Attualità

Editoria in Italia: Quale futuro per il settore?

Quale sarà il futuro della letteratura? A quasi un mese di distanza dal salone del libro di Torino la risposta a questa domanda pare chiara quanto poco piacevole. L’idea del futuro, tema della sua trentunesima edizione, non vuole incoraggiare la letteratura di oggi, ma mira ad arrestarla, per monitorarla. La letteratura oggi tende a essere prodotta e riprodotta come una merce facile, veloce e d’asporto, dove il guadagno è l’unico fine che la supporta. Tra le file innumerevoli di libri, in fondo tutti identici, e il gusto letterario dei lettori corrotto da una società sempre più sterile, si spezza quel filo che teneva insieme i due pilastri portanti della letteratura: forma e contenuto. Di conseguenza la qualità si abbassa, ma paradossalmente la capacità di critica si guasta. Gli antichi maestri resistono appena come un miraggio, e la realtà inizia a brulicare di giovani scrittori o giovani libri, come produttori di arte stagionale.

In una società dai valori così tanto confusi è difficile individuare l’ingranaggio che ha guastato il sistema, ma chi “guida” il mercato editoriale pare stia iniziando ad aprire un dibattito costruttivo a riguardo. Non ci si augura che la qualità possa ottenere un’importanza maggiore rispetto all’esigenza del mercato, ma quantomeno che i due ambiti possano sempre più avvicinarsi e andare di pari passo. I lettori possono e devono fare la loro parte: leggere “bene”. Non bisogna dimenticare dell’impatto che hanno le nostre scelte in tutto ciò che riguarda la società.  Non solo gli editori, dunque, devono tendere oggi più che mai a monitorare i nuovi prodotti, ma anche ai lettori spetta farlo riguardo alle loro scelte di lettura, perché avvenga una rieducazione.

Nel 1856 un professore di letteratura italiana si presenta agli alunni del Politecnico di Zurigo attraverso un discorso che tutt’oggi gode di una forte attualità di pensiero. Si tratta di uno dei grandi personaggi della nostra letteratura nazionale, Francesco De Sanctis: « Un animale ragionevole, mi risponderai, che sa la matematica, la fisica, la meccanica, certamente è perciò anche un animale colpevole, che si è servito della ragione unicamente a scopo animale. In effetti, ditemi un po’, miei giovani, quando costui avrà passata la sua giornata a lavorare per procacciarsi il vitto, empiutosi il ventre, inumidita la gola, fatta una bella digestione; in che costui differirà dal suo mulo o dal suo asino, che anch’egli ha passato eroicamente la sua giornata tra il lavoro e la mangiatoia » diceva parlando ai suoi alunni, spiegando loro cosa rende l’uomo degno di essere chiamato con questo nome: « la letteratura è il culto della scienza, l’entusiasmo dell’arte, l’amore di ciò che è nobile, gentile, bello; e vi educa ad operare non solo per il guadagno che ne potete ritrarre, ma per esercitare, per nobilitare la vostra intelligenza, per il trionfo di tutte le idee generose »

L’eredità lasciataci da lui come da molti altri letterati e intellettuali, dopo secoli di distanza, sa ancora darci esempio di come la letteratura possa salvare la nostra cultura, la nostra società, ma ancora di più la nostra anima. Per questo motivo oggi è importante non riservarle una posizione marginale, rimanere incuranti del suo sviluppo, o banalizzarla favore di un’idea più materialista che umana.

 

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Valentina Licciardello

Sono una studentessa universitaria e collaboro con testate giornalistiche dal 2012

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