Stefano Cucchi, Inchiesta Bis: Omicidio preterintenzionale per 3 carabinieri

Cucchi Morto per Epilessia? Nuova Perizia

Accusa di omicidio preterintenzionale per tre carabinieri nell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi.

E’ stata chiusa dalla procura di Roma la seconda inchiesta sul caso Cucchi. Il geometra morto nel 2009 dopo una settimana dal suo arresto per droga. La procura ha contestato l’accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che arrestarono il ragazzo. Il fatto che desta scalpore è nell’avviso di chiusura indagine della procura di Roma firmato da Giuseppe Pignatone e Giovanni Musaro, si legge che Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri con “schiaffi, pugni e calci”. Provocandoli gravi lesioni.

Quel che rende il fatto ancor più grave è l’omissione dei medici in servizio che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, che ne determinavano la morte. Nonostante Stefano Cucchi dopo le gravi lesioni provocate dai 3 carabinieri in servizio e tutt’ora indagati, poteva essere salvato con una prognosi di cura di 180 giorni. 

Questa la risposta che arriva da uno dei legali dei carabinieri accusati del delitto Cucchi, parole estrapolate dal sito Tgcom24: “La Procura – dice il legale Eugenio Pini – ha esercitato una sua prerogativa e formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio in quanto gli elementi di fatto su cui si fonda non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal gip con incidente probatorio”.

La famiglia di Stefano Cucchi si batte ormai da anni per la giustizia sulla morte del figlio. E anche la sorella, Ilaria Cucchi, si lascia andare ai microfoni di Tgcom24: “Oggi penso a mio fratello, con gli occhi pieni di lacrime, penso a quanto glielo dovevo”. 

Aspirante giornalista sportivo. Studente in scienze della comunicazione di Pisa. Le più grandi passioni sono la scrittura e lo sport, ho il calcio che mi scorre nelle vene, tanto da fondare una squadra amatoriale nel proprio paese.