Google Fact Check, news certificate nei risultati di ricerca

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Google dichiara guerra alle fake news e introduce Fact Check, ovvero un’etichetta in grado di identificare le bufale e segnalare solo notizie verificate. Un passo ambizioso che, grazie all’utilizzo dei markup, consentirà di segnalare l’attendibilità di una notizia già sulla prima pagina del motore di ricerca.

La guerra alle fake news è tra i principali obiettivi dei grandi colossi del digitale: già Facebook aveva dato il via ad una vera e propria campagna in materia. Da ora anche Google affronterà la questione che, di fatto, risulta già implementata su Google News e in particolare tramite l’app per smartphone. L’utente web visualizzerà, fin da subito, se la notizia che sta per leggere è verificata oppure no e ne avrà immediata evidenza già nei risultati di ricerca.

Fact Check: Google certifica se la notizia è vera?

In realtà il procedimento di verifica non sarà così rigido e i risultati non saranno chiaramente scientifici. Non c’è quindi alcuna garanzia che le notizie identificate come vere su Google lo siano poi effettivamente al 100%. Non è così e di fatto non potrà esserlo; ciò che è certo, però, è che la novità di Google è un deciso passo in avanti nella lotta alle bufale online e alla diffusione di una marea di notizie prive di qualsiasi fondamento.

Google non è certo il primo colosso impegnato nella lotta alle bufale online: prima ancora Facebook e Wikipedia. I big, insomma, sono apertamente schierati contro le notizie false, le ormai arcinote fake news che tolsero il sonno a Mr Trump. All’epoca, molti lo ricorderanno, il Presidente degli Stati Uniti accusò addirittura la CNN di diffondere notizie palesemente false.

Fu quello il momento decisivo per il cambio di passo nella gestione dell’informazione online. Si perché fu proprio in quell’istante che i grandi colossi della comunicazione digitale (ovviamente americani) optarono per una drastica virata con Facebook che, prima di tutti, introdusse proprio le fake news.

Fake News, perché è la strada giusta

Le ultime novità introdotte nel mondo dell’informazione digitale, unitamente alla lotto senza quartiere alle bufale, stanno stravolgendo il mercato delle news online. Per anni il settore è stato dominato dalla corsa sfrenata alle visite e alle visualizzazione. Più visite, maggiore raccolta pubblicitaria, costi quel che costi.

Incassare migliaia di euro producendo di fatto contenuti inutili (se non addirittura falsi) piaceva (come piace) a molti. Eppure sembra sia effettivamente arrivato il momento di cambiare modello. La produzione di contenuti online al solo scopo di generare guadagni dalla raccolta pubblicitaria ha subito drastiche penalizzazione, determinando una contrazione marcata dei ricavi e costringendo molti operatori del settore ad intervenire sul modello di business.

Il momento è certamente di quelli propizi; il momento giusto per intervenire introducendo un cambiamento epocale: “Purtroppo, non tutti questi contenuti sono aderenti ai fatti o veri, – spiegano da Google – rendendo così difficile per i lettori distinguere i fatti da ciò che è falso. Ecco perché ad ottobre, insieme ai nostri partner di Jigsaw, abbiamo annunciato che in alcuni Paesi avremmo iniziato a consentire agli editori di mostrare l’etichetta Fact Check in Google News. Questa etichetta consente di identificare in modo più immediato gli articoli di verifica dei fatti'”.

In un primo momento la soluzione era stata ideata (ed implementata per Google News); ora verrà estesa ai risultati di ricerca: ”Per la prima volta, quando viene effettuata una ricerca su Google che restituisce un risultato che contiene la verifica dei fatti di uno o più affermazioni pubbliche, questa informazione verrà chiaramente visualizzata nella pagina dei risultati di ricerca. Lo snippet (un box, ndr) mostrerà informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione”.

Fact Check, contenuti verificati di Google

I nuovi contenuti verificati di Google nascono però non solo grazie alla collaborazione degli utenti ma anche per l’interesse degli editori che dovranno implementare i nuovi markup di Schema.org. Occhio però che Google non ammetterà tutti al nuovo progetto: potranno partecipare all’iniziativa infatti solo editori autorevoli, riconosciuti come tali proprio da Mountain View.

Napoletano di nascita e cilentano d'adozione, è appassionato di letteratura sportiva e del Calcio Napoli. Nasce economista per svista con la grande necessità di comunicare e di trasmettere. Di condividere e di parlarne. Il tempo libero è dedicato alle sue grandi passioni, tra cui i cani. Massimo Esposito su Twitter