Attacchi di panico, cosa sono e come curarli: intervista agli psicologi Andrea Schiralli e Luca Saita

Tutto quello che c’è da sapere sugli attacchi di panico e sui disturbi da ansia che affliggono molte persone.

Attacchi di panico: Cosa fa paura a chi ne soffre

Secondo gli ultimi dati, nel corso della vita, nella popolazione generale il disturbo da ansia e panico si aggira intorno a 3-6%, con prevalenza delle donne. Lo stile di vita, le incertezze del futuro, la società ci porta sempre più a quello che viene definito un vero e proprio inferno, in soli pochi secondi. Per fortuna, esistono le cure che quasi sempre sono efficaci. Ma cos’è davvero questo disturbo? Da dove viene? Come sparisce? Per capire meglio , ho intervistato lo psicologo e psicoterapeuta Luca Saita, e lo psicologo Andrea Schiralli che esercitano a Roma la loro professione.
“Un folgore a ciel sereno. E questo è l’attacco di panico. Fino a non molto tempo fa si chiamava disturbo da attacchi di panico, mentre oggi viene definito disturbo di panico, in quanto la malattia non è fatta solo di attacchi. Tutti possiamo aver avuto un episodio con tachicardia, giramenti di testa, senso di mancanza d’aria e poi basta. Il disturbo invece non finisce qui, ci deve essere l’ “ansia anticipatoria”, il continuo timore che l’attacco possa ripetersi: ora mi ricapita, adesso, lo sento, mi succede… E questo timore ti condiziona, finisci per imperniare tutta la tua vita intorno ad esso. Per esempio: vado dal parrucchiere. No, lì no perché li mi è capitato l’altra volta, di certo risuccederà. Esco di casa, ma non mi sento sicuro: e se cado per terra? Farò una brutta figura in pubblico. O ancora: resto a casa. Già, ma sono da solo, e se sto male chi mi soccorre? “.

Cos’è un attacco di panico?

E’ un disturbo caratterizzato da stati di ansia acuti, di breve durata, a insorgenza improvvisa. I sintomi sono palpitazioni, senso di respirare male o soffocare, giramenti di testa, costrizione toracica, nausea, dolori addominali, bisogno di urinare spesso, diarrea, tremori, sensazione di sbandare, vertigini, parestesi. Per la persona che lo vive può durare un’eternità ma, realmente, ha una durata di pochi minuti, di rado supera i 5-10 minuti. Massimo massimo l’attacco di panico può durare mezz’ora.

Le interviste

-A cosa sono dovuti gli attacchi di panico ?
Dott Schiralli:
L’Attacco di Panico ha alla base la comparsa improvvisa di intensa paura e disagio e trova le sue cause nella percezione da parte della persona dei sintomi somatici dell’ansia come l’aumento del battito cardiaco, il tremore, l’aumento della sudorazione, la sensazione di soffocare. Queste sono la conseguenza della naturale risposta neurobiologica allo stress che consiste in un aumento di rilascio del neurotrasmettitore noradrenalina con conseguente incremento dell’attività del sistema nervoso simpatico.

Dott Saita: gli attacchi di panico sono di fatto degli attacchi d’ansia molto forti, tanto che quando si manifestano la persona viene completamente travolta e rimane inerme per un certo tempo. E’ quindi l’ansia che crea questo tipo di manifestazione. Per arrivare a comprendere gli attacchi di panico bisogna quindi fare un lavoro per arrivare a capire per quali motivi la persona abbia un’ansia molto forte.

-Perché si soffre di panico anche se non si hanno problemi particolari nella vita ?
Dott Schiralli:
Gli attacchi di panico non sono di per sé una patologia e generalmente non diventano un disturbo finché non vengono interpretati come minacciosi dalla persona. Quando gli attacchi di panico diventano ricorrenti, assumono la conformazione del Disturbo di Panico. La sofferenza avviene perché i sintomi corporei generalmente sperimentati da tutti senza particolare disagio (si pensi alla tachicardia e al fiato corto dopo una corsa) vengono interpretati come segno di un disastro imminente creando circoli viziosi che, come risultato, aumentano l’ansia stessa. L’esempio più comune è l’interpretazione di un’accelerazione cardiaca come un infarto in corso. Si può dire che la causa del Disturbo da Panico sia proprio l’errata interpretazione degli stati corporei e il “problema” è una modalità specifica di funzionare della persona.

