Televisione

Serie tv italiane da guardare 2018: 5 titoli consigliati

Quando si parla di serie tv di norma ci ci focalizza su quelle straniere, anglosassoni o americane che siano, lasciando passare in secondo piano, quasi sempre, quelle italiane.

Serie tv. Ormai un argomento del quotidiano. Le guardano tutti. Ne parlano tutti e ne si vuole sempre di più. Ecco a voi, quindi, una top five di serie del nostro bel paese da vedere almeno una volta nella vita.

Boris

La fuoriserie italiana irriverente e sempre attuale nonostante siano passati anni dalla prima messa in onda. Denuncia alla casta; ironia sui tipici cliché dello spettacolo, della società e della politica italiana passando attraverso un “dai, dai, dai a cazzo de cane” del regista, urlato quasi perché va sempre bene, soprattutto se sei raccomandato.
Grandi nomi quelli del cast, come ad esempio quelli di Pannofino, Guzzanti, Tirabassi, Sermonti,  che portano avanti un prodotto per tre serie ed un film.

Suburra

“Nuda come la bellezza, grande come Roma, stanca e dissoluta Roma ama e non perdona…”
Malavita, famiglie di potenti, eccessi, marciume tra le vie ed i sobborghi della capitale. Suburra è un prodotto Netflix che esce in seguito all’omonimo film, riproponendo molti personaggi della pellicola in una sorta di prequel – anche se sarebbe più giusto tenere distaccate le due produzioni -.
Dieci episodi dove si racconta quello che la capitale d’Italia alle volte non dice o meglio offre in maniera velata. Nessuno parla, ma tutti sanno come tira il vento e cercano in ogni modo di farlo girare a loro favore. Un grande cast, con promesse del cinema come Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara, uniti a volti già noti come quello di Claudia Gerini. Una serie di grande successo e che vedrà presto il continuo.

L’Allieva

Dai romanzi di Alessia Gazzola, l’anno scorso è arrivata sul piccolo schermo Alice Allevi, specializzanda in medicina legale, sbadata, simpatica e altrettanto folle, ed al suo fianco tutti i personaggi nati dalla penna della giovane scrittrice.
Casi, omicidi, indagini, visti ed analizzati con gli occhi di una giovane studentessa. Undici episodi in cui la suspense la fa da padrona e riesce a tenere bene attento un pubblico di ogni genere – e l’ho appurato con mio padre, che di solito non è il tipo che segue questa determinata categoria di serie -.
A differenza di Suburra, di cui non è ancora certa la data della seconda stagione, per L’Allieva la messa in onda della seconda stagione è prevista per quest’anno, si stanno giusto aspettando le decisioni di Casa Rai.

La Mafia Uccide Solo d’Estate

Una serie che è testimonianza. Un viaggio nel passato, nella storia italiana ancora viva, raccontato con serietà ed ironia.
Una Palermo di fine anni 70 dove amori, dissapori e questioni senza risposta come i crimini, trovano rifugio nei vicoli caldi del capoluogo siciliano. Pif, regista sia della serie, sia dell’omonimo film, racconta spettri, domande, attualità di una regione che in quegli anni ha iniziato maggiormente a fare i conti con il sangue di cosche e di uomini che queste faccende volevano fermarle.

L’ispettore Coliandro

Ogni episodio qui parla per sé, non c’è una linea di continuità tra uno e l’altro, ma è come se fosse un filo indipendente, una sorta di “avventura alla Sherlock Holmes” dove il personaggio ed il background sono sempre gli stessi ed il resto cambia in continuazione.
Il tutto è diretto dai Manetti Bros ed ideato dalla penna di Carlo Lucarelli, che ha dato vita ad un poliziotto fuori dagli schemi, molto simile all’ispettore Nico Giraldi di Tomas Milian con qualche assonanza al Serpico di Al Pacino. Una serie irriverente e folle che richiama molto i toni di una graphic novel intersecata tra pallottole, giustizia e malavita.

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