15 giugno 1920, Nasce Alberto Sordi: maestro della Commedia all’Italiana

Il 15 giugno 1920 nasceva Alberto Sordi, uno dei "mostri" della commedia all'italiana. Il ricordo 97 anni dopo

15 giugno 1920 nasce a Roma Alberto Sordi, straordinaria maschera del nostro cinema. Indimenticabili molti dei suoi film: Lo sceicco bianco, I vitelloni, Mi permette babbo, Il segno di Venere, Il vigile, Il vedovo, Il marchese del grillo, Un borghese piccolo piccolo solo per citarne alcuni. Ha saputo interpretare con maestria vizi, paure e difetti dell’italiano medio. Sposò il suo lavoro e nel privato si impegnò ad aiutare chi ne aveva più bisogno. Sulla scia di questo, Il Premio Alberto Sordi ancora oggi si prodiga, sostenendo ad esempio il progetto di ricostruzione della città di Amatrice.

Vita e carriera di Alberto Sordi

«La pennichella è sacra: un’ora e mezza a letto ogni giorno dopo pranzo. Sto disteso e godo nel sentire i clacson in lontananza. Quelli della gente che sta in macchina, in coda, suda, si affanna. Io ridacchio fra me e me e penso: ma ‘ndo annate?». (Alberto Sordi)

Basterebbe questa sola frase per raccontare Alberto Sordi, uno dei volti più noti del nostro cinema, uno dei massimi esponenti della romanità, un attore che meglio di chiunque altro ha incarnato vizi e difetti dell’italiano medio. Nasceva 97 anni fa a Roma, in Via San Cosimato nel cuore di Trastevere. Poco incline agli studi, Alberto Sordi decide di iscriversi all’Accademia dei Filodrammatici di Milano dalla quale viene, però, espulso per via del suo forte accento romanesco, caratteristica che gli porterà fortuna; la sua vis comica reggerà proprio su questo.

Ironico, dissacrante e sornione, Albertone inizia la sua carriera alla radio interpretando personaggi come “Il Signor Dice”, che lo renderanno simpatico al grande pubblico. È il cinema tuttavia ad interessargli. La svolta arriva nel 1953, quando Federico Fellini lo chiama per interpretare una parte nello splendido film “I vitelloni”, che lo porterà a vincere il primo Nastro d’argento come attore non protagonista. Quello stesso anno Steno gli affida il ruolo di Ferdinando Moriconi, detto “L’americano”, nel film corale “Un giorno in pretura”. Da quel singolo episodio si trarrà lo spunto per una delle pellicole più rappresentative del cinema italiano: “Un americano a Roma” appunto.

Il 1954 è l’anno d’oro: escono ben 13 film che lo vedono protagonista, tra cui ricordiamo “Due notti con Cleopatra” di Mattioli, “Il matrimonio” di Antonio Petrucci e “Accadde al commissariato” di Paolo Moffa. Lavorerà con i più grandi registi di sempre: da Mario Monicelli a Luigi Comencini, da Ettore Scola a Dino Risi. Dedito al lavoro Sordi ha recitato in oltre cento film: “Il segno di Venere”, “Ladro lui, ladra lei”, “Il vigile”, “Il vedovo”, “Crimen”, “Il medico della mutua” e “I complessi” solo per citarne alcuni. L’interpretazione de “La grande guerra”, diretto proprio da Monicelli, sarà premiata non solo con il Nastro d’argento, ma anche con il David di Donatello.

E di premi ne collezionerà parecchi! Celibe, scapolo d’oro, Sordi scelse di sposare il suo lavoro, del resto come diceva nelle sue interviste mai e poi mai avrebbe potuto decidere di mettersi un’estranea in casa. Nel ’77 lascia a bocca aperta il pubblico con “Un borghese piccolo piccolo”, un film drammatico, che ha riscosso un enorme successo anche fuori dal Belpaese. Il 1980 è la volta de “Il marchese del Grillo” –  indimenticabile la battuta, tratta da “Li soprani der monno vecchio” di Giuseppe Gioacchino Belli: “Mi dispiace. Ma io so io e voi non siete un caz..” – affresco di una Roma decadente in balia dei francesi e della Chiesa. Tre anni dopo è insieme attore e regista del film “Il tassinaro”, dove interpreta anche la parte di se stesso al fianco dell’amico di sempre Federico Fellini, che lo diresse pure agli inizi della carriera ne “Lo sceicco bianco”. Amico di Mario Verdone, decide di partecipare al film diretto dal giovane figlio di questi, Carlo, intitolato “Troppo forte”.

Sordi è stato anche uno straordinario doppiatore – si pensi che prestò la voce ad Oliver Hardy, personaggio grottesco del duo comico Stanlio e Ollio – e mattatore televisivo; il pubblico lo ricorderà al fianco di Mina nella trasmissione “Studio Uno”. Muore il 24 febbraio del 2003 nella sua casa e il suo corpo riposa ora nel Cimitero del Verano a Roma. L’epitaffio della sua lapide richiama una frase di uno dei film che più amava, “Il marchese del Grillo”: «Sor marchese, è l’ora!».

L’omaggio di Roma ad Alberto Sordi

Alla sua città Sordi resterà sempre legato e la capitale mai ha smesso di rendergli omaggio: dalla Galleria Alberto Sordi, a lui intitolata nel 2003, al viale inaugurato nel 2013 all’interno di Villa Borghese. Cattolico praticante e da sempre impegnato nel sociale, l’attore romano non amava la mondanità. Al divano di casa sua, difatti, non preferiva nessun altro posto, forse soltanto il set di un film. In occasione della dodicesima edizione del Premio Alberto Sordi, saranno raccolti proprio oggi all’Auditorium Parco della Musica di Roma fondi per la costruzione di un nuovo centro polifunzionale ad Amatrice. Chi è nei paraggi non manchi a quest’importante appuntamento. Un’iniziativa per aiutare gli altri, proprio come Albertone avrebbe voluto. E quale miglior modo per ricordarlo nel giorno del suo compleanno? La verità è che artisti come Alberto Sordi ci mancano. E non poco.

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