Amore tossico: quando l’amore diventa dipendenza affettiva

Cos’è la dipendenza affettiva? Come riconoscerla e come uscirne? Intervista allo psicologo Marco Mazza.

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicoanalisi e sottolineiamo
tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così.
Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza prima avere sviluppato una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro.
La ricerca deve cominciare a casa, all’interno di sè.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

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Queste, sono frasi tratte dal libro “Donne che amano troppo” scritto, negli anni ’70, dalla Psicologa americana R. Norwood che ha fatto da apripista alla discussione sulle dipendenze affettive. Un libro, che tutti noi dovremmo leggere. Un libro che ci porta a riflettere e a comprendere come un relazione sana e felice dovrebbe essere ma soprattutto, come riconoscere una relazione tossica. Sono moltissime le donne “dipendenti” da una relazione tossica, dipendenti dal proprio uomo. Questo disturbo viene definito dipendenza affettiva. Vediamo di cosa si tratta e come potersene allontanare grazie al supporto dello psicologo Marco Mazza, al quale ho fatto qualche domanda.

Cos’è la dipendenza affettiva?
La dipendenza affettiva è una condizione relazionale negativa che è caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità.
Tale condizione, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere interrotta per ricercare un nuovo stato di serenità. Qualora ciò risulti impossibile si e’ soliti parlare di “dipendenza affettiva”.

Caratteristiche:
– Una prima caratteristica della dipendenza affettiva e’ la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro.
Troppa energia vitale e’ impiegata nell’amare o nel ricevere amore e approvazione, poca ne rimane per attività autodeterminate, rivolte al raggiungimento di obiettivi precisi.

-La seconda caratteristica è un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli”.

– Un’altra caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse.

– Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata e’ irraggiungibile per colui o colei che ne dipende.

Quello che incatena nella dipendenza affettiva e’ l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela.
La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.
Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.

L’esperto dott. Mazza

Cos’è la dipendenza affettiva?
La dipendenza affettiva è una delle cosiddette nuove dipendenze, la cui caratteristica è il sentire la necessità di entrare in contatto non con una sostanza ma con una persona o un certo tipo di comporamento o relazione.
Si carattarizza per lo spasmodico, tormentato e spesso incontrollato bisogno di stare con il proprio partner. In un certo senso anche l’innamoramento che quasi tutti conosciamo è una condizione di dipendenza affettiva. Sentiamo che se lui o lei c’è stiamo meglio, che se non c’è stiamo un po’ in ansia. Avvertiamo disagio con l’assenza e forte desiderio di averlo/a accanto a noi, tanto da pensarlo/a, sognarlo/a, immaginarl/a di continuo. L’innamoramento è una condizione di alterazione della percezione e del comportamento funzionale alla creazione del legame. Grazie all’innamoramento e a quello che scatena dal punto di vista ormonale e neurofisiologico si tende a vedere e a concentrarsi sui lati migliori dei nostri amati e a trascurare quelli non troppo piacevoli e graziosi che ciascuno di noi ovviamente si porta dietro. Finito l’effetto “magico” dell’innamoramento, ci si sveglia e si comincia a vedere la persona per quello che è. Questo è un momento decisivo in cui avvengono le rotture dei rapporti oppure la decisione di proseguire insieme (che ovviamente va rinnovata spesso). Nella dipendenza affettiva quello che accade è che l’effetto “allucinatorio” prosegue anche oltre i tempi fisiologici dell’innamoramento e dunque si continua a vedere cose che non ci sono e soprattutto a non vedere quello che realmente c’è. Spesso sotto l’effetto della dipendenza affettiva non si vedono i maltrattamenti, gli abusi, la disconferme, gli attacchi. Questo perché nella condizione di dipendenza affettiva c’è un forte senso di “non poter vivere senza di te”. L’illusione che stando insieme le cose migliorano e comunque meglio con te che senza di te.

– LA DIPENDENZA AFFETTIVA si può chiamare amore?
Se definiamo per amore il reciproco desiderio di stare insieme, ciascuno con le proprie caratteristiche e modalità, basato sulla voglia e il piacere di procedere insieme per un periodo della vita, con la possibilità di voler realizzare progetti, se questo lo definiamo amore, allora le due cose sono distinte. La dipendenza affettiva spesso impedisce di “vedersi” realmente, di “accettarsi” e soprattutto spesso è fortemente carente di piacere. Si potrebbe dire che si sta insieme per amore spesso c’è piacere, se si sta insieme per dipendenza affettiva (che spesso è una co-dipendenza, cioè entrambi i partner, in modi diversi ne sono “affetti”) spesso c’è bisogno. Le frasi ho bisogno di te, senza di te la mia vita non ha senso ecc. a me fanno proprio pensare alla dipendenza affettiva. Rimandano al bisogno e alla pretesa di essere riempiti dall’altro. Quello che si propone qui è il mito della mela di Platone. Nel quale si vaga inquieti fin quanto non trovo la mia metà. Mi piace pensare che l’amore è l’incontro tra due esseri interi, magari un po’ “ammaccati” ma interi.

