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Arrestato Cesare Battisti: dal Brasile con meta Bolivia

Sogni di fuga infranti (gli ennesimi) per il terrorista italiano Cesare Battisti. L’arresto si è concluso ieri ad opera della Polizia Rodoviaria brasiliana, nel corso di un blitz a Corumbá, città di confine. Stando a quanto affermato dalle autorità brasiliane, Battisti stava tentando di fuggire nella vicinissima Bolivia a seguito della richiesta del Governo Italiano a Michel Temer, l’attuale presidente. Una richiesta che prevedeva l’annullamento dello status di rifugiato politico concessogli nel 2010 da Lula nel suo ultimo giorno alla guida del Paese.

L’obiettivo italiano, che si rincorre ormai da anni è quello di riaverlo in Italia affinché giustizia possa esser fatta e Battisti possa scontare la sua condanna all’ergastolo per quattro omicidi.

Cesare Battisti: storia del terrorista “rosso”

A ribadire questa volontà è proprio il segretario del Pd Matteo Renzi in un tweet.

Ma ripercorriamo un istante insieme la vita del terrorista fra i ricercati italiani all’estero. Cesare Battisti nasce nel 1954 a Sermoneta, poco lontano da Latina. Ai principi dei ’70  abbandona la scuola; inizia così la sua carriera di criminale. Rapine, furti e sequestri di persona si susseguono rapidamente nella scalata da semplice delinquente a criminale in carriera. Subisce diversi arresti, ma questi non fermano la sua ascesa. Il ’76 è l’anno del trasferimento al Nord, dove partecipa alla fondazione dei Pac, i Proletari Armati per il Comunismo.

…Diventato “scrittore”

Si tratta di una fondazione nata in seno all’autonomia della periferia meneghina. Si sussegue un nuovo arresto, sempre per rapina e in questo frangente viene rinchiuso nel carcere di Udine; qui conosce Arrigo Cavallina, un ideologo dei Pac. Negli anni successivi partecipa attivamente alle azioni del gruppo eversivo, e di nuovo questo lo strapperà alla libertà e al proprio gruppo: viene arrestato nel 79′ a Milano ed è in questo arresto, nel febbraio, che gli viene confermata l’accusa d’omicidio e la condanna a 13 anni e 5 mesi per la morte del gioielliere Pierluigi Torregiani.

Da questo momento storico in poi Cesare Battisti collezionerà una serie di reati, condanne e un’evasione dal carcere di Frosinone. L’accusa è un totale di quattro omicidi, ma ormai Cesare Battisti in Italia non c’è più. Comincia il lungo viaggio e la lunga caccia all’uomo: si parte da Parigi, poi in Messico, a Puerto Escondido, dov’è con la compagna Laurence, dalla quale poi si separa e che gli dona due figlie. E’ in Messico che fonda il giornale “Via Libre”, che sposta poi a Parigi. Dopo una serie di vicissitudini  dagli anni 90′ in poi, con mancate estradizioni richieste e non ottenute, Cesare Battisti fugge in Brasile nel 2004. E, come in un’epopea narrativa si giunge al 2017, a scrivere un nuovo capitolo della sua vita.

Focus sull’arresto: il criminale sempre difeso dai potenti

L’ormai ex terrorista dei Pac, al momento dell’arresto si conta avesse con sé circa 5.000 dollari e 2.000 euro. Si tratta quasi del doppio del valore limite in contanti che le autorità brasiliane consentono di far “uscire senza autocertificazione”. L’ipotesi più accreditata da parte degli inquirenti, italiani ed esteri è che l’ammontare rappresentasse per Cesare Battisti la somma necessaria per ricominciare, per l’ennesima volta, una nuova vita. Ovviamente nella Bolivia di sinistra targata Evo Morales.

Teniamo a ricordare il clima che si era venuto a creare intorno al noto ex militante: innanzitutto l’impeachement della presidente Dilma Rousseff nel 2016; per concludere,  l’ondata di corruzione indicibile che ha travolto il Partido dos Trabalhadores di Lula. Entrambi i fattori, se sommati rendono bene l’idea su che “aria tirasse” nel mondo di Cesare Battisti. Mancatogli terreno stabile su cui muoversi e privato della protezione politica di Lula & Co, l’ex Pac si è visto così braccato.

…che ora ha perso “terreno”

Già lo scorso anno, come in questo 2017, sempre per il timore che l’Italia ne chiedesse di nuovo l’estradizione, la Difesa di Cesare Battisti aveva presentato un habeas corpus preventivo, una richiesta giuridica di liberazione di un individuo consentita dalla legislazione brasiliana.

Cosa che fu negata fra l’altro da Luis Fux, magistrato responsabile del caso presso la Corte Suprema perché, secondo quando dichiarato dallo stesso «non c’era motivo concreto per la richiesta avendo il presidente della Repubblica Temer tutto il potere di prendere decisioni relative alla presenza di stranieri nel nostro Paese”. All’origine della paura vi sono macchinazioni e pensieri che la mente elabora e traduce in concreto: da qui è possibile trarre il perché del tentativo di fuga andato male ieri.

Cosa ne pensiamo noi

Che si stia per chiudere il sipario su questo criminale pluri-omicida, rimasto impunito solo per i capricci di un leader corrotto? Al momento è impossibile stabilirlo. Cesare Battisti è l’ennesima rincorsa dell’Italia alla Legalità… il cui ossimoro è proprio rappresentato da  questo emblema vivente dell’Illegalità. Molti, scioccamente privi di cognizione (storica) di causa si sono limitati per anni a parlare di Cesare Battisti come di uno “scrittore perseguitato per i suoi ideali politici“. La realtà dei fatti, però smentisce a pieno tali affermazioni inique. Affermazioni, queste, che non rendono giustizia alla memoria delle vittime scomparse.

Eppure la vita, il karma o come desiderate soprannominare il classico “rovescio della medaglia” sa riservare spesso un risvolto inedito alle situazioni. Pensiamo proprio a Cesare Battisti e al luogo in cui sia stato catturato dalla polizia che non l’ha mai perso d’occhio. Un luogo che par sia, in questo caso perfetta metafora di un’esistenza sprecata e consacrata tutta ai sotterfugi, le fughe, le viltà verso gli uomini e la stessa legalità.

Corumbá non è una città “fra mille”, al confine con la Bolivia. 100mila anime del Mato Grosso, questa moderna “Sodoma e Gomorra“, lambita dal fiume Paraguay che fa da demarcazione fra i due Stati è un luogo da film western. Degno della fama che si porta dietro, vede alti i livelli di contrabbando, traffico di droga e prostituzione. No, Cesare Battisti non è mai stato al sicuro, neanche in Brasile. Soprattutto in Brasile, dov’era già stato catturato nel 2007 a Rio. Da carnefice a “vittima” o meglio: da persecutore a perseguito. Giustizia è fatta? Se tornerà in Italia…vedremo.

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