Dott Saita:Questa è una contraddizione in termini. Una persona che non ha particolari problemi non arriva a soffrire di questo tipo di sintomi. Spesso la persona nasconde a se stessa i suoi problemi, per questo ha la percezione che tutto vada bene: gli attacchi di panico come sintomi arrivano per ricordare che invece un qualche problema c’è e che se non viene affrontato peggiorerà in modo esponenziale. Di fatto, quando arriva un attacco di panico, è perché la persona è già molto tempo che nasconde a se stessa un qualche tipo di malessere.

-Come si fa a controllare l’attacco ?
Dott Schiralli: Uno dei metodi più efficaci per il trattamento del panico è quello basato sull’esposizione, mediante il quale la persona raggiunge le sensazioni fisiche associate al panico attraverso tecniche specifiche con l’obiettivo di imparare a non vivere più tali sensazioni come pericolo bensì come innocue. Ovviamente questo, come ogni metodologia di trattamento della psicopatologia, può essere messa in pratica soltanto da uno Psicoterapeuta.
Dott Saita: Non si può controllare e non conviene controllarlo. Più si cerca di controllarlo più aumenta l’effetto. L’attacco va lasciato manifestarsi, magari sdraiandosi se possibile e aspettando che la fase acuta vada via da sola. Solitamente in mezz’ora un attacco si è risolto.
-Quand’è che il disturbo di panico andrebbe curato ?
Dott Schiralli: Generalmente il Disturbo di Panico merita l’attenzione di uno specialista quando gli Attacchi di Panico diventano ricorrenti ed è presente una preoccupazione costante che avvengano altri attacchi. Inoltre la persona comincia a cambiare la propria vita in funzione degli stessi ad esempio evitando alcuni luoghi.

Dott Saita: Di fatto il prima possibile. Più si lascia che un problema diventa grande più sarà difficile poi risolverlo.
-Come si fa a stabilire se determinati sintomi sono “solo panico” o c’è qualcosa che non va fisicamente?
Dott Schiralli: Il miglior metodo per comprendere la natura del panico non può che passare dalle mani degli specialisti. Il medico in primo luogo può escludere eventuali cause organiche del disturbo che in alcuni casi può essere secondario a varie condizioni patologiche respiratorie, cardiache, vestibolari gastrointestinali. Escluse queste, si può procedere alla terapia psicologica rivolgendosi ad uno psicoterapeuta.

Dott Saita:Il consiglio è sempre quello di farsi un check-up medico per escludere qualsiasi causa organica.
-Quanto ci vuole per uscire da un disturbo di panico ?
Dott Schiralli: Nonostante il Disturbo di Panico sia uno dei problemi in cui esistono i protocolli di cura più efficaci, è sempre difficile stabilire una tempistica in anticipo per via delle diversità individuali. Ciascuno ha una storia di vita e delle risorse personali da mettere in campo. Inoltre, spesso i sintomi non sono che la parte emergente del problema, come un cartello stradale che indica la strada verso qualcos’altro, spesso qualcosa che sta accadendo nella vita della persona o che è accaduto nel passato.

