The Handmaid’s Tale Serie Tv: Trama e Recensione

Il racconto dell’ancella, The Handmaid’s Tale, è una serie TV tratta da un romanzo distopico di Margaret Atwood del 1985 (romanzo che ha vinto il Premio Arthur C. Clarke 1987 e il Governor General’s Award ed è stato candidato al Premio Nebula, al Premio Prometheus e al Booker Prize).

Riassunto e recensione di “The Handmaid’s Tale”

Ambientato in un futuro prossimo (dobbiamo forse stare in guardia?) in una teocrazia totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti, Il racconto dell’ancella è una serie tv di forte impatto emotivo che vuole esplorare i temi della sottomissione della donna e dell’uso del corpo della donna che governo, politica e genere maschile vuole farne. La trama spazia tra il drama e una visione fantascientifica della Terra e dei suoi abitanti.

Alla fine del ventesimo secolo le superpotenze mondiali sono stremate da guerre, carestie e inquinamento. Il problema più grave è la crescita zero e l’infertilità del genere umano, che potrebbe così estinguersi per sempre. Come risultato, nel Nord America a seguito di un golpe, si insedia un regime totalitario teocratico; l’ispirazione dei nuovi comandanti per instaurare un nuovo ordine sarà “la Repubblica di Galaad” di stampo biblico-cattolico; bandita lettura, emancipazione e amare. Le donne private di ogni bene, ogni diritto, ogni libertà in un mondo che puzza di antico.

Ecco allora il protagonista vero: il corpo della donna. La vitalità e la fertilità che tanto possono spaventare per la potenza insita nelle donne. La serie tv parla di donne snaturate nella loro essenza, ma anche gli uomini stessi si snaturano, diventano grotteschi  feticci di una relazione malata con il femminile. In questa prospettiva apocalittica, che magari ora ci sembra così lontana nella illusione di diritti e nuove conquiste al femminile, ci siamo noi. Nei nostri schizofrenici tempi moderni. Tempi dove più diventiamo indipendenti e dove sempre più anche la maternità stessa diventa scelta consapevole, più la società si fa preoccupata per la perdita di certezze di ruoli e generi su cui si fonda la cultura (italiana?) moderna.

Questa serie diviene così una crepa nella modernità quanto nei cuori stessi delle donne. Tanto rappresenta una possibilità lontana quanto una paura presente in ognuna di noi. Una serie non sicuramente femminista da una parte ma che sottolinea la necessarietà della donna come motore di lotte, emancipazioni e nuova vita. Mai come in questo fragile “oggi “ abbiamo bisogno di crederci unite e in lotta. Anche quando ci sembra di essere arrivate da qualche parte. Dunque una serie da vedere, magari insieme a qualche amica.