Seated Ballerina di Jeff Koons: Biografia dell’artista e Caratteristiche dell’opera

Spunta a New York, zona Rockfeller Center, la nuova installazione di Jeff Koons: Seated Ballerina

Alta 14 metri è comparsa il 12 maggio nel cuore della grande Mela, in Rockefeller Plaza e sarà possibile ammirarla fino al 2 giugno. E’ la “Seated Ballerina” di Jeff Koons. Curiosità, dettagli e breve biografia di uno degli artisti neo-pop più famosi e pagati al mondo.

Seated Ballerina: le caratteristiche dell’opera di Jeff Koons

L’imponente ballerina di nylon, che rientra in uno degli ultimi lavori di Koons che già in passato ha esposto le proprie opere presso la Rockefeller Plaza (nel 1992 è a New York con “Puppy”, nel 2000 con “Split Rocker”) trae ispirazione dalla statuetta di una ballerina in tutù blu trovata da Koons durante un soggiorno in Russia. Come per altri lavori, molte delle sue opere si rifanno a immagini storiche e oggetti ritrovati; la scultura, come egli stesso afferma, “si comporta come una replica contemporanea della dea Venere e simboleggia i concetti di bellezza e di connettività”.

Certo, un discorso un po’ ermetico ma che proveremo a spiegarvi in modo più essenziale, anche attraverso le ultime interviste rilasciate: la ballerina trasmette positività e ottimismo, oltre che speranza per un futuro potenzialmente migliore. Nelle intenzioni dell’artista, infatti, la “Seated Ballerina” deve offrire allo spettatore un senso di eccitazione nel ricercare il proprio potenziale più intimo, così da tradurlo attivamente e concretamente nella realtà affinché possa divenire possibile. Il fatto che la ballerina sia “riflettente” e permetta quasi di “rispecchiarsi in lei” emula l’energia che la vita possiede e in questa figura così semplice eppure così positiva da contemplare si racchiude l’essenza dell’“essere umani”. Sotto questo punto di vista, è, a suo ben dire, un’opera che dona speranza.

Il progetto della “Seated Ballerina” nasce da una proficua collaborazione con la Khiel e la Art Production Fund, oltre al Presidente e Ceo della Tishman Speyer, Robert Speyer per beneficenza. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza dell’urgente necessità di proteggere i bambini di tutto il mondo, con un focus particolare sui minori scomparsi e sfruttati in lavori spesso massacranti.

Per i lettori pensiamo sia importante conoscere questo progetto di arte fruibile al pubblico perché riunisce sotto un unico, nobilissimo intento – quello della tutela dei bambini – quattro fra le categorie lavorative più eterogenee e per così dire agli antipodi: un artista, un’azienda di cosmetici ormai noti in tutto il mondo (la Khiel), un’ organizzazione non-profit dedicata alla messa in servizio e la produzione di progetti ambiziosi di arte “per il pubblico” a scopo benefico (Art Production Fund) e una fra le aziende più di successo al mondo per la realizzazione, la gestione e fruizione di proprietà immobiliari (la Tishman Speyer), segno che fare fronte comune per un ideale nella vita può generare davvero cose meravigliose.

A riprova di questo, vi segnaliamo per l’appunto che Koons, in onore al “Missing Children’s Month” (letteralmente un’iniziativa che dedica un mese ai bambini scomparsi) ha anche creato una limited edition per la Midnight Recovery Collection di Khiel che ritrae la “Seated Ballerina” su un packaging in latta dell’azienda di cosmetici e che potete ammirare in questa foto. Per tutto il mese dimaggio, Kiehl infatti devolverà il 100% dei suoi utili netti ricavati dalla limited edition, fino a  100.000 dollari a beneficio diretto della ICMEC (International Centre for Missing & Exploited Children), organizzazione privata non governativa e non-profit che per ben 20 anni è stata leader nell’individuare le lacune della comunità globale delle risorse capacitative utilizzate al fine di proteggere i bambini da rapimento, abusi e sfruttamento sessuale e che sapientemente ha riunito a sua volta le persone e ha assemblato risorse e strumenti necessari al fine di colmare tali lacune.

Chi è Jeff Koons: vita in “pillole” di un artista fuori dagli schemi

Jeff Koons è nato a York, in Pennsylvania, nel 1955 e ha studiato presso l’Istituto d’Arte di Chicago e il Maryland Institute College of Art. Attualmente vive e lavora a New York City  ed è, come anticipato a inizio articolo, uno fra i più importanti artisti contemporanei riconosciuti a livello internazionale del nostro tempo, nonché considerato da molti critici d’arte come il prosecutore naturale della cultura Pop di Andy Warhol. Jeff Koons  si è guadagnato la sua fama soprattutto per le sue sculture iconiche come Rabbit (1986), Michael Jackson and Bubbles (1988) e le sue opere scultoree a fruizione pubblica, come la monumentale scultura floreale Puppy (1992) e Split-Rocker (2000), che come vi abbiamo detto sono state installate nella zona del Rockefeller Center.

