Cinema

Ermanno Olmi, morto il regista all’età di 86 anni

Ancora un lutto nel mondo nel cinema, dopo la dipartita di ieri dell’attore Paolo Ferrari, si è spento questa notte anche il regista Ermanno Olmi.

Da tempo malato, Olmi era stato ricoverato venerdì sera per il peggioramento delle sue condizioni di salute. A nulla sono servite le cure dei medici, il regista non ce l’ha fatta ed è morto all’ospedale d’Asiago all’età di 86 anni.

La carriera

Ermanno Olmi nasce a Bergamo il 24 luglio 1931. Già da giovane dimostra una particolare dedizione verso gli studi di arte drammatica che coltiva grazie al lavoro presso la Edison, dove lavora anche la madre e dove incomincia a dare estro delle sue capacità di regista realizzato documentari tecnico-industriali.

Il suo primo film è del 1959, un racconto interessante tra uno studente e il guardiano di una diga dal titolo “Il tempo si è fermato”. Nel 1961, Olmi fonda assieme ad alcuni amici, tra cui Tullio Kezich, la società di produzione “22 dicembre”, e, allo stesso tempo, scrive e dirige il film “Il posto”.

In poco più di dieci anni, tra il 1963 e il 1974, il regista bergamasco realizza diversi film alcuni accolti bene dalla critica ed altri meno, tra i quali ricordiamo “E venne l’uomo” (1965), “Un certo giorno” (1969), “I recuperanti” (1969), “Durante l’estate” (1971) e “La circostanza” (1974). La consacrazione come regista arriva, però, solo nel 1977 con il film “L’albero degli zoccoli” vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes: un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco.

Nel 1983, Olmi viene colpito da una gravissima malattia che lo porta a chiudersi nella sua casa di Asiago. Messa da parte l’attività cinematografica, il regista fonda, a Bassano del Grappa, la scuola di cinema “Ipotesi cinema”.

Nel 1987, superata la malattia, ritorna al cinema e lo fa in grande stile, prima con “Lunga vita alla signora”, Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre, l’anno successivo, con “La leggenda del santo bevitore”, ottiene il Leone d’Oro.

Dopo un periodo poco fortunato con “Il segreto del bosco vecchio” (1993) e con il film Tv “Genesi – La creazione e il diluvio” (1994), seguirà un silenzio che durerà cinque anni. Nel 2001, Olmi ritorna alla grande con “Il mestiere delle armi” tra i protagonisti del festival di Cannes. Il film vince il Globo d’oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi. Nel 2003, “Cantando dietro ai paraventi” vince, invece, 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d’argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi).

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Nel 2005, Olmi partecipa al progetto “Tickets” di Domenico Procacci e collabora con due altri registi di peso come Abbas Kiarostami e Ken Loach. Nel 2007, il regista dichiara, con “Centochiodi”, di aver realizzato il suo ultimo film e di preferire un ritorno ai documentari: “Rupi del vino” e “Terra Madre”. Alla 65esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera.

Sebbene avesse dichiarato di non realizzare più fil di fiction, nel 2011 realizza “Il villaggio di cartone”, e nel 2014 “Torneranno i prati”. Nel 2017 realizza, invece, il documentario sulla figura del cardinale Carlo Maria Martini (“Vedete, sono uno di voi”), che ottiene la Menzione d’onore all’edizione 2018 dei Nastri d’Argento Documentari.

Per quanto riguarda la vita privata, Olmi è stato sposato sempre con Loredana Detto, protagonista femminile de “Il posto”, dal quale ha avuto tre figli.

Olmi si è spento ad Asiago il 7 maggio 2018, dopo essere stato ricoverato a causa del peggioramento della malattia che lo aveva colpito.

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Alfonso Fanizza

Storico-critico musicale, laureato al D.a.m.s. e in possesso di un Master in “Manager della gestione e organizzazione di eventi culturali e artistici”. Grande appassionato di musica, libri e cinema, con una particolare predisposizione al viaggio.

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