Malcom X, Storia in Breve: il 21 Febbraio 1965 fu ucciso

Sono passati 52 anni dalla sua morte, ma la sua storia è quella ancora attuale che si vive negli Stati Uniti.

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Original Caption: Black Muslim leader Malcolm X, draws various reactions from audience in Harlem rally 6/29. Meeting, at which Malcolm X restated Muslim theme of complete separation of whites and negroes, outdrew a rally sponsored by a civil rights group 10 to 1. This meeting, of the Mississippi-Alabama Southern Relief Committee, was going on at the same time some six blocks away.

Raccontare – seppur in breve – la storia di Malcolm X vuol dire cogliere nella società americana (e non solo) un continuum preoccupante di problematiche sociali, vive nel presente come allora. Oggi ci soffermiamo su di lui perché il 21 febbraio 1965 fu ucciso.

Il percorso dell’integrazione razziale è oggi tutt’altro che concluso, come ha ricordato anche Barack Obama nella sua campagna elettorale del 2008, definendolo tale da non poter essere superato solo attraverso una tornata elettorale. Sono passati  52 anni da quel 21 febbraio 1965, quando tre appartenenti alla Nation Of Islam posero fine alla vita di Malcolm il “rosso di Detroit”, e ai suoi sforzi  di dare voce – in maniera anche eccessiva e violenta nel linguaggio – alla “black people”, non più “negroes” da cortile subalterni, sfruttati e addirittura compiacenti.

MALCOM X E LA LOTTA PER I DIRITTI CIVILI

La lotta per i diritti civili negli Stati Uniti aveva cominciato ad affermarsi negli anni 50, trovando in Martin Luther King il proprio punto di riferimento per le proteste di ispirazione pacifista, come era accaduto per il boicottaggio degli autobus a Montgomery nel 1955. Rosa Parks rappresentava il nuovo corso della questione razziale, che alla non-violenza gandhiana del predicatore battista di Atalanta avrebbe contrapposto la dura intransigenza dello stesso Malcolm. La cui storia non comincia nel sud degli Stati Uniti più segregazionisti e violenti, ma nel nordico Nebraska altrettanto spietato.

È infatti il 1931, quando Malcolm Little perde a sei anni il padre, ucciso ad Omaha da esponenti della Black Legion, una sorta di “evoluzione” del Ku Klux Klan trapiantato al nord. Seguono anni difficili ed un trasferimento ad Harlem, nel cui ghetto è facile perdersi: droga e sfruttamento della prostituzione hanno come sbocco inevitabile il carcere ed una condanna a 10 anni (poi ridotti a 6). Ma è proprio la galera a rappresentare per lui la discontinuità, tra la dissolutezza del “prima” e l’impegno del “dopo”, affascinato anzi folgorato dalla Nation Of Islam guidata da Elijah Mohammed.

MALCOM X E IL NAZIONALISMO NERO

Uscito di galera nel 1952, Malcolm diventa il più entusiasta diffusore del suo messaggio estremamente rigoroso, che si rivolge agli afroamericani in nome di un nazionalismo nero separato da quello dei bianchi. Nessun accordo, nessun compromesso con il “white man”: questa cifra ideologica accompagnerà sempre “il signor X”, che intanto rinuncia al suo cognome in quanto frutto di una assegnazione imposta dai padroni agli schiavi. Viaggia, predica, apree moschee e fa rapidamente proseliti, diventando il sostenitore della legge del taglione  e di princìpi come “occhio per occhio, dente per dente, vita per vita”, che fanno senza dubbio scalpore nell’opinione pubblica. Soprattutto se confrontati con il pacifismo per certi versi masochistico di Martin Luther King, che all’opposto afferma: “Se deve scorrere del sangue nelle strade, io prego perché quel sangue sia il nostro”.

Luomo bianco è il diavolo, dichiara apertamente Malcolm nella sua prima apparizione televisiva del 1959, e con esso non può esserci integrazione, l’unica via è la nascita di uno stato separato. Anche religioso, da cui il richiamo all’islamica quale vera religione dei neri, rispetto al Cristianesimo dei padroni schiavisti. La borghesia bianca progressista è spiazzata da tanto fervore e da espressioni come: “Contro lo sfruttamento, la degradazione e l’oppressione […] se non si agisce presto saremo costretti a servirci o della scheda (elettorale, ndr) o delle pallottole”. Il sogno americano è in realtà un incubo, di cui sono vittime 22 milioni di individui dalla pelle nera, chiamati all’azione e alla consapevolezza di sé, delle proprie radici africane. E queste vanno vissute con orgoglio e senza autorappresentazione pietistica, in modo da farle diventare patrimonio comune e motivo di lotta.

MALCOM X FUORI DALLA NATION OF ISLAM

Una lotta che nel 1964 porta Malcolm X fuori dalla Nation Of Islam e dalle sue strettoie ideologiche, in forte polemica con il suo capo carismatico accusato di comportamenti dissoluti. Continuano i viaggi, anche a La Mecca dova si reca in pellegrinaggio, al suo ritorno fonda la propria organizzazione, la Muslim Mosque e fa dell’impegno a livello transnazionale un cardine della propria politica. L’apertura è a tutti i neri del mondo, trasformando il movimento per i diritti civili in un movimento per i diritti umani da portare in seno all’ONU: “Finché si combatte per i diritti civili…si resta entro i limiti giurisdizionali della zio Sam. Nessuno che non viva in questo paese può levare la sua voce in vostra difesa. Tutti i nostri fratelli dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina non possono […] interferire negli affari interni di questo paese”.

L’UCCISIONE DI MALCOM X

Ma la sua fine è vicina, non gli si perdona di avere abbandonato il vecchio movimento e di essersene emancipato, focalizzandosi su visioni più ampie che non l’opposizione bianco/nero entro i confini statunitensi. Il 21 febbraio 1965 muore assassinato Malcolm X, fondatore di nuove prospettive ideologiche che tanto seguito avranno nei movimenti giovanili degli anni a seguire.