Bufale online, quando le fake news ti rovinano la vita

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Spesso se ne sottovaluta la portata ma le bufale online rischiano, davvero, di rovinare la vita a ignari internauti la cui unica colpa è quella di avere un profilo social attivo. Il tema è caldissimo e il servizio mandato in onda durante la puntata de Le Iene del 21 maggio scorso ne è prova lampante. La storia è semplice: qualcuno posta un link ad un profilo Facebook, una foto e un post in cui (neanche tanto velatamente) lascia intendere che l’uomo ritratto nella foto sia un pedofilo.

Il post in pochissimo tempo diventa virale, raggiunge 200 mila condivisioni in Italia e all’estero. La vita del ragazzo ritratto in foto è praticamente distrutta. È più o meno così che è andata al ragazzo che ha trovato il coraggio di denunciare tutto pubblicamente (affidandosi anche ad un gruppo di hacker professionisti per risalire all’identità di chi ha condiviso, per la prima volta, il post).

Bufale online, le fake news che ti rovinano la vita

Il fenomeno fake news, nonostante sia diventato di rilevanza mondiale dopo le famose dichiarazioni di Donald Trump, rischia di sfuggire di mano. Gli interventi normali, per quanto auspicabili, difficilmente riescono ad arginare il fenomeno. Del resto, laddove la magistratura avviasse anche un’inchiesta e provasse a verificare le responsabilità penali collegate ad ogni singola bufala social, per ottenere le informazioni necessarie, toccherebbe dare il via ad una rogatoria internazionale per ottenere, chissà quando e chissà come, le informazioni utili alle indagini direttamente da Facebook.

Il sistema di controlo (e di indagine) nasce dunque monco: pensare di poter intervenire solo con questi strumenti, offre un quadro assolutamente parziale della vicenda.

Fake news, come difendersi?

Non c’è soluzione alle fake news. Le bufale online viaggiano molto più velocemente delle denunce e degli interventi normativi. La magistratura non ha strumenti stringenti di intervento e la soluzione, dunque, non può che passare dagli utenti del web. Sono gli smanettoni, quelli davvero social, gli unici che possono arginare il fenomeno, anche semplicemente verificando una notizia prima di pubblicarla. Le fonti, giuste, non mancano affatto.

Napoletano di nascita e cilentano d'adozione, è appassionato di letteratura sportiva e del Calcio Napoli. Nasce economista per svista con la grande necessità di comunicare e di trasmettere. Di condividere e di parlarne. Il tempo libero è dedicato alle sue grandi passioni, tra cui i cani. Massimo Esposito su Twitter