Blue Whale a Ravenna? Ragazzina posta su Facebook foto di tagli al braccio

Sospetto caso di Blue Whale a Ravenna: una ragazzina ha postato su Facebook una foto con tagli al braccio

Il Blue Whale continua a diffondersi e a seminare vittime. Questa volta un possibile caso di “gioco della morte o del suicidio” si registra a Ravenna: una ragazzina di 14 anni ha postato su Facebook una foto che immortala dei tagli al braccio; sul caso sta indagando la polizia.

Blue Whale: come funziona il gioco del suicidio?

Il Blue Whale, definito anche “gioco del suicidio“, è una pratica che è stata diffusa attraverso i social network e, nata in Russia, ha iniziato a diffondersi anche in altri Paesi d’Europa tra cui l’Italia. A portarlo alla luce un servizio de Le Iene. Le vittime sono giovani adolescenti, questi vengono condotti al suicidio da un tutor che, contattato su Facebook, indica loro delle prove (in tutto 50) da svolgere. Tra queste alcune prevedono l’incisione sugli arti e l’ultima di esse il lancio dal palazzo più alto della città con unica conseguenza la morte certa. Tale “gioco” ha già provocato diverse vittime e il numero potrebbe ancora crescere.

Blue Whale: nuovo caso a Ravenna?

L’ultimo allarme proviene da Ravenna. Una ragazzina ha postato su Facebook una foto con delle lesioni al braccio, foto che ha allarmato i professori della 14-enne che hanno segnalato la cosa alla famiglia e alla Polizia postale di Bologna. Da ciò è partita l’indagine. Nell’attesa di capire se si tratta realmente di Blue Whale, la Questura di Ravenna ha consigliato ai genitori della ragazzina di monitorare e tenere sotto controllo la figlia al fine di evitare una eventuale degenerazione e comunicare eventuali anomalie.

La Polizia postale ha nominato tale caso con la sigla “F57” e non Blue Whale perché tale espressione risulta essere “troppo gentile” e nel gioco del suicidio “non c’è nulla di ludico o divertente”, come dichiarato dal direttore del dipartimento di Polizia postale di Bologna. Le forze dell’ordine stanno investigando al fine di individuare il “tutor” che avrebbe commissionato alla ragazzina le varie pratiche.