Intervista a Rudeejay, l’artista racconta la sua “Under the same sky”

L'intervista a Rudeejay: tutto quello che c'è da sapere sul popolare dj emiliano, dal suo ultimo singolo agli incontri che hanno segnato la sua carriera.

E’ un periodo ricco di soddisfazioni professionali per Rudeejay, pseudonimo di Rodolfo Seragnoli, che è da poco tornato sul mercato discografico con un nuovo singolo intitolato “Under the same sky”, distribuito dalla Universal Music a partire dal 14 aprile.

Il brano, registrato allo StudiOmonimo di Bologna, è stato arrangiato tra l’AM Studio di Bologna e i db Studios di Como, mixato e masterizzato allo Studio 104 di Milano, con la collaborazione di Alessandro Moschini, in arte Marvin, ed Emanuele Cattaneo, meglio conosciuto come Da Brozz. Abbiamo incontrato per voi il giovane artista bolognese classe ’86, che si è aperto ad un’interessante intervista sulla sua carriera e sulla scena EDM italiana.

Partiamo dal tuo ultimo singolo “Under the same sky”, com’è nata l’idea e cosa rappresenta per te questo brano? “L’idea è nata quando mi sono ritrovato in studio con Lili, cantante con cui avevo già realizzato un altro brano dal titolo ‘Escape’. Lo scorso anno ho smesso di essere un ventenne compiendo 30 anni, ho sempre pensato che questo comportasse un passaggio da ragazzo ad uomo, indipendentemente da luoghi comuni o frasi fatte. Ho sentito la necessità di trasportare questa maturazione all’interno della mia musica, per questa ragione lo considero ad oggi il mio brano più profondo”.

In studio con te erano presenti i già citati Emanuele Cattaneo ed Alessandro Moschini. Com’è nata la collaborazione con loro? “Con Da Brozz la collaborazione è iniziata nel 2012, con lui facciamo produzioni pensate per la pista da ballo, ci piacciono molto i rispettivi stili ed abbiamo collezionato insieme dei bei successi. Con Marvin, invece, ci conosciamo da meno tempo. Da qualche anno si è trasferito nella mia città, perché ha una relazione con una ragazza di Bologna, un’insegnante di canto che conoscevo perché lavora nel mio stesso studio. Ci ha presentati e ci siamo piaciuti, musicalmente parlando, da subito. Siamo andati subito d’accordo e, sicuramente, dal mio punto di vista ero molto influenzato dal fatto di essere un suo grande fan. Da lì abbiamo cominciato a lavorare insieme, infatti oggi tra noi c’è uno splendido rapporto prima umano e poi artistico”.

Il singolo è accompagnato da un video dal taglio molto internazionale e diretto da un regista italiano. Sfatiamo dunque il mito che il nostro Paese non sia in grado di realizzare prodotti qualitativamente migliori o almeno paragonabili a quelli provenienti dall’estero? “Assolutamente si, sono ben felice di aver collaborato nuovamente con Fabio Salituro, che segue i miei videoclip sin dal 2010. Con lui c’è una grandissima stima artistica, ma soprattutto umana, perché è in grado di sviluppare con le immagini ogni mia idea”.

Quali sono gli altri i riferimenti musicali, che hanno in qualche modo contribuito alla tua crescita artistica? “Come miei riferimenti musicali di oggi, tra tutti, ci sono i Disclosure, anche se fanno un genere musicale che non appartiene tantissimo alla corrente di cui faccio parte, a dimostrazione che la musica a me piace tutta. Alla mia crescita, invece, ha contribuito tutto il filone anni ’90. Il mio ‘dovere’ nei confronti della società è quello di far ballare la gente, avendo cominciato in un epoca in cui si suonava molto il filone ‘italo dance’, mi ha sicuramente influenzato tantissimo. Era impossibile non restarne colpito”.

Hai collaborato davvero con i più grandi nomi internazionali, da Albertino a Molella, da Gabry Ponte a Bob Sinclair. C’è qualcuno che manca ancora all’appello con cui ti piacerebbe lavorare? “Mi manca solo Gigi D’Agostino, che però ho conosciuto e chiacchierato per un’ora alle 4 di notte fuori da una discoteca a Parma. Ma sono già felice di tutte le prestigiose collaborazioni che ho collezionato fino ad ora”.

A tuo parere, cosa serve alla scena EDM italiana odierna per fare il salto di qualità? Ti faccio un esempio: il rap oggi sta influenzando notevolmente la musica italiana, quello che un po’ è accaduto invece negli anni ’90 con la dance nostrana, si può tornare ad un’inversione di marcia? “Ci vorrebbe molta più collaborazione tra gli addetti ai lavori, molto meno snobismo ai piani alti che produce spesso una sorta di guerra dei poveri. Quello che hai detto è esatto, ma non è una cosa che può partire da noi artisti, decisa a tavolino. Non è che i rappers hanno deciso a tavolino di far diventare il proprio genere protagonista dell’attuale scena italiana, esattamente come era la Dance negli anni ’90. Credo che tutto, prima la vita e poi la musica, sia una ruota che gira. Noi abbiamo avuto il nostro momento, adesso ce l’hanno loro, domani ce l’avrà qualcun altro, dopodomani magari torneremo noi. Sicuramente per come ci stiamo comportando adesso nel circuito EDM italiano, non stiamo facendo bene. Poca voglia di collaborare, di fare squadra, ogni occasione è buona per sparlarci dietro, così non si crescerà mai”.

Quali sono i tuoi progetti futuri e sogni nel cassetto? “Nell’immediato c’è una tournée che da qua a settembre mi porterà in giro per l’Italia, con oltre cinquanta date che trovate tutte sul mio sito ufficiale. Poi ci sarà la volontà di realizzare il degno seguito di “Under the same sky”, insieme sempre a Lili che rivedrò a breve. Più che un sogno nel cassetto, il mio è un augurio che sia un futuro perfettamente collegato al fantastico presente che sto vivendo”.

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.