Dott Saita:Solitamente ci vuole da uno a due anni di psicoterapia. Solitamente un disturbo di panico nasconde un problema profondo e di cui la persona non vuole diventare cosciente. Per questo è solito che la persona cerchi dei rimedi veloci per eliminare questo disturbo senza affrontare la causa. Tuttavia la causa se non affrontata rimarrà e nel tempo continuerà a farsi sentire.
– CI LASCI UN SUO CONSIGLIO PER SUPERARE IL PROBLEMA.
Dott Schiralli: Il mio consiglio è di affrontare il Disturbo di Panico esattamente come si farebbe con qualunque malattia: affidandosi ad uno specialista. Purtroppo è ancora troppo frequente la resistenza alle cure psicologiche per scarsa informazione oppure per paura dello stigma sociale con la conseguenza di restarne affetti per periodi lunghi, anche anni. Cosa penseremmo se un nostro amico a seguito della rottura di una gamba decidesse di risolvere la cosa da solo? Direi che il modo migliore di affrontare qualunque difficoltà psicologica è di comprendere che, esattamente come dopo una brutta caduta, il primo passo da fare è accettare che qualcuno con i giusti attrezzi del mestiere ci aiuti.

Dott Saita: un sintomo non è un nemico che va eliminato ma una parte di noi che chiede di essere ascoltata. Quindi mettersi nella predisposizione mentale di volerla ascoltare e di volerla comprenderla: cosa ci sta dicendo questo malessere? Quale problema stiamo nascondendo a noi stessi? L’aiuto di un esperto può essere fondamentale per riuscire a risolvere il problema in modo ottimale.

Dalle parole degli psicologi che ho scelto per affrontare questa tematica, capiamo che l’ansia è un nemico, si, ma può essere un campanello d’allarme che il nostro corpo ci sta dando per cambiare quegli aspetti di noi e della nostra vita che non vanno, che ci opprimono e che nascondiamo. Tengo particolarmente a questo argomento e vorrei che tutti potessero trarre dei consigli utili dagli esperti e dalle proprie esperienze. Soprattutto non datevi per vinti, non pensate di morire e che tutto questo possa rovinare le vostre giornate e le vostre vite. Niente può farlo. Esiste un rimedio. Affrontiamolo.
Immaginiamo un fiume in piena. L’ansia è così. Un fiume in piena non può essere contenuto, un fiume in piena continuerà a scorrere. È quello che dobbiamo fare. Lasciar scorrere la nostra ansia, non controllarla, accoglierla. Per chi soffre di questo disturbo, la cosa più difficile al mondo è proprio questo concetto. Nel momento di panico, si tende a cercar di stare calmi, ad avere una paura che annebbia la nostra razionalità, la paura non è mai razionale. Ma noi dobbiamo esserlo. Mettetevi seduti, in un posto tranquillo, dove vi sentite al riparo. Se siete a casa, sdraiatevi sul letto e chiudete gli occhi. Dite alla vostra paura che siete lì, che l’aspettate, che può arrivare perché siete pronti. Sarete stupiti dal vedere che , nell’accoglierla, la paura sparirà. Ed è questo l’unico modo per combattere questi attacchi improvvisi e si può imparare, col tempo, e con un po’ di forza di volontà. Possono aiutare anche tecniche di rilassamento come il training autogeno che lavora sulla consapevolezza di noi stessi e del nostro corpo. (Il panico, porta alla sensazione di sentirsi fuori dal mondo, staccati dalla realtà; : non riconoscere una propria mano, un braccio, sentire una parte del corpo come estraneo. )
NIENTE PAURA!
Ricordiamo che siamo sempre noi a controllare la nostra mente e mai il contrario. Riportiamo ordine e controllo nella nostra mente, riportiamo la quiete, ripetiamo più e più volte una frase che ci aiuta a concentrarci, un mantra. Respiriamo. Accogliamo le nostre paure , accettiamole, aiutiamole ad esistere dentro di noi, perché ci fanno crescere, perché ci fanno essere consapevoli di noi stessi, di quelli che siamo e saremo dopo queste, all’apparenza, terribili esperienze.
Rivolgetevi a degli esperti, senza aver timore o peggio ancora, pudore. Urliamone le nostre paure, perché siamo umani. Chiediamo aiuto, che chiedere aiuto non è mai essere deboli. Sediamoci ad aspettare la prossima, incredibile avventura.

Grazie al dott. Saita e al dott Schiralli per il loro contributo,
e a chi non si arrende.