergine palermitana. Una festa che si divide sia in religiosa che laica poiché tutta una serie di eventi fanno da contorno alla festa religiosa, spettacoli, musica, teatro e tutto ciò che ricordi la Santa dal punto di vista artistico e folkloristico. Per comprendere quanto detto, è necessario entrare nei vicoli e nelle viuzze del centro storico palermitano, poiché è al loro interno che si respira la vera aria del festino e della devozione alla Santuzza. Ovviamente, non può mancare la parte gastronomica con tutti quei cibi che riconducono alla tradizione culinaria palermitana, dalle lumache con il prezzemolo, al panino con la milza, dallo sfincione palermitano, al panino con le pagelle. È festa a Palermo, quella festa nella quale Palermo di identifica in quella ragazza nobile che ha salvato la città dal male della peste, riportando Panormus al suo splendore di città nobile e reale.

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Laureando in Scienze Religiose, appassionato di tutto ciò che riguarda la storia, in particolare quella della Chiesa e anche di giornalismo. Sognatore e visionario, speaker radiofonico e amante dell'arte in generale. Il mio sogno ? Diventare vaticanista!