Cinema

Parenti serpenti: Recesione del film di Mario Monicelli

Parenti Serpenti raccontò le dinamiche familiari nel giorno di Natale tra ipocrisie e tradimenti, fino ad un finale amaro. Ecco la recensione del film

A quasi trent’anni dall’uscita, Parenti Serpenti di Mario Monicelli rimane uno dei film che meglio ha descritto la famiglia media italiana, spesso oppressa dalla realtà dei piccoli paesi del Centro-Sud. Proprio qui, infatti, inizia il film di Natale di Monicelli. In una Sulmona innevata lo spettatore inizia idealmente camminando lungo la via principale del paese, vediamo una moltitudine di persone ben vestite, unicamente interessate alle apparenze. Pochi minuti dopo questa immane folla scompare: si rintanano tutti nella falsa intimità delle proprie case per festeggiare il Natale.

Monicelli, allora, ci porta in una di queste case. Decenni prima luogo in cui una famiglia aveva vissuto, al tempo della narrazione è semplicemente una grande casa in cui sono rimasti solo i due genitori anziani (nonna Trieste e nonno Saverio). La prima ancora capace di fare la madre, il secondo ormai costretto ad una sorta di perdita di memoria. Arrivano, quindi, dalla città i figli mano a mano, riuniti a casa dei genitori con le rispettive famiglie per passare le feste.

La voce narrante è, ovviamente, di un bambino. Il piccolo Mauro racconta in maniera ingenua le vicende familiari, non senza un pizzico di ironia. La scelta è più azzeccata di quanto sembra: il bambino impersona i ricordi che tutti abbiamo delle riunioni familiari. Essendo narratore, però, il bimbo sembra avere una certa malizia nel parlare della propria famiglia: d’altronde Parenti Serpenti è pur sempre una commedia.

I personaggi di Parenti Serpenti

Sostanzialmente intorno alla tavola di Natale si radunano quattro nuclei familiari. Lina, Michele e il piccolo Mauro è il primo: i due genitori sono entrambi impiegati comunali e, ovviamente, elettori della DC. Il secondo nucleo è composto da Milena e Filippo: lei depressa per la sua infertilità – ovviamente tabù nei discorsi sistematicamente infranto -, la tipica casalinga che vorrebbe essere qualcos’altro; lui invece un militare dell’aeronautica.

Terza famiglia è quella di Alessandro e Gina: il primo comunista disilluso che ha trovato un lavoro alle poste grazie al cognato democristiano, lei invece molto vanitosa e mal sopportata dalle cognate. Ultima invece è una famiglia mono-personale composta dal mite Alfredo, single e senza figli, insegnante presso un istituto familiare, in realtà omosessuale impegnato con un altro uomo.

In un climax crescente innescato dall’annuncio della madre di voler trasferirsi a casa di uno dei figli, le personalità – ma soprattutto i lati negativi di ognuno – vengono in collisione ed esplodono. Le piccole miserie di ognuno e le ipocrisie verranno lentamente accettate in nome del complotto ai danni degli anziani genitori.

Non da meno è proprio l’egoismo dei genitori, disposti a fare favoritismi in sede d’eredità alla famiglia che li ospiterà pur di non andare in casa di cura. Primo anello di una famiglia in crisi riguarda ovviamente i genitori: abbandonati dai figli, vengono costantemente scaricati dalla nuova modernità.

Il tavolo da pranzo

Molto succede nelle zone comuni della casa: la sala da pranzo, la cucina e il soggiorno. Come se fosse una commedia teatrale, ogni personaggio ha la sua caratterizzazione, volutamente esasperata, e il suo luogo eletto. Parodicamente, le donne in cucina e gli uomini in soggiorno. Parenti Serpenti deve molto a commedie simili come Il Fascino Discreto della Borghesia di Bunel, in cui un gruppo di amici borghesi non riesce mai a mettersi a tavola per mangiare.

Il cibo quindi diventa il momento in cui le ipocrisie esplodono e le proprie convinzioni cadono davanti a quelle degli altri. Lo status da piccolo-borghese aspirante ad un upgrade sociale mostra i propri lati oscuri proprio nel frangente in cui si richiede l’atteggiamento più cordiale.

Parenti Serpenti nella filmografia di Monicelli

Il film arriva quasi alla fine della carriera di Monicelli. Il regista romano iniziò a fare film nel lontano 1935, da allora – e specialmente durante gli anni ’50 e ’60, raccontò la società italiana tramite la commedia. Con I Soliti Ignoti, primo vero successo commerciale, raccontò l’affarismo di piccoli criminali di borgata, con Brancaleone diede voce alla vulgata medievale, pilastro dell’identità italiana.

Con Amici Miei, negli anni ’70, raccontò una delle epoche più disinibite della storia italiana. Monicelli si cimentò spesso anche nella commedia politica, nonostante tutti i suoi film siano permeati dalle vicende politiche. Vogliamo i colonnelli è la parodia satirica del colpo di stato greco e degli omologhi tentativi in Italia.

Parenti Serpenti si colloca quasi alla fine di questo lungo percorso e intreccia tutti i temi della sua filmografia. È un cinema popolare, nel senso che racconta il popolo italiano, capendolo come nessuno aveva mai fatto.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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