– Qualunque rapporto è un misto di odio-amore, o solo un rapporto di dipendenza?
La possibilità di ospitare e di manifestare le diverse emozioni, rabbia, paura, piacere, tristezza, gioia, è dal mio punto di vista segno di una buona relazione. L’amore può ospitare anche la rabbbia che non è affatto il suo contrario. Nella dipendenza lo spettro delle emozioni è spesso ristretto, bloccato e limitato da processi di evitamento (non voglio vedere) e di compensazione (sto male e mi butto ancora di più nella relazione, soffro e mi ingozzo di te). In entrambi i casi spesso non c’è spazio per le emozioni e i sentimenti profondi.

– Che cosa contraddistingue un rapporto sano? La sua realizzazione avviene attraverso una negoziazione continua?
Sì. Esatto. Dal mi punto di vista la relazione sana è una relazione di scambio, in cui c’è spazio per due “io” che insieme, mantenendo ciascuno la propria individualità, mette in gioco qualcosa di sé. In questo gioco di incontro e scambio avviene la magia del “noi”. Mi piace pensare ad un rapporto sano come ad un ballo in cui ci si avvicina e ci sia allontana rimanendo comunque sempre in qualche forma di contatto. Questo danzare insieme è un momento di forte creatività che permette di trascendere da se stessi, avviando spesso processi di consapevolezza e cambiamento.
– Si può uscire da una situazione di dipendenza affettiva da soli? Quanto è pericoloso?
Rivolgersi ad un professionista delle relazioni, psicologo o psicoterapeuta, spesso facilita processi molto dolorosi e difficili di separazione.
– Ha l’impressione che i legami di dipendenza siano divenuti molto più diffusi nella società attuale? Se sì, quale spiegazione dà del fenomeno?
Spesso la dipendenza affettiva avviene quando un narcisista incontra un narcisista “fragile”. Il narcisista fragile è una persona che apparantemente non si direbbe narcisista. Appare insicuro, dipendente in tutto e per tutto, ansioso e sottomesso. Ma spesso gioca poteri sommersi come la manipolazione per senso di colpa o la grande capacità di prendersi cura degli altri. Questo incontro spesso crea un incastro perfetto, cioè difficile da sciogliere. Quindi sì, dato che il narcisimo è la “malattia” psichica del secolo, direi che il tipo di legame che ne consegue è uno tra i più diffusi.

-Si può guarire in maniera definitiva dalla patologia della dipendenza amorosa e, se sì, questo percorso include una psicoterapia individuale? I gruppi di sostegno che ci sono nei social network o i vari manuali in libreria sono realmente d’aiuto?
Non credo molto ai gruppi virtuali né tanto meno ai manuali fai da te nella misura in cui in entrambi i casi il rischio è il ridurre il problema ad una sorta di errore che va risolto con delle tecniche. Quello che fa superare una dipendeza affettiva invece è secondo me la possibilità di sperimentare una relazione sana, fatta di scambio reale, di possibilità di ospitare tutte le emozioni e di poterle esprimere. In questo senso la psicoterapia è un ottimo campo di gioco. Un luogo “sicuro” dove sperimentarsi ed incontrare un’altra persona, uno spazio in cui io ci sono per quello che sono.
“Io consiglio di non lenire il dolore, bensì di attarversarlo. So che appare strano, dato che viviamo tutti in una società fobica del dolore. Tuttavia, l’unico modo per superare un dolore è proprio entrarci dentro. Così si impara ad amarsi senza il bisogno soffocante di essere amati, riempiti da qualcun altro. Allora, se ci si ama, è molto più semplice incontrare qualcuno per amarlo. “
Questo è il consiglio del dottor Mazza, grazie al quale sono riuscita a capire molte cose e vorrei potessero capirlo tutte le persone che si sentono in una condizione di dipendenza affettiva per poter reagire ed agire, perché si può e si deve essere felici, soprattutto in una relazione.

Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire.” (Robin Norwood)