Favole bambini della buonanotte

Favole bambini della buonanotte

Per i papà o le mamme che la sera vogliono far addormentare i loro bambini cullati da dolci favole, così che i loro sogni possano essere ancora più tranquilli, ecco una favola, la migliore creata da scrittori italiani, da raccontare ai propri figli prima di andare a letto.

  • SUL VENTO DELLA FANTASIA: 

C’era una volta l’autunno con i suoi colori rossi e gialli, c’era una volta il vento tiepido dell’autunno, c’era una volta un albero grande e maestoso, c’era una volta una foglia arancione che si lasciò cullare dal vento tiepido che la portò sulla sua groppa per tutto il giorno, di posto in posto, di cielo in cielo, di lago in lago. La foglia si lasciava volare felice ed osservava tutto quello che si snodava attorno a lei, incuriosita da ogni rumore, da ogni vocio ed a certo punto da un pianto sommesso. Si avvicinò alle orecchie del vento dicendogli di avvicinarsi a quel pianto e il vento leggero scese fin giù, fino al ruscello, fino ad un bimbo seduto con la testa poggiata sulle ginocchia. La foglia si lasciò andare, ondeggiando, vicino al bambino, salutando con un sorriso il vento e, silenziosa, si poggiò vicino la sua mano. Rimase per dieci minuti in silenzio aspettando che quel pianto si calmasse, ma sembrava essere infinita la tristezza di quel bambino che ogni tanto si asciugava gli occhi ma riprendendo subito dopo a singhiozzare. Allora la foglia si decise e, sfiorando leggera la sua guancia, gli chiese perché piangesse. Il bambino si sorprese ma non si spaventò perché era stata così delicata quella carezza, da sembrare un lieve soffio di vento, impercettibile.

La foglia si poggiò sulle sue mani e gli ripeté la domanda mentre una goccia di lacrima cadde dalla sua guancia su di lei, ma lei era abituata alle gocce di rugiada del primo mattino e non le diede fastidio. – Allora?- incalzò la foglia sorridendogli. Il bambino aveva quasi timore ad aprir bocca ed infatti ci volle qualche secondo prima che si decidesse… iniziò a parlare ma balbettando e riuscendo solo con un grande sforzo a pronunciare le parole e difficilmente tutte intere… adesso la foglia capiva perché ci aveva messo così tanto a parlare… Il piccolo bimbo spiegò che non riusciva a parlare bene per quanto ci provasse e che si sentiva diverso, si sentiva di troppo quando parlava con gli altri, anche se tanti suoi compagni gli volevano bene perché lui era un campione quando giocava a calcio, e tutti lo volevano in squadra perché se c’era lui si vinceva di certo! Ma finita la partita lui poteva solo sorridere e parlare un po’ con gli occhi perché non riusciva a parlare tanto della partita, dei passaggi, delle azioni come gli altri suoi compagni e allora questo lo rendeva triste. Sapeva che gli volevano bene ma si sentiva comunque diverso. E poi quello che più lo rattristava era andare a scuola e sfidarsi con la lettura e le interrogazioni perché lì parlare era fondamentale e lui non riusciva e sentiva tanta rabbia e tristezza ma non sapeva proprio come fare e allora non li faceva i compiti e non leggeva perché la sua voce non era come quella degli altri bimbi: le loro voci si capivano! Tutti volevano stare con lui perché era veramente un bambino buono ma lui si sentiva diverso, inadeguato e si rifugiava nella sua solitudine, nella sua tristezza. La foglia sentiva adesso che anche le sue stesse lacrime la stavano bagnando e si avvicinò al viso del bambino per fargli sentire che sentiva la sua tristezza. Poi però si rese conto che non poteva lasciare che il bambino piangesse e decise di portarlo con sé in groppa al vento per fargli vedere che tante volte il suono delle parole, in qualunque modo pronunciate, fa vivere la stessa emozione. E salirono insieme sul vento che li portò fra gli alberi, fra le case, fra le altre foglie marroncini. E il bambino si lasciò cullare da quei colori, da quegli odori, da quelle emozioni che stava vivendo… Vide tantissimi bambini giocare nel campo di calcio perché il tempo era sereno e il sole riscaldava le loro gambe nude. Seguì la palla a lungo e fu quasi tentato di scendere dal vento e andare a fare due tiri ma erano già poco più distanti quando vide un gruppo di bambine giocare nel parco, sugli scivoli e nel castello e tra queste fu catturato da una bambina dagli occhi grandi e verdi e dai lunghi capelli rossi. Ma quello che più aveva catturato la sua attenzione fu il suo sorriso e quel suo parlare sicuro e veloce con tutte le altre bambine che le stavano attorno. Sembrava una principessa tra le sue damigelle. E il bambino ricordò che quel sorriso lo aveva già visto: quella bambina andava alla sua stessa scuola. E sorrise all’idea di rivederla presto e stranamente, in quello stesso istante, anche la bambina sorrise guardando in alto. E lui si fece rosso rosso anche se sapeva che salendo sul vento era diventato invisibile… sorrise a sua volta e si fece rosso rosso… Era tempo di rincasare ora… Erano stati sul vento un intero giorno…Alla sera il vento li salutò e il bimbo e la foglia si guardarono felici. La foglia sedendosi sulle sue mani gli chiese come si sentisse e il bambino, senza esitare, iniziò a parlare di tutte quelle emozioni che aveva provato volando di posto in posto e, stranamente, la voce faceva difficoltà molto meno rispetto alla mattina, balbettava si, ma non in maniera marcata come qualche ora prima. La foglia allora gli sorrise e gli ripeté: “le emozioni possono essere raccontate anche con voci diverse, voci che balbettano o voci lineari, voci sicure o insicure, ma riempiono il cuore allo stesso modo…” e il bambino capì e carezzò la piccola foglia che ora era stanca stanca e si era adagiata sul terreno per dormire ed anche il bambino tornò a casa e si addormentò felice di quella giornata.