Fervente sostenitore di tutte le iniziative volte a tutelare i bambini, Koons ha lavorato con la ICMEC per co-fondare il  “The Koons Family Institute on International Law & Policy” nel 2007, che combattere la sottrazione di minori e lo sfruttamento minorile. Fa anche parte del Consiglio di Amministrazione della ICMEC. L’installazione mette in evidenza il rapporto di lunga data che la Kiehl ha forgiato con Jeff Koons e la ICMEC dal 2011. La Art Production Fund ha anche lavorato su una serie di progetti con Koons dal 2009, donando una parte delle vendite dei suoi lavori su qualunque collezione alla ICMEC.

L’arte di Jeff Koons – Ciò che colpisce dell’estetica di Jeff Koons e dunque di tutti i suoi lavori è fondamentalmente la mancata coerenza, consapevole o inconsapevole non ci è dato saperlo (pare infatti che giochi proprio su questo in tutte le sue opere, lasciando tutti nel dubbio), di criticare in maniera tagliente – come Banksy del resto – la società col suo consumismo e la vita frenetica, oltre che nel suo caso specifico lo stile di vita americano utilizzando però gli stessi strumenti comunicativi e massificati che nutrono questo sistema. In poche parole deride o critica quella stessa società che l’ha reso famoso e continua a renderlo tale.

Un modo di elaborare e giocare con l’arte davvero sottile che sicuramente in molti non hanno ancora capito o che fingono di accettare e appoggiare, ma che in realtà disapprovano. Non è un caso se le sue opere vengano spesso definite Kitsch (termine utilizzato spesso per identificare oggetti o personalità vistose e fin troppo appariscenti, spesso di cattivo gusto e, nel caso specifico, oggetti di fattura scadente). Eppure siamo certi che Koons sorrida e sia felice di sapere che le sue creazioni siano additate con questo aggettivo, perché nella sua cifra stilistica, nella sua estetica l’obiettivo delle sue opere, così dirette e immediate è proprio come per Banksy – da qui la comparazione – è quello di avvicinare l’uomo comune all’arte, portando alla sua attenzione lavori ed opere in cui può riconoscere tematiche a lui familiari, facili da comprendere e che spesso si rifanno a spot o personaggi della televisione.

Inoltre, pochissimi sapranno che Jeff Koons sia stato sentimentalmente legato per alcuni anni alla ex-pornostar Ilona Staller, da cui divorzia nel ’92 (solo un anno prima erano convolati a nozze) e che ha lottato strenuamente ma senza successo per ottenere l’affidamento del figlio avuto con lei nello stesso anno. Sarà proprio da questa personale sconfitta che nascerà il ciclo di opere Celebration che rappresenta ora giocattoli, ora elementi delle festicciole di compleanno (a noi piacciono particolarmente i Baloon Dog per il chiaro e vivace riferimento all’infanzia, opere scultoree che regalano istantaneamente un sorriso e una serenità impagabile, nel ricordo della fanciullezza) che sarà ritenuto in ambiente artistico e per il suo percorso stilistico come un tributo destinato tutto al figlio, il suo modo di stargli vicino, seppur distante comunicando con lui attraverso lo stile così singolare: l’amore di un padre per il proprio bambino espresso in una forma incancellabile e soprattutto incorruttibile dal tempo, perché sicuramente più comprensibile a distanza di anni.

Ma, tornando alla “Seated Ballerina”, vi ricordiamo, qualora foste a New York per lavoro o in viaggio di piacere di monitorare l’account twitter del Rockefeller Center per restare aggiornati sulla possibilità di passare da lì a rimirarla e magari immortalarla in un suggestivo selfie da soli o in compagnia: per ovvie ragioni di sicurezza e a tutela della stessa infatti, in caso di avverse condizioni meteo è prevista la possibilità che l’installazione venga sgonfiata.

Laureata in Belle Arti, Dipartimento di Arti Visive ha scelto di fare della Decorazione Artistica, in ogni forma la sua vita. Pugliese di nascita, spezzina d’adozione ha sempre un nuovo libro con sé; ama i viaggi, la fotografia, il buon cibo e predilige i film storici. Freelance Editor per Newsly.it e NailsArt.it scrive per dare voce alle idee, per lasciare che si concretizzino e possano dare nuova forma e sostanza al mondo che la circonda.