The Witch, film vincitore del premio “migliore regia” al Sundance Film Festival: Trama

Un film di cui non si è parlato abbastanza. Anche se ha avuto una buona accoglienza, non tutti lo hanno visto. Colpa di una data d’uscita poco strategica (18 agosto), The Witch è un film che merita di essere recuperato.

Opera prima dello statunitense Robert EggersThe Witch è reduce dal buon successo al Sundance Film Festival, dove ha vinto il premio per la “migliore regia”.

New England, inizio ‘600. Una famiglia di contadini profondamente religiosi, fervidi credenti di superstizioni arcaiche e stregoneria, composta da due genitori e cinque figli, vive nell’isolamento e nella monotonia più totale, dopo che il padre è stato allontanato dalla comunità puritana per le sue idee circa la parola di Dio. Quando un giorno la giovane Thomasin (la ventenne Anya Taylor-Joy, in una performance da urlo), la maggiore dei quattro figli, smarrisce nel bosco il piccolo Samuel, bambino ancora in fasce che non viene più ritrovato, non immagina che quel drammatico evento sarà l’inizio di una tragedia. Omissioni, superstizioni, bugie, turbamenti adolescenziali innescano a poco a poco una spirale d’odio che prende lentamente possesso tutti i membri della famiglia, mettendoli gli uni contro gli altri. Il demonio è entrato nella famiglia, assumendo le sembianze di un insospettabile caprone nero. Tutto cambia. Qualcosa di sinistro, di mistico sta avvenendo in questa famiglia. Qualcuno grida alla strega. È Thomasin la prima ad essere sospettata, divenendo oggetto di odio e di insulti da parte dei vari membri della famiglia. L’innocenza, i turbamenti adolescenziali, così come la verità sono un pericolo per la gretta mentalità seicentesca. Ma Thomasin è davvero innocente? Oppure nasconde a tutti una terribile verità, persino a sé stessa?

Definito da molti come “il film più pauroso dell’anno”, The Witch è piuttosto un dark tale, un racconto di forte ispirazione letteraria anglo-germanica, un racconto di streghe e di boschi che i movimenti di macchina non si stancano di dipingere come un horror, ma l’orrore è nascosto bene sotto la superficie. Non viene mai veramente a galla. Assistiamo piuttosto al suo trasformarsi in qualcosa di diverso, a metà strada tra l’oscuro e il mansueto.

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.