Cinema

Made in Italy film di Ligabue: recensione

Siamo un po’ tutti Riko. Chi per le questioni lavorative, chi per quelle personali e sociali. Chi lo è in tutto e per tutto. Chi non lo è per nulla.

“Mi chiamano tutti Riko. Mi chiamano ragazzo, non guardano l’età. Mi chiamano tutti Riko, c’è ancora per fortuna qualcuno che mi chiama”

Ma chi è questo qualcuno? La vita, la morte, un amico, la famiglia, una vocina interna. Qualcuno. Tutto. Un’occasione. Il negativo, il positivo, ma qualcosa c’è, qualcuno c’è ed in qualche modo ci fa rendere conto di essere vivi.

Il Liga vuole farci riflettere con questo film, – come già aveva fatto in passato con Radio Freccia, che Made in Italy non supera, ma poco ci manca – riflettere su un mondo che ci opprime, che ci schiaccia con la routine e le problematiche quotidiane ed esterne. Il lavoro precario, la vita precaria, i timori stabili, il futuro incerto, gli amici di una vita, i litigi di un momento, la stanchezza sulle spalle con il Po che scorre lento e placido in sottofondo.

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Made in Italy film

Tutte tematiche intrecciate e guidate dalla musica e dalle canzoni dell’omonimo album, un viaggio in Italia, un viaggio che vuole dare uno schiaffo ai momenti bui, che li abbraccia e li stringe forte come a dirgli di sparire. Meraviglie di un paese troppo spesso dimenticato. Meraviglie di una vita che a volte passano in secondo piano.

“Ogni giorno ti incazzi e mandi giù. Ti incazzi e ingoi. Ti comprimi, ti comprimi finché… O scoppi oppure ti sfoghi con qualcuno. Nessuno di noi si voleva sfogare con i poliziotti, è che mandano loro.”

 Al timone di questa storia italiana il Liga, al suo terzo film, guida Stefano Accorsi e Kasia Smutniak, i quali rendono Riko e Sara più veri ed intensi che mai tra felicità e dissapori. Lui, un uomo tutto d’un pezzo, difetti compresi, soprattutto. Lei, una donna che, per citare la stessa attrice, “ha due palle così.”

Personaggi attuali, vivi come tutto il bagaglio che li circonda, dalle vicissitudini agli affetti. Si, perché in Made in Italy anche i secondari sono in primo piano, essenziali, con tutte le loro sfaccettature, torride come la pianura d’estate in cui questa storia è ambientata.

Un film che sa di quotidiano, di famiglia e di Emilia. Emozioni. Sfumature. Scorci di un’Italia che si spezza, ma in qualche modo si ricompone.

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Ileana Trovarelli

Laureata in Storia Contemporanea con una grande curiosità per il passato, il presente e tutto ciò che ci circonda. Adoro toccare con mano la realtà delle cose e scambiare anche solo un sorriso con chi abita in un luogo diverso dal mio. Divoratrice compulsiva di film, libri e fumetti. Viaggio sempre con la mia fedele triade: taccuino, zaino e macchina fotografica.
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