Cinema

“Avant les rues” di Chloé Leriche al Torino Film Festival 2016: Recensione

Nella riserva di Atikamekw, in Québec, il giovane Shawnouk (Rikko Bellemare) è un “poco di buono” con un rapporto morboso con la sorella Kweena, in perenne conflitto con il patrigno Paul-Yves, sotto gli occhi della madre Anita. Quando, un giorno, Shawnouk si macchia di un omicidio, la situazione precipita.

La sua famiglia, in particolare sua sorella Kweena, pur nascondendolo, è cosciente del senso di colpa che affligge il giovane Shawnouk, mentre il patrigno Paul-Yves non fa che farlo sentire ancora più in colpa. Per Shawnouk ormai non c’è più scampo: ha perso la voglia di lottare, di andare avanti e non sa come affrontare le conseguenze delle sue azioni. La sorella gli ricorda che in lui ha sempre visto un combattente, un ragazzo che ha una dignità. Ma per Shawnouk ormai non c’è più dignità. Questa crisi di identità lo porterà a isolarsi, a chiudersi in sé stesso, spingendolo poi ad allontanarsi nella natura, alla riscoperta delle proprie origini.

Viviamo in un mondo senza dignità, che ha dimenticato le proprie origini. E’ ciò che vuole dire il primo lungometraggio della canadese Chloé Leriche, Avant les rues, un possibile vincitore del 34° Torino Film Festival. C’è un che di folklorico in questo film, che è quasi uno studio antropologico e che si chiude con una scena finale piuttosto emblematica. Shawnouk è un aborigeno, appartiene ad una razza che ha un che di primordiale. Il suo gesto ha qualcosa di animalesco, di primitivo, perché è in fondo un cavernicolo che si è adattato alla società contemporanea. La sua stessa famiglia, escluso il patrigno, riflette questo modo di essere.

Avant les rues ha un tema originale filtrato da una trama forse un po’ già vista ed ha anche una bella scelta di inquadrature. La regista si adopera a disseminare indizi non esattamente potenti che permettano la non del tutto semplice identificazione del tema. L’unico problema che ha questo buon film canadese è che decolla parecchio in ritardo: per circa mezz’ora si ha l’impressione di stare assistendo ad un buon film ma poco interessante, salvo poi riguadagnare punti.

https://www.newsly.it/taang-al-torino-film-festiva-2016-recensione

Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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