Il Museo Archeologico della Magna Grecia di Taranto esiste

Dopo le dichiarazioni di Di Maio risponde la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Luigi Di Maio

Dopo le raggelanti dichiarazioni sul Museo Archeologico di Taranto, del Ministro del lavoro e dello sviluppo economico Di Maio Luigi, nello studio di “CartaBianca”, la trasmissione Rai di Bianca Berlinguer (“Investiremo comunque, in un’università e nel turismo a Taranto. Quella è l’area con i reperti archeologici più grande di tutta la Magna Grecia e non ha dei musei degni“), siamo andati a Taranto per visitare il MarTa e capire perché il vice Presidente del Consiglio dei Ministri ha fatto una così colossale figuraccia, forse per la voglia smisurata di stare sempre sui Media anche a costo di sparare sciocchezze.

Eva Degl’Innocenti, la direttrice del MarTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), per la verità, aveva già risposto con eleganza e senza alcun tono polemico al ministro della repubblica con un messaggio su Twitter (“Egregio ministro Luigi Di Maio”, sarei molto onorata di poterla accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia, che ha sede proprio a Taranto, uno dei musei archeologici più importanti al mondo“), ma noi siamo voluti andare di persona, e non tanto per verificare (noi ci fidiamo della dr.ssa Degl’Innocenti, giovane archeologa di Pisa, è arrivata alla guida del museo nel 2015, tramite concorso pubblico, grazie alla famosa riforma dell’ex Ministro Dario Franceschini che ha conferito piena autonomia ai musei e i siti archeologici statali di maggiore rilevanza.), ma per raccontare con i nostri occhi e con la penna di cronista indipendente ciò che è veramente il MarTa.

Partiamo dall’inizio, ovvero dal 1998, quando cominciarono i lavori di restauro e di valorizzazione, andati avanti fino al 2016 tra una sequela di cantieri e una quindicina di milioni di euro investiti dallo Stato italiano, naturalmente. L’orgoglio di Taranto, ma di tutta l’Italia, è quello di avere portato a termine un pregevole percorso di rilancio, ampliamento e adeguamento, per un museo istituito nel lontano 1887 tra le mura del settecentesco ex Convento dei Frati Alcantarini.

Chi entra in questo Museo è proiettato in un viaggio tra grandi capolavori e piccole gemme ed è emozionante fare il percorso per le 25 sale che ricostruiscono 6.500 anni di storia del territorio, con migliaia di reperti che vanno dall’età arcaica all’alto medioevo, restituendo volto, tradizioni, sapienza e costumi degli antichi greci, romani, apuli, bizantini. Un corpus straordinario di statue, vasellami, anfore, arredi e corredi funerari, pavimenti a mosaico, medaglie, dipinti (su tutti quelli donati dal Vescovo Giuseppe Ricciardi) e i famosi “Ori di Taranto”, una collezione di monili aurei della Magna Grecia, parzialmente esposti all’EXPO Shanghai del 2010 e al Padiglione Italia di EXPO Milano nel 2015.

Tra i molti pezzi iconici: lo Zeus bronzeo di Ugento, rinvenuto nel 1961 durante uno scavo in Salento, danneggiato nel 2008 e di recente sottoposto a restauro; la copia della Persefone, o Dea in Trono, il cui originale è conservato oggi a Berlino ; la Kore di Montegranaro, statua incompleta risalente al VI secolo; la Tomba dell’atleta, con il sarcofago originario, lo scheletro e il corredo di anfore panatenaiche; la Tomba degli atleti, visibile al di là di una vetrata, con la ricostruzione della camera mortuaria e i sette sarcofagi dotati di relativi corredi funerari; o ancora il prezioso trittico di balsamari in terracotta, su cui si riconoscono le forme di tre sirene col corpo di uccello, anziché di pesce, secondo i dettami iconografici del VI secolo.

Insomma Un Museo ricco, sontuoso, contemporaneo. E che funziona. Grazie agli ingenti investimenti rintracciati e alla lungimiranza di chi ne sta governando i processi di sviluppo e la quotidiana amministrazione, potendo contare anche sulla società Novamusa Puglia, responsabile di caffetteria, bookshop, biglietteria, servizi aggiuntivi, nonché su un personale qualificato e attento al pubblico. E poi, oltre alle sale con le collezioni, una sala didattica con iniziative per l’infanzia, un’aula conferenze, un’area per mostre temporanee, attività collaterali e iniziative culturali, un percorso multi-sensoriale dedicato ai disabili, aperture serali e quotidiane (anche nel periodo estivo), visite guidate a tema, senza contare l’impatto positivo delle prime domeniche del mese gratuite (quelle che il Ministro Bonisoli vorrebbe eliminare).    

Potremmo in chiusura raccontarvi dei numeri e dei ricavi economici del MarTa, ma queste cose le lasciamo fare agli analisti di gestione. Noi possiamo solo affermare e dire che il Museo Archeologico di Taranto, ben diretto dalla dr.ssa  Eva Degl’Innocenti, ha tutti requisiti positivi, tanto da qualificarlo come uno tra i fiori all’occhiello del patrimonio culturale italiano e mondiale

Pubblicato da Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme a Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.

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