9 Maggio Giorno della Vittoria in Russia: celebrato il 72° anniversario

Oggi in Russia si celebra la Giornata della Vittoria per ricordare il trionfo sul nazismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Parata in Piazza Rossa ma assenti molti leader occidentali.

Il 9 maggio la Russia festeggia il Den’Pobedy, il Giorno della Vittoria, per ricordare il trionfo sulla Germania di Hitler e la fine della Seconda Guerra Mondiale, da loro chiamata Grande Guerra Patriottica. La ricorrenza è stata celebrata in 27 città.

Oggi a Mosca, in Piazza Rossa, si sono tenute le celebrazioni del 72-esimo anniversario del V-Day, in occasione delle quali è stata organizzata una parata militare spettacolare. Dopo la cerimonia di apertura e il discorso del presidente Vladimir Putin, ha avuto inizio la sfilata delle forze armate russe. A causa del maltempo, tuttavia, l’aviazione è stata costretta a ritirarsi. Al termine della parata il leader del Cremlino ha deposto una corona di fiori davanti alla Tomba del Milite Ignoto, nei Giardini di Alessandro, e, dopo un minuto di silenzio, è stato suonato l’inno nazionale russo.

Putin in Siria: "Raid contro l'Isis"

Giorno della Vittoria: assenti in Russia i leader di Italia, Francia e Gran Bretagna

Su 68 invitati, sono solo 25 i Capi di Stato stranieri e loro delegati che hanno accettato l’invito di Putin a prender parte alla cerimonia in Piazza Rossa. Grandi assenti i leader occidentali: Italia e Francia hanno scelto di mandare i rispettivi Ministri degli Esteri, la Gran Bretagna un ambasciatore. Uniche eccezioni Alexīs Tsipras per la Grecia e Nikos Anastasiadis per Cipro.

“L’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda Guerra Mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente” ha commentato Silvio Berlusconi in una lettera indirizzata al Corriere della Sera, concludendo che “considero quelle poltrone vuote sulla Piazza Rossa non una prova di forza, ma l’emblema di una nostra sconfitta”.