Andy Warhol, Vesuvius in Mostra a Napoli

Vesuvius rosso e vesuvius nero di Andy Warhol in mostra a palazzo Zevallos Stigliano di Napoli

E’ una primavera/estate ricca di arte per la città partenopea, mesi intrisi di arte classica con Caravaggio presso Gallerie d’Italia, Palazzo Zevallos Stigliano, cubismo con Picasso Parade presso il Museo di Capodimonte, e pop art – il gusto del moderno e del popolare – con Andy Warhol, e noi di Newsly.it li documenteremo per voi in un tour a tappe.

Mostre Napoli, prima tappa Andy Warhol

Dal 14 aprile al 4 giugno a Palazzo Zevallos Stigliano, acquisito dalla Banca Commerciale italiana nel 1920 ed oggi sede museale di Intesa Sanpaolo in via Toledo a Napoli, è stato possibile ammirare due delle più importanti serigrafie di Andy Warhol: Vesuvius rosso e Vesuvius nero, entrambe inserite nella famosa serie Vesuvius by Warhol, un ciclo di lavori realizzato da Andy Warhol nel 1985 in occasione dell’omonima mostra tenutasi al Museo di Capodimonte e organizzata dal gallerista Lucio Amelio, da cui le due opere vennero successivamente acquistate dalla Banca.

Il rapporto di passione che Warhol aveva con Napoli affonda le sue radici ancor prima della serie “Vesuvius”, egli infatti nel 1980, nei giorni successivi al terremoto dell’Irpinia, egli aveva realizzato Fate presto, una serigrafia della prima pagina del quotidiano “Il Mattino” che invocava rapidità nei soccorsi. Egli sapeva bene che il Vesuvio è simbolo di vita per la sua incessante ed imprevedibile attività, ma è anche immagine di morte e devastazione. Alla sua storia si sono legate leggende e superstizioni, convinzioni connesse a credenze di vendetta divina e punizione dei peccati. Con Vesuvius Warhol si distacca dalla tradizione e identifica nel Vulcano il simbolo della straripante vitalità ed energia del popolo napoletano. Una visione positiva, infusa anche dai colori brillanti da lui utilizzati.

Come si legge dal comunicato stampa che introduce la mostra: “Il ciclo Vesuvius si compone di diciotto tele, realizzate nel 1985, in occasione di una mostra tenuta al Museo Nazionale di Capodimonte, dove è attualmente conservata la più famosa di esse, nella sezione di Arte Contemporanea. Il rosso ed il nero, protagonisti delle tele in mostra a Palazzo Zevallos, riconducono alla mente la lava incandescente ed il fumo nero che nelle eruzioni contorna la bocca del vulcano e si spande, inghiottendo l’azzurro del cielo; tutti elementi che stimolano quel sentimento, insieme terrificante ed estatico, in cui il Romanticismo aveva identificato il sublime. Come racconta l’artista in un’intervista dell’epoca, i vulcani giocati su differenti cromatismi dovevano dare “l’impressione di essere stati dipinti giusto un minuto dopo l’eruzione”, restituendo una gamma di sensazioni e visioni dello stesso fenomeno”.

Per quanto riguarda la scelta dell’artista di usare la tecnica serigrafica per realizzare queste opere egli lo fa per rendere plastica la standardizzazione del gusto pubblico: “La tecnica di stampa serigrafica prevede il passaggio di inchiostro, spesso colorato, da una matrice al foglio; l’inchiostro viene fatto filtrare attraverso una pezza di seta, coperta in alcuni punti e non in altri secondo un certo disegno, mediante la pressione di una paletta di gomma in modo che si depositi su un foglio di carta sottostante – ci spiegano dettagliatamente nello stesso comunicato stampa. La semplicità di tale procedimento non consente di ottenere il chiaroscuro ma solo colori piatti e campiti. Nel caso della raffigurazione del Vesuvio il senso drammatico dell’evento risulta attenuato da una resa dell’immagine fortemente bidimensionale”.

Vesuvius è un emblema ridotto a stereotipo ed è, infatti, centro unificante di molteplici tele in cui si esplica ciò che per Warhol è l’arte di massa, l’esaltazione del consumo spasmodico e l’indigestione che l’artista americano ha per l’anima capitalista e la costante propaganda pubblicitaria. Wharol con la provocatorietà della serie Vesuvius, nella sua conformità, riesce in maniera quasi ossimorica ad inscrivere una sua personale impronta, la stessa che lascia nel cuore dei visitatori al cospetto della “a’ Muntagna